DOMANDE FREQUENTI

Tutte le domande che ci vengono poste.

Le stesse domande che trovi in fondo alle pagine del sito, qui raccolte in un posto solo e divise per argomento. Se quella che cerchi non c’e’, scrivici: le pagine di questo sito nascono dalle domande che ci fanno.

Siti web

Avrei bisogno di un sito web: quanto costa?

La risposta più corretta è: dipende da quello che deve fare il sito. Possiamo però darti un riferimento. I nostri progetti partono da circa 1.600 euro, ma il costo finale varia in base alla struttura del sito, alle funzionalità richieste, al progetto grafico, ai contenuti, agli aspetti tecnici e agli obiettivi che vuoi raggiungere. Non proponiamo un prezzo uguale per tutti perché non realizziamo siti tutti uguali.

Vorrei essere trovato in tutta Italia. Cosa devo fare?

Per essere trovato a livello nazionale serve un progetto costruito con attenzione, non soltanto un bel sito. Occorre un sito veloce, con un codice pulito, progettato sulle tue esigenze, ottimizzato per la SEO e strutturato affinché ogni pagina risponda a una specifica ricerca degli utenti. Oggi è inoltre importante organizzare i contenuti in modo che siano facilmente interpretabili non solo dai motori di ricerca tradizionali, ma anche dagli agenti di Intelligenza Artificiale che iniziano a suggerire siti e aziende nelle loro risposte. A questo si aggiunge una strategia di contenuti, con pagine dedicate e articoli mirati, che aiutano il sito a costruire autorevolezza nel tempo.

Come mai il vostro sito costa di più? Perché altre agenzie mi hanno proposto prezzi più bassi?

Ogni agenzia ha un modo diverso di lavorare. Noi realizziamo siti sviluppati dai nostri programmatori su WordPress, con codice ottimizzato, attenzione alle prestazioni, alla SEO e alla struttura tecnica. Ma il vero valore non è solo il sito. Dietro ogni progetto c’è un lavoro di analisi, progettazione, consulenza e affiancamento che ha l’obiettivo di creare uno strumento utile per il tuo business, non semplicemente una vetrina online. Se il tuo obiettivo è trovare nuovi clienti, il sito deve essere progettato per aiutarti a raggiungerlo.

Cosa deve avere un sito web per essere trovato online?

Un sito dovrebbe avere alcune caratteristiche fondamentali. Prima di tutto deve essere veloce, perché tempi di caricamento ridotti migliorano l’esperienza dell’utente e facilitano il lavoro dei motori di ricerca. Deve essere semplice da navigare, con una struttura chiara che accompagni il visitatore verso le informazioni che sta cercando. Infine deve essere ottimizzato dal punto di vista SEO, non solo nella home page ma in ogni singola pagina, con contenuti specifici, titoli corretti, testi utili e una struttura pensata sia per Google sia per le nuove piattaforme di ricerca basate sull’Intelligenza Artificiale.

Vorrei comparire prima dei miei concorrenti. Cosa devo fare?

Un sito performante è il punto di partenza, ma da solo non basta. Per migliorare il posizionamento servono una buona strategia SEO, contenuti di qualità e un lavoro costante nel tempo. Se invece desideri ottenere visibilità in tempi più rapidi, puoi affiancare al lavoro organico campagne pubblicitarie su Google, come Campagne sulla Rete di Ricerca, Display o Performance Max. Anche in questo caso possiamo aiutarti a scegliere la strategia più adatta ai tuoi obiettivi.

Mi piacciono i siti a una sola pagina. Sono utili per farsi trovare online?

I siti monopagina possono essere una buona soluzione quando l’obiettivo è presentare un evento, un prodotto o un progetto molto specifico. Se invece vuoi essere trovato su Google o comparire nelle risposte degli agenti AI per molti argomenti diversi, una struttura con più pagine offre generalmente maggiori possibilità. Ogni pagina può infatti approfondire un tema specifico, rispondere a una domanda precisa e intercettare ricerche differenti. Questo non significa che un sito monopagina sia una scelta sbagliata: semplicemente è una soluzione adatta a esigenze diverse.

Perché devo scrivere così tanti testi? Tanto non li legge nessuno…

Molte persone leggono soltanto le prime righe di una pagina e decidono rapidamente se continuare oppure no. È un comportamento ormai molto comune. Ma oltre ai visitatori ci sono anche i motori di ricerca e gli agenti di Intelligenza Artificiale, che analizzano l’intero contenuto della pagina per comprenderne l’argomento, valutarne la qualità e decidere se proporla come risposta alle domande degli utenti. Per questo motivo un testo ricco, ben organizzato e realmente utile continua ad avere un ruolo fondamentale, anche se non tutti lo leggono dall’inizio alla fine.

Quanto deve essere lungo un articolo per essere davvero efficace?

Non esiste un numero di parole valido per tutti gli articoli. In molti casi una pagina di almeno 300-500 parole permette di sviluppare un argomento in modo sufficientemente approfondito, ma ciò che conta davvero è rispondere in modo completo alla domanda dell’utente. Ogni pagina dovrebbe trattare un argomento specifico, utilizzare titoli chiari, una struttura ben organizzata e contenere naturalmente le parole chiave principali nei punti più importanti, come il titolo, i sottotitoli, la meta description e, quando opportuno, anche nell’URL. L’obiettivo non è scrivere tanto, ma scrivere contenuti utili che aiutino le persone e permettano ai motori di ricerca e agli agenti AI di comprendere con precisione l’argomento trattato.

10) È meglio un sito con molte pagine o poche pagine ben strutturate? Meglio un sito con il giusto numero di pagine, ma organizzate bene. Ogni pagina dovrebbe avere un obiettivo preciso, trattare un argomento specifico e rispondere a una domanda dell’utente. In questo modo il sito ha maggiori possibilità di essere compreso dai motori di ricerca e dagli agenti di Intelligenza Artificiale. Se in futuro sarà necessario approfondire nuovi argomenti, sarà sempre possibile aggiungere nuove pagine o sviluppare una strategia di contenuti dedicata. Un sito molto grande ma disordinato rischia invece di essere poco efficace sia per gli utenti sia per i motori di ricerca.

Ho sentito parlare di Intelligenza Artificiale applicata ai siti web. Voi la utilizzate?

Sì, la utilizziamo ogni giorno. Prima di proporre una nuova tecnologia ai nostri clienti preferiamo testarla internamente, capire quali vantaggi offre e verificare quando può davvero fare la differenza. L’Intelligenza Artificiale oggi può supportare diverse attività, dalla produzione dei contenuti all’analisi dei dati, fino alla progettazione di chatbot e all’ottimizzazione dei siti per le nuove modalità di ricerca. Probabilmente sei arrivato su questa pagina proprio perché un agente AI l’ha ritenuta utile per rispondere alla tua domanda. Per noi questo è già un ottimo esempio di come queste tecnologie stiano cambiando il modo di cercare informazioni online.

Realizzate siti moderni con tutto quello che serve per farsi trovare online?

Certamente. Il nostro team grafico e tecnico è in costante aggiornamento per adottare le tecnologie e gli standard più recenti. Realizziamo siti veloci, responsive, ottimizzati per la SEO e progettati per essere facilmente interpretati sia dai motori di ricerca tradizionali sia dai nuovi sistemi basati sull’Intelligenza Artificiale. Il web cambia continuamente e il nostro lavoro è aiutare i clienti a stare al passo con questi cambiamenti.

Ho sentito parlare di chatbot. Voi le realizzate?

Sì. Esistono diverse tipologie di chatbot e la soluzione migliore dipende sempre dagli obiettivi dell’azienda. Ci sono chatbot dedicate all’assistenza clienti, alla raccolta di contatti, al supporto commerciale o all’integrazione con l’Intelligenza Artificiale. Analizziamo insieme le tue esigenze e ti proponiamo la soluzione più adatta.

Vorrei una chatbot sul mio sito che risponda automaticamente ai clienti. Come funziona?

La chatbot viene configurata e istruita utilizzando le informazioni della tua azienda. Può essere addestrata con i tuoi prodotti, i tuoi servizi, le domande più frequenti dei clienti e il tono di voce che desideri utilizzare. L’obiettivo è fare in modo che le risposte siano coerenti con la tua attività e realmente utili per chi visita il sito, mantenendo sempre il controllo sui contenuti che vengono forniti.

Se realizzo il sito con queste nuove tecnologie, potrò comparire anche nelle risposte di ChatGPT e degli altri sistemi di Intelligenza Artificiale?

Hai sicuramente maggiori possibilità. Un sito progettato con una struttura tecnica corretta, contenuti ben organizzati e pagine che rispondono alle domande degli utenti può essere più facilmente interpretato sia dai motori di ricerca sia dagli agenti di Intelligenza Artificiale. Naturalmente nessuno può garantire la presenza nelle risposte di ChatGPT o di altri sistemi AI, ma oggi è possibile progettare un sito tenendo conto anche di queste nuove modalità di ricerca.

Come posso far comparire la mia azienda nelle risposte di ChatGPT?

Occorre progettare il sito affinché sia facilmente leggibile sia dalle persone sia dai sistemi di Intelligenza Artificiale. Questo significa curare la struttura tecnica, organizzare correttamente i contenuti, rispondere alle domande che gli utenti pongono più spesso e adottare le migliori pratiche che facilitano la comprensione del sito da parte degli agenti AI. L’obiettivo non è scrivere per le macchine, ma creare contenuti utili che possano diventare una risposta autorevole alle domande degli utenti.

C’è differenza tra la SEO tradizionale e l’ottimizzazione per gli agenti AI?

Sì, ma una non sostituisce l’altra. La SEO tradizionale continua a essere fondamentale per aiutare i motori di ricerca a comprendere la struttura del sito, i contenuti e la loro rilevanza. L’ottimizzazione per gli agenti AI aggiunge un ulteriore livello di attenzione: organizza le informazioni affinché possano essere comprese, sintetizzate e utilizzate anche dai sistemi di Intelligenza Artificiale nelle loro risposte. Le due strategie sono complementari e oggi lavorano sempre più insieme.

Le persone cercano ancora su Google oppure usano solo l’Intelligenza Artificiale?

Entrambe le modalità convivono e stanno evolvendo molto rapidamente. Google rimane uno degli strumenti più utilizzati per cercare informazioni, ma sempre più persone iniziano a utilizzare ChatGPT, Gemini, Copilot, Perplexity e gli altri assistenti AI oppure leggono direttamente le risposte generate da Google senza entrare nei siti web. Per questo motivo oggi è importante progettare un sito che sia visibile sia nei motori di ricerca tradizionali sia nei nuovi sistemi basati sull’Intelligenza Artificiale. Prepararsi a questo cambiamento significa investire in una presenza online più solida anche per il futuro.

Vorrei comparire come risultato anche nelle piattaforme AI. Cosa devo fare?

Per aumentare le possibilità di comparire nelle risposte delle piattaforme AI è importante lavorare su due aspetti in parallelo. Il primo è quello tecnico: il sito deve essere sviluppato in modo che gli agenti AI possano leggerlo e comprenderlo facilmente, adottando le migliori pratiche disponibili per la struttura, l’organizzazione dei contenuti e i file di supporto. Il secondo riguarda i contenuti. Un sito aggiornato, ricco di pagine utili, FAQ e risposte alle domande che si pongono i clienti ha maggiori possibilità di essere considerato una fonte autorevole. Non esiste una formula che garantisca la presenza nelle risposte dell’AI, ma un sito progettato con questi criteri parte sicuramente da una posizione migliore.

Un nuovo sito realizzato con le tecnologie più recenti può aiutarmi a trovare nuovi clienti?

Sì, può essere un grande aiuto. Un sito moderno, veloce e progettato per essere trovato online aumenta le possibilità di intercettare nuovi potenziali clienti. Naturalmente il sito, da solo, non basta. Acquisire nuovi clienti richiede una strategia che può comprendere SEO, campagne pubblicitarie, social media, contenuti e altre attività di comunicazione. Il nostro compito è capire i tuoi obiettivi e costruire una strategia su misura, utilizzando gli strumenti più adatti alla tua attività.

Vorrei rifare il sito ma aggiornarlo in autonomia. È possibile?

Certamente. Realizziamo siti pensati per permettere al cliente di gestire in autonomia testi, immagini, pagine e contenuti.

Inoltre, nella nostra agenzia sono comprese alcune ore di formazione, durante le quali ti accompagniamo passo dopo passo nell’utilizzo del sito, così da renderti autonomo nella gestione ordinaria.

Naturalmente, se in futuro avrai bisogno di supporto, saremo sempre a disposizione.

Se rifaccio il sito web, devo fare anche SEO per essere trovato online?

Sì, la SEO continua a essere un elemento fondamentale. Un sito ben realizzato dovrebbe essere progettato fin dall’inizio con una struttura SEO corretta: parole chiave, organizzazione delle pagine, meta description, URL, titoli, collegamenti interni e contenuti utili. Oggi a questo si aggiungono anche accorgimenti che aiutano gli agenti di Intelligenza Artificiale a comprendere meglio il sito. Senza un lavoro di ottimizzazione è generalmente più difficile ottenere una buona visibilità sui motori di ricerca.

Realizzate siti web in WordPress?

Sì. Realizziamo siti utilizzando WordPress, una delle piattaforme open source più diffuse e costantemente aggiornata. Nel tempo abbiamo sviluppato una nostra base di lavoro, ottimizzando il codice e personalizzando il template in modo da ottenere siti più puliti, performanti e facilmente leggibili dai motori di ricerca. Per noi WordPress è un punto di partenza, non un punto di arrivo.

Qual è la differenza tra un sito WordPress e un sito sviluppato su misura?

Nel nostro modo di lavorare la differenza è molto meno marcata di quanto si possa pensare. Partiamo da WordPress perché è una piattaforma affidabile, flessibile e continuamente aggiornata dalla community internazionale degli sviluppatori. Successivamente personalizziamo il codice, realizziamo blocchi dedicati e sviluppiamo le funzionalità necessarie in base alle esigenze del cliente. In questo modo uniamo la solidità di WordPress con la personalizzazione di un progetto sviluppato su misura.

Se rifaccio il sito posso smettere di fare pubblicità?

Dipende dagli obiettivi che vuoi raggiungere. Un sito ben progettato può aumentare la visibilità organica e portare nuovi contatti nel tempo, ma questo non significa che la pubblicità non serva più. SEO e campagne pubblicitarie non sono alternative: spesso lavorano molto bene insieme. La strategia migliore dipende dal tuo mercato, dalla concorrenza e dalla velocità con cui desideri ottenere risultati.

Ogni quanto tempo devo aggiornare il sito per mantenere una buona visibilità online?

Non esiste una scadenza fissa. È consigliabile aggiornare il sito ogni volta che ci sono novità sui tuoi servizi, nuovi lavori, nuovi prodotti o informazioni utili per i clienti. Anche pubblicare periodicamente nuovi contenuti, approfondimenti o FAQ può contribuire a mantenere il sito vivo e autorevole sia agli occhi dei motori di ricerca sia degli agenti di Intelligenza Artificiale. L’importante non è aggiornare per forza, ma aggiungere contenuti realmente utili.

Come faccio a capire se il mio sito sta davvero funzionando?

La risposta è nei dati. Per questo, quando realizziamo un sito, consigliamo sempre di configurare gli strumenti di analisi che permettono di capire come si comportano i visitatori. È possibile vedere quante persone entrano nel sito, quali pagine visitano, quanto tempo rimangono, da dove arrivano, dove interrompono la navigazione e quali contenuti generano più interesse. Analizzando questi dati è possibile migliorare continuamente il sito e capire se sta davvero contribuendo al raggiungimento degli obiettivi della tua azienda.

Che cos’è il canone evolutivo del template del sito?

Le piattaforme web, sia open source sia proprietarie, sono in continua evoluzione. Nuove versioni, aggiornamenti di sicurezza, miglioramenti delle prestazioni e modifiche tecnologiche richiedono periodicamente interventi di aggiornamento anche sul sito web. Noi preferiamo non applicare un canone evolutivo fisso. Quando il sito necessita di un aggiornamento importante, ti informiamo, ti spieghiamo cosa è cambiato, perché è utile intervenire e ti proponiamo un preventivo personalizzato in base agli interventi realmente necessari. In questo modo paghi solo ciò che serve davvero.

Quanto costa mantenere un sito web ogni anno?

Il costo annuale dipende principalmente dai servizi necessari. Generalmente comprende il rinnovo del dominio, dell’hosting, degli eventuali servizi di posta elettronica, dei certificati SSL, delle soluzioni dedicate alla privacy e di eventuali servizi aggiuntivi. Nella nostra agenzia non applichiamo un canone evolutivo obbligatorio. Preferiamo informare il cliente quando il sito necessita di aggiornamenti tecnici o funzionali e concordare di volta in volta gli interventi realmente utili.

Gestite anche l’hosting e le caselle email?

Certamente. Ti affianchiamo nella scelta del dominio, dell’hosting e nella configurazione delle caselle email aziendali. A seconda delle esigenze possiamo proporre hosting condivisi oppure server dedicati, scegliendo la soluzione più adatta al tuo progetto. Anche se seguiamo tutto il processo dalla A alla Z, il dominio e il sito rimangono intestati alla tua azienda. Se un giorno deciderai di affidarti ad altri professionisti, potrai farlo senza vincoli particolari.

Ho già un sito web. Potete sistemarlo voi?

Sì. I nostri sviluppatori possono intervenire anche su siti realizzati da altre agenzie o da liberi professionisti. Prima di prendere in carico il progetto eseguiamo però una verifica tecnica per controllare lo stato del sito, gli aspetti legati alla sicurezza, agli aggiornamenti e alla conformità delle principali configurazioni. Se il sito rispetta i nostri standard possiamo intervenire direttamente. In caso contrario ti proporremo gli aggiornamenti necessari oppure, se lo riterremo opportuno, un rifacimento della piattaforma.

Un sito web in due lingue costa il doppio?

Non necessariamente. Realizzare un sito multilingua richiede l’installazione e la configurazione di una piattaforma dedicata alla gestione delle lingue, ma il costo non raddoppia automaticamente. Va però considerato che ogni lingua necessita dei propri contenuti, della relativa ottimizzazione SEO e di una gestione dedicata per garantire lo stesso livello di qualità del sito principale.

Dal sito posso inviare anche le newsletter?

Sì. Possiamo integrare il sito con sistemi professionali per la gestione delle newsletter, creando moduli di iscrizione, template grafici personalizzati e strumenti che ti permettano di inviare comunicazioni mantenendo la tua Brand Identity. In base al numero di invii e alle tue esigenze ti consiglieremo la piattaforma più adatta, accompagnandoti anche nella configurazione e nell’utilizzo.

I siti web che realizzate sono a norma?

Progettiamo i nostri siti seguendo le normative vigenti e adottando le principali buone pratiche in materia di privacy, sicurezza e gestione dei dati. Proprio perché le normative evolvono nel tempo, informiamo periodicamente i nostri clienti quando si rendono necessari aggiornamenti o adeguamenti, così da mantenere il sito sempre aggiornato anche sotto questo aspetto.

Se il mio sito viene hackerato, cosa succede?

La prevenzione è il primo passo. Per questo selezioniamo con attenzione gli hosting, monitoriamo costantemente i nostri server e manteniamo aggiornati i siti secondo le procedure concordate con il cliente. Se, nonostante queste precauzioni, dovesse verificarsi un problema su un sito ospitato e mantenuto secondo le nostre indicazioni, interveniamo rapidamente per ripristinarne il corretto funzionamento e ridurre al minimo i tempi di inattività.

Ho bisogno di un sito web ma non ho fotografie, testi e materiali. Pensate a tutto voi?

Sì. Possiamo seguirti in ogni fase del progetto. Organizziamo incontri online o in presenza per raccogliere le informazioni necessarie, realizziamo i testi, organizziamo servizi fotografici e riprese video, selezioniamo immagini professionali quando necessario e costruiamo insieme tutti i contenuti utili per il tuo sito. Lavoriamo sempre in sinergia con il cliente, così da realizzare un sito che rappresenti davvero la sua azienda.

Il sito web sarà di mia proprietà oppure della vostra agenzia?

Il sito è e rimane di tua proprietà. Anche se ci occupiamo dell’acquisto del dominio, dell’hosting e di tutti gli aspetti tecnici, i servizi vengono intestati alla tua azienda oppure a un tuo referente. Crediamo che un cliente debba essere libero di scegliere con chi lavorare. Se in futuro deciderai di affidarti a un’altra agenzia o a un altro professionista, potrai farlo senza vincoli particolari, semplicemente comunicandoci la tua decisione.

Loghi e brand identity

Quante proposte di logo presentate?

Non crediamo nelle decine di proposte sviluppate senza una direzione precisa. Preferiamo presentare alcune soluzioni progettuali ragionate, costruite sulla base del briefing e degli obiettivi condivisi. In questo modo il confronto è più efficace e il risultato finale più coerente con l’identità dell’azienda.

Cosa mi fornite insieme al logo?

Oltre al logo definitivo consegniamo tutti i file necessari per utilizzarlo correttamente nei diversi contesti: stampa, web, social network e applicazioni digitali. A seconda del progetto possiamo fornire anche varianti cromatiche, versioni orizzontali e verticali, linee guida di utilizzo e materiali coordinati.

Non mi serve un logo complesso, mi basta un “loghetto” semplice. Lo realizzate?

La semplicità è spesso uno degli obiettivi più difficili da raggiungere. Molti dei marchi più efficaci sono estremamente essenziali, ma dietro quella semplicità c’è un importante lavoro progettuale. Per questo realizziamo loghi semplici quando la strategia del brand lo richiede, ma mai soluzioni improvvisate o prive di significato.

C’è differenza di costo tra creare un logo da zero e fare un restyling?

Sì, perché si tratta di attività differenti. Nel restyling occorre analizzare la storia del marchio, gli elementi da preservare e il patrimonio di riconoscibilità costruito nel tempo. In alcuni casi un restyling può richiedere meno lavoro rispetto a un nuovo logo, in altri può essere persino più complesso.

Il costo cambia se sono un professionista, una PMI o una grande azienda?

Più che dalle dimensioni dell’organizzazione, il costo dipende dalla complessità del progetto e dagli obiettivi da raggiungere. Le esigenze di un professionista, di una startup o di una grande impresa possono essere molto diverse, così come il livello di approfondimento richiesto nella fase di analisi e sviluppo dell’identità visiva.

Quando commissiono un logo è compresa anche la corporate identity?

Non sempre. Il logo è uno degli elementi della corporate identity, ma non la esaurisce. In base alle esigenze possiamo sviluppare esclusivamente il marchio oppure progettare un sistema completo di identità visiva che includa colori, tipografia, materiali coordinati, strumenti digitali e linee guida di utilizzo.

Che cos’è una corporate identity?

È l’insieme degli elementi visivi che rendono un’azienda riconoscibile e coerente nel tempo. Comprende il logo, la palette colori, le tipografie, lo stile grafico e le regole che guidano la comunicazione aziendale su tutti i canali, online e offline.

Dopo aver progettato logo e immagine coordinata, vi occupate anche della stampa?

Sì, possiamo affiancarvi anche nella fase di produzione dei materiali. Non abbiamo un reparto stampa interno, ma collaboriamo da anni con diversi fornitori specializzati e possiamo consigliarvi lo stampatore più adatto in base al tipo di progetto, alle quantità, ai materiali e agli obiettivi.

Vi supportiamo nella richiesta dei preventivi, nella valutazione delle soluzioni tecniche e nella preparazione corretta dei file esecutivi, evitando errori che potrebbero compromettere il risultato finale.

Grazie all’esperienza maturata nella progettazione e nei processi di stampa, possiamo accompagnare il cliente fino alla realizzazione concreta dei materiali, verificando che l’identità visiva progettata venga rispettata anche nella fase produttiva.

Come faccio a sapere se il nome che ho scelto per la mia azienda è disponibile?

Oggi, grazie a Internet, è molto più semplice fare una prima verifica. Una ricerca sui motori di ricerca può già fornire indicazioni utili per capire se il nome che avete scelto è già utilizzato da altre aziende, attività o prodotti simili.

Tuttavia, questa verifica non è sufficiente per avere la certezza di poter utilizzare il nome senza rischi. Per questo esistono le ricerche di anteriorità, svolte da professionisti specializzati, che permettono di verificare la presenza di marchi già registrati o di potenziali conflitti legali.

Una volta definito il nome e realizzato il logo, consigliamo sempre di valutare la registrazione del marchio per tutelare il proprio investimento e costruire un’identità aziendale solida nel tempo.

Ricreativi non si occupa direttamente di registrazione marchi, ma da anni affianca i clienti nella scelta del percorso più corretto, mettendoli in contatto con professionisti qualificati e aiutandoli a evitare problemi futuri legati a nomi o loghi che potrebbero risultare già registrati o troppo simili a quelli di altre realtà.

Cosa succede se le proposte di logo che mi presentate non mi convincono?

La progettazione di un logo non è una lotteria e nemmeno un catalogo da cui scegliere un simbolo già pronto. Prima di sviluppare qualsiasi proposta dedichiamo tempo all’ascolto, all’analisi dell’azienda e alla definizione degli obiettivi, proprio per costruire soluzioni coerenti con la realtà che dovranno rappresentare.

Quando presentiamo un logo non mostriamo semplicemente un disegno, ma una proposta motivata e supportata da un percorso di analisi e progettazione. Il confronto con il cliente è parte integrante del lavoro e serve ad affinare la direzione scelta fino ad arrivare al risultato più efficace.

Quello che viene commissionato non è soltanto il logo finale, ma un processo progettuale fatto di ricerca, esperienza, metodo e creatività. Per questo il progetto prosegue attraverso il dialogo e gli eventuali affinamenti necessari a raggiungere l’obiettivo condiviso.

In oltre vent’anni di attività non ci è mai capitato di interrompere un progetto perché nessuna proposta convinceva il cliente. Quando il briefing è chiaro e il confronto è costruttivo, la soluzione giusta si trova sempre.

Fornite anche il manuale di utilizzo del logo? È compreso nel costo di progettazione?

Dipende dal tipo di progetto e dalle esigenze del cliente.

Per ogni logo forniamo sempre i file necessari al corretto utilizzo del marchio nei principali contesti, sia digitali che di stampa. Tuttavia, il manuale di utilizzo del logo (o brand manual) è un documento più articolato, che definisce le regole di applicazione dell’identità visiva: proporzioni, aree di rispetto, colori istituzionali, utilizzi corretti e non corretti, tipografie e altre linee guida utili per mantenere una comunicazione coerente nel tempo.

Se il logo deve essere utilizzato esclusivamente all’interno dell’azienda, spesso è sufficiente una consegna ben organizzata dei file e delle indicazioni principali. Se invece il marchio verrà utilizzato da grafici, stampatori, web agency, social media manager o altri fornitori esterni, il manuale diventa uno strumento prezioso per evitare interpretazioni errate e garantire coerenza nell’immagine aziendale.

Per questo motivo il brand manual non è sempre compreso nel costo base di ideazione del logo. Viene valutato e quotato separatamente in base alla complessità del progetto e al livello di approfondimento richiesto.

Ho visto un simbolo che mi piace sul web. Posso usarlo come logo?

Non necessariamente.

Il fatto che un simbolo sia facilmente reperibile online non significa che sia libero da diritti o utilizzabile come marchio. Potrebbe appartenere a un’altra azienda, essere protetto da copyright, far parte di una libreria a pagamento oppure essere già registrato come marchio in uno o più Paesi.

Anche quando un simbolo sembra “libero”, utilizzarlo come logo può creare problemi di riconoscibilità e, nei casi peggiori, contestazioni legali da parte di chi ne detiene i diritti.

Se avete trovato un’immagine, un simbolo o un logo che vi piace, può essere utile come riferimento per capire quale stile, linguaggio grafico o direzione creativa preferite. Il nostro consiglio è però di utilizzarlo come fonte di ispirazione, non come elemento da copiare o riutilizzare.

L’obiettivo di un buon logo è distinguere la vostra attività, non assomigliarne a un’altra. Per questo ogni marchio dovrebbe essere progettato per rappresentare in modo unico la realtà che lo utilizzerà.

Ho fatto generare un logo con l’Intelligenza Artificiale. Posso usarlo come logo della mia azienda?

Dal punto di vista tecnico nulla vieta di utilizzare un logo generato dall’Intelligenza Artificiale, ma è importante essere consapevoli dei possibili rischi.

Il principale riguarda l’origine del risultato. Oggi non è possibile sapere con certezza da quali immagini, loghi, simboli o riferimenti grafici l’Intelligenza Artificiale abbia preso ispirazione per generare una determinata proposta. Questo significa che il logo potrebbe contenere elementi molto simili a marchi già esistenti senza che né l’utente né il sistema ne siano consapevoli.

Proprio perché il processo di generazione non è completamente trasparente, utilizzare direttamente un’immagine creata dall’AI come identità ufficiale della propria azienda può rappresentare un rischio. Un logo non è una semplice immagine decorativa: è il segno distintivo con cui un’impresa si presenta sul mercato, costruisce la propria reputazione e investe nel tempo.

Per questo motivo consigliamo di utilizzare l’Intelligenza Artificiale come strumento di ispirazione o di esplorazione creativa, ma di verificare e sviluppare sempre il risultato attraverso un percorso progettuale che garantisca originalità, coerenza e unicità del marchio.

Quando si costruisce l’identità di un’azienda, la domanda non dovrebbe essere “Il logo mi piace?”, ma piuttosto “Posso essere sicuro che questo logo rappresenti davvero e in modo esclusivo la mia attività?”. Con i loghi generati automaticamente, oggi, questa certezza non esiste.

Cosa significa avere un logo responsive?

Un logo responsive è un marchio progettato per adattarsi correttamente ai diversi contesti di utilizzo, mantenendo leggibilità e riconoscibilità sia su un grande cartellone pubblicitario sia sull’icona di uno smartphone.

Oggi un logo deve vivere su molti supporti diversi: siti web, social network, app, cataloghi, packaging, insegne, gadget e documenti aziendali. Per questo motivo non è più sufficiente avere una sola versione del marchio.

Nella progettazione di un logo responsive vengono studiate diverse varianti dello stesso marchio: una versione completa, una semplificata, una orizzontale, una verticale oppure un simbolo utilizzabile da solo quando lo spazio a disposizione è ridotto.

L’obiettivo non è modificare l’identità del brand, ma renderla efficace in ogni situazione. Un logo che funziona perfettamente su una brochure ma diventa illeggibile come immagine profilo o favicon del sito web non può essere considerato un logo realmente versatile.

Per questo, quando progettiamo un marchio, valutiamo fin dall’inizio come si comporterà nelle diverse applicazioni, sia digitali che di stampa. Un buon logo oggi non deve essere soltanto bello, ma anche flessibile e funzionale.

Perché è importante avere il logo in formato vettoriale?

Perché il logo rappresenta l’identità della vostra azienda e deve poter essere utilizzato in qualsiasi dimensione senza perdere qualità.

Un file vettoriale non è composto da pixel, come una fotografia o un’immagine scaricata dal web, ma da forme matematiche che possono essere ingrandite o ridotte all’infinito mantenendo sempre contorni perfetti e una nitidezza ottimale.

Questo significa che lo stesso logo può essere utilizzato sia su un biglietto da visita sia su un’insegna di grandi dimensioni, su un gadget promozionale o su un automezzo aziendale, senza problemi di risoluzione o perdita di qualità.

Avere il logo in vettoriale è inoltre indispensabile per molte lavorazioni professionali, come la stampa tipografica, il ricamo su abbigliamento, il taglio adesivo, la serigrafia o la realizzazione di insegne.

Purtroppo capita spesso che un’azienda possieda soltanto una versione del logo in formato JPG o PNG. In questi casi il marchio può risultare inutilizzabile per molte applicazioni e talvolta è necessario ricostruirlo da zero.

Per questo, quando realizziamo un logo, consegniamo sempre anche i file vettoriali originali. Sono la vera “matrice” del marchio e rappresentano un patrimonio importante per l’azienda, da conservare con cura nel tempo.

Ho già un logo ma ne possiedo solo una versione a bassa qualità. Potete ricostruirlo in vettoriale?

Sì, nella maggior parte dei casi è possibile ricostruire un logo partendo da un file a bassa risoluzione, da una scansione o persino da una fotografia di un materiale stampato.

La ricostruzione vettoriale consiste nel ridisegnare il marchio utilizzando strumenti professionali, ottenendo un file pulito, scalabile e adatto a qualsiasi utilizzo, dalla stampa di piccoli formati fino alle applicazioni di grandi dimensioni.

Prima di procedere valutiamo sempre la qualità del materiale disponibile. Se il logo originale è leggibile e sufficientemente definito, la ricostruzione è generalmente semplice. Se invece il file è molto deteriorato o incompleto, potrebbe essere necessario interpretare alcuni dettagli o effettuare un lavoro di ricostruzione più approfondito.

In alcuni casi scopriamo anche che il logo non è mai stato realizzato in formato vettoriale oppure che i file originali sono andati persi nel tempo. Per questo motivo molte aziende si trovano oggi con un marchio che funziona sul sito web ma crea problemi quando deve essere stampato o applicato su altri supporti.

Prima di pensare a un restyling o a una riprogettazione completa, spesso una corretta vettorializzazione è sufficiente per restituire al logo tutta la qualità e la versatilità di cui ha bisogno.

I riferimenti colore del logo me li fornite in quadricromia o in Pantone?

Entrambi, quando il progetto lo richiede.

Un logo oggi viene utilizzato in molti contesti diversi: sul web, sui social network, nella stampa digitale, nella stampa offset, sul packaging, nell’abbigliamento aziendale e nella cartellonistica. Per questo è importante definire correttamente i riferimenti colore per ogni tipo di applicazione.

Nella consegna del marchio forniamo normalmente i codici colore necessari per l’utilizzo digitale e per la stampa professionale. A seconda delle esigenze possono essere indicati i valori RGB per gli schermi, HEX per il web, CMYK (quadricromia) per la stampa e, quando necessario, le corrispondenze Pantone.

È importante sapere che non tutti i colori possono essere riprodotti in modo identico con le diverse tecnologie di stampa. Per questo motivo la scelta dei colori viene fatta tenendo conto anche delle future applicazioni del marchio.

Se il logo dovrà essere utilizzato su materiali particolari, packaging, insegne o produzioni dove la fedeltà cromatica è fondamentale, consigliamo sempre di definire anche i riferimenti Pantone per ottenere la massima uniformità possibile.

L’obiettivo non è avere semplicemente un colore “bello”, ma fare in modo che il vostro marchio mantenga la stessa identità visiva su qualsiasi supporto.

Il nostro blog

Gli articoli sono scritti anche con l’intelligenza artificiale?

Sì, utilizziamo anche l’Intelligenza Artificiale come strumento di supporto alla scrittura, ma gli articoli nascono sempre dalle nostre idee, dalla nostra esperienza e da quello che vogliamo raccontare.

L’AI può aiutarci a organizzare le informazioni, approfondire un argomento, verificare alcuni aspetti o velocizzare alcune fasi del lavoro, ma non le affidiamo il compito di decidere cosa Ricreativi ha da dire.

Ogni articolo viene pensato, controllato e revisionato da noi, perché deve contenere il nostro punto di vista, raccontare esperienze reali e mantenere il tono di voce che ci rappresenta.

Del resto è lo stesso principio che applichiamo nel nostro lavoro: l’AI non sostituisce il professionista. È uno strumento che il professionista utilizza quando porta un reale vantaggio.

Parlate solo dei vostri progetti?

No. Ci piace raccontare i nostri progetti perché dietro ogni lavoro c’è quasi sempre una storia, un problema da risolvere, una scelta fatta insieme al cliente o qualcosa che abbiamo imparato strada facendo.

Ma non parliamo solo di noi.

Nel nostro blog trovi anche riflessioni, consigli, novità e approfondimenti sul mondo della comunicazione, del web, dei social, della grafica, del video e delle nuove tecnologie.

Raccontiamo quello che conosciamo, quello che sperimentiamo e anche quello che cambia intorno a noi. Sempre cercando di tradurlo in qualcosa di concreto e utile per chi si occupa ogni giorno della propria azienda e della sua comunicazione.

Perché avete deciso di aprire un blog?

Perché dopo tanti anni di lavoro ci siamo resi conto di avere tante cose da raccontare.

Progetti, esperienze, problemi che abbiamo dovuto risolvere, tecnologie che abbiamo visto cambiare e domande che i nostri clienti ci fanno ogni giorno. Il blog è il posto in cui possiamo mettere a disposizione tutto questo patrimonio e trasformarlo in contenuti che possano essere utili anche ad altri.

C’è poi un altro motivo. Il modo in cui cerchiamo informazioni online sta cambiando. Non ci sono più solo i motori di ricerca: oggi facciamo domande anche alle Intelligenze Artificiali. E se quello che sappiamo non è scritto e pubblicato online, difficilmente potrà essere trovato.

In fondo è un principio che ripetiamo spesso ai nostri clienti: se una cosa non la comunichi, gli altri non possono sapere che la sai fare.

Il blog serve anche a questo: raccontare quello che sappiamo, condividere il nostro punto di vista e permettere alle persone, a Google e alle nuove Intelligenze Artificiali di conoscere un po’ meglio Ricreativi.

Ogni quanto pubblicate nuovi articoli?

Bella domanda. Per tanto tempo la risposta sarebbe stata: troppo poco.

Presi dai progetti dei nostri clienti, abbiamo spesso lasciato il nostro blog in secondo piano. Del resto, come si dice, il calzolaio ha spesso le suole bucate e anche alle agenzie di comunicazione capita di dedicare più tempo alla comunicazione degli altri che alla propria.

Oggi il nostro proposito non è quello di pubblicare un articolo ogni settimana solo per rispettare un calendario.

Preferiamo mantenere alta l’attenzione su quello che succede ogni giorno nel nostro lavoro: un progetto particolare, una domanda interessante fatta da un cliente, una nuova tecnologia che stiamo sperimentando, un problema che abbiamo risolto o semplicemente una riflessione che pensiamo possa essere utile anche ad altri.

Quando c’è qualcosa che vale la pena raccontare, cerchiamo di trasformarlo in un articolo.

Meno calendario editoriale, quindi, e più attenzione quotidiana alle cose interessanti che ci capitano.

Macro Portfolio

Voglio farmi vedere sui social. Cosa devo fare?

Il primo passo è aprire gli account social della tua azienda e iniziare a ragionare su cosa vuoi raccontare.

Non basta pubblicare qualche post ogni tanto. È importante costruire una strategia, capire quali contenuti possono interessare ai tuoi clienti e iniziare a pubblicare con costanza, metodo e coerenza.

Dal punto di vista tecnico, tutte le piattaforme ti guidano nella creazione di un account aziendale partendo dal tuo profilo personale. Questo è un passaggio che puoi fare anche in autonomia.

Se invece desideri ottenere risultati migliori, un’agenzia di comunicazione può aiutarti a pianificare un calendario editoriale, trovare nuove idee e costruire una comunicazione coerente con il tuo brand.

Anche gli strumenti di Intelligenza Artificiale possono essere un valido supporto. Possono aiutarti a organizzare un piano editoriale, suggerire nuovi argomenti, adattare gli stessi contenuti alle diverse piattaforme e velocizzare la scrittura dei testi mantenendo il tuo tono di voce.

Per noi, però, c’è una cosa che non cambia: l’AI non sostituisce il professionista. È uno strumento che il professionista utilizza quando porta un reale vantaggio al cliente. La strategia, il controllo dei contenuti e la supervisione finale rimangono sempre nelle mani delle persone.

Quanto tempo serve per realizzare un sito web?

Il tempo necessario dipende dal tipo di progetto e dagli obiettivi che ci poniamo insieme. Un sito istituzionale può essere pronto in circa due o tre settimane, mentre un sito web personalizzato, con funzionalità specifiche, integrazioni e una struttura più articolata, può richiedere uno o due mesi, o anche di più. Nella nostra agenzia realizziamo sia siti completamente sviluppati su misura sia siti basati su template progettati dai nostri sviluppatori. La scelta dipende sempre dalle reali esigenze del cliente e non da una soluzione standard valida per tutti.

Posso fornirvi un file CAD o STL e chiedervi di realizzare immagini per cataloghi e brochure?

Sì.

È una delle situazioni più frequenti. Molte aziende possiedono già file CAD, STEP, STL o modelli tecnici dei propri prodotti, ma non dispongono di immagini adatte alla comunicazione commerciale.

Partendo dai file esistenti possiamo realizzare rendering, viste prodotto, esplosi tecnici, ambientazioni o immagini fotorealistiche da utilizzare all’interno di cataloghi, brochure, siti web, presentazioni commerciali e materiali promozionali.

In questo modo è possibile valorizzare il prodotto senza dover necessariamente organizzare un servizio fotografico.

Vorrei realizzare un video. Da dove si parte?

Si parte sempre dall’obiettivo. La prima domanda che ci facciamo è: cosa deve ottenere questo video? Deve raccontare l’azienda? Presentare un nuovo prodotto? Spiegare un servizio? Essere utilizzato sui social oppure durante una fiera? Una volta definito il brief, individuiamo le figure professionali necessarie al progetto: videomaker, fotografo, tecnico audio, modellatore 3D, animatore o altri specialisti. La nostra agenzia coordina ogni fase del lavoro e ti accompagna passo dopo passo, dalla progettazione iniziale fino alla consegna del video.

Se vi chiedo di realizzare il logo, è compreso anche il naming?

Non necessariamente. Il naming, cioè la scelta del nome dell’azienda, del prodotto o del servizio, è un’attività specifica che richiede analisi, verifica della disponibilità e valutazioni strategiche. Se il nome è già stato definito possiamo concentrarci sul logo; se invece deve essere ancora individuato, possiamo affiancarvi anche in questa fase.

Quando ha senso realizzare una campagna pubblicitaria?

Una campagna pubblicitaria è utile quando c’è qualcosa da comunicare in modo strutturato: il lancio di un prodotto, una promozione, un evento, una nuova apertura, un anniversario aziendale o semplicemente la volontà di aumentare la notorietà del brand.

L’obiettivo non è fare pubblicità per il gusto di farla, ma creare un messaggio che aiuti l’azienda a raggiungere un risultato concreto.

Vi occupate anche della progettazione del packaging?

Sì.

Progettiamo il packaging dal punto di vista grafico e comunicativo, studiando il prodotto, il mercato di riferimento e il posizionamento del brand.

Il nostro obiettivo non è semplicemente “rivestire una scatola”, ma progettare un packaging che valorizzi il prodotto, sia coerente con la corporate identity dell’azienda e contribuisca a distinguerlo sul mercato.

Qual è la differenza tra logo e corporate identity?

Il logo è il segno che identifica l’azienda.

La corporate identity è il sistema di regole e strumenti che definisce come quell’identità deve essere rappresentata e comunicata nel tempo.

Per fare un paragone semplice, il logo è una parola. La corporate identity è il linguaggio completo che permette di costruire un discorso coerente.

Un buon logo è importante, ma senza una corporate identity rischia di essere utilizzato in modi diversi e poco coordinati.

Devo realizzare un catalogo. Quali materiali devo fornirvi?

Più informazioni e materiali sono disponibili, più il lavoro può procedere in modo rapido ed efficace.

Generalmente chiediamo testi, fotografie, loghi, schede tecniche, listini, documentazione commerciale e qualsiasi altro contenuto che debba essere inserito nel catalogo. Non è necessario che tutto sia già perfettamente organizzato: possiamo aiutarvi a definire la struttura e individuare il modo migliore per presentare le informazioni.

Durante la fase iniziale analizziamo insieme il materiale disponibile e individuiamo eventuali contenuti mancanti.

Realizzate gadget personalizzati?

Dipende da cosa si intende per “realizzare gadget”.

Ricreativi non è un fornitore di gadget promozionali e non si occupa di vendere oggetti personalizzati presi da un catalogo. Il nostro lavoro è diverso: progettiamo l’idea, il concept grafico, il packaging e l’immagine coordinata che trasformano un oggetto in uno strumento di comunicazione.

Personalizzare un gadget generico con un logo è possibile, ma in quel caso si tratta soprattutto di preparare un file esecutivo per la stampa. È un’attività che svolgiamo normalmente solo per clienti di cui seguiamo già la comunicazione aziendale o la corporate identity.

Vi occupate della realizzazione degli stand fieristici?

No.

Ricreativi non è un’azienda di allestimenti fieristici e non realizza direttamente strutture, stand o allestimenti fisici.

Il nostro lavoro consiste nella progettazione creativa dello spazio espositivo, nello sviluppo del concept grafico e nella realizzazione di tutti i materiali visivi necessari per personalizzare lo stand.

Nella maggior parte dei casi collaboriamo con l’allestitore scelto dal cliente, fornendo i progetti grafici e le indicazioni necessarie per tradurre l’identità aziendale nello spazio espositivo.

Sviluppate anche software?

No.

Ricreativi non è una software house e non sviluppa il codice che fa funzionare un’applicazione o un gestionale.

Ci occupiamo invece della progettazione grafica dell’interfaccia utente (UI), delle schermate, delle icone, delle animazioni e di tutti gli elementi visivi con cui l’utente interagisce.

Lavoriamo spesso in collaborazione con software house e team di sviluppo, integrandoci nel loro processo di lavoro.

Vi occupate anche della copertina del libro?

Sì.

La copertina è uno degli elementi più importanti di una pubblicazione perché rappresenta il primo punto di contatto con il lettore.

Per questo motivo la progettiamo come parte integrante del libro, cercando di interpretarne i contenuti, il tono e gli obiettivi. Possiamo sviluppare soluzioni basate su fotografie, illustrazioni, elaborazioni grafiche o altri linguaggi visivi, a seconda delle caratteristiche del progetto.

Una buona copertina non deve soltanto essere bella, ma deve raccontare correttamente ciò che il lettore troverà all’interno.

Chi siamo

Chi seguirà il mio progetto?

Per noi non sei un numero di pratica. Chi inizia un progetto con te sarà il tuo punto di riferimento anche negli anni successivi. È così che nascono le collaborazioni migliori: attraverso persone che si conoscono, si ascoltano e crescono insieme.

Il team

Chi seguirà il mio progetto?

Avrai sempre un referente dedicato che conoscerà la tua azienda e coordinerà il lavoro del team. Preferiamo costruire rapporti continuativi, evitando continui cambi di interlocutore.

La nostra storia

Perché molti clienti lavorano con voi da anni?

Perché crediamo nelle collaborazioni durature. Conoscere l’azienda, la sua storia e i suoi obiettivi ci permette di lavorare con maggiore efficacia e di diventare un punto di riferimento stabile nel tempo.

Video 2D e 3D

Devo realizzare un video aziendale. Cosa si deve vedere?

Prima di tutto si deve vedere la tua azienda. Un buon video aziendale non mostra soltanto ambienti e prodotti, ma racconta la personalità dell’azienda, il metodo di lavoro, la passione del team e i valori che la contraddistinguono. Per questo motivo pianifichiamo ogni dettaglio prima delle riprese: realizziamo uno storyboard, definiamo dialoghi, ambientazioni, elenco delle scene, materiali necessari, abbigliamento delle persone coinvolte e, quando serve, anche trucco e preparazione del set. Collaboriamo con videomaker, fotografi, tecnici audio e altri professionisti, tutti allineati sul tono di voce che il video dovrà trasmettere.

Per il lancio di un nuovo prodotto serve un video?

Perché no? Un video è spesso uno degli strumenti più efficaci per presentare un nuovo prodotto, attirare l’attenzione e spiegare rapidamente ciò che lo rende diverso dagli altri. Se il prodotto è tecnico possiamo utilizzare animazioni e modellazione 3D per mostrarne anche le parti interne o il funzionamento. Se invece è destinato al grande pubblico, possiamo raccontarne l’utilizzo attraverso riprese reali e situazioni quotidiane. La scelta dipende sempre dal tipo di prodotto, dal settore e dagli obiettivi della comunicazione.

Quanto deve durare un video aziendale per essere efficace?

Non esiste una durata valida per tutti. La lunghezza dipende principalmente da dove il video verrà utilizzato. Per questo motivo il nostro consiglio è realizzare durante lo shooting tutto il materiale necessario, senza limitarsi a una sola versione. Da un’unica giornata di riprese possiamo ottenere un video completo da pubblicare sul sito o su YouTube, una versione più breve per fiere e presentazioni, oltre a diversi contenuti di pochi secondi pensati per i social network. In questo modo il materiale prodotto viene sfruttato nel tempo e su canali differenti.

Realizzate video utilizzando modelli e animazioni 3D?

Sì, ed è uno dei nostri punti di forza. Nel nostro team lavorano professionisti specializzati nella modellazione e nell’animazione 3D con un’esperienza maturata in oltre trent’anni di attività. Nel corso degli anni abbiamo realizzato animazioni per videogiochi, personaggi 3D, software dedicati ai centri bowling, visualizzazioni tecniche, prodotti industriali, componenti meccanici e numerosi video destinati alla comunicazione aziendale. La modellazione 3D permette anche di trasformare un’idea, un disegno tecnico o alcune fotografie in un modello tridimensionale pronto per essere animato.

Ho dei file in formato MP4 e MOV. Possono essere utilizzati per il montaggio video?

Nella maggior parte dei casi sì. Oltre al formato del file valutiamo però anche altri aspetti importanti, come la qualità delle riprese, la risoluzione, il frame rate e le modalità con cui il materiale è stato registrato. Quando possibile cerchiamo sempre di utilizzare i contenuti che ci fornisce il cliente, integrandoli nel progetto e valorizzandoli al meglio. Se invece il materiale presenta limiti tecnici che potrebbero compromettere il risultato finale, ti proponiamo insieme la soluzione più adatta.

Quanto costa realizzare un video aziendale?

Non esiste un prezzo uguale per tutti. Il costo dipende dalla durata del progetto, dal numero di giornate di ripresa, dalle figure professionali coinvolte, dall’eventuale utilizzo del 3D, dalla post-produzione e dagli obiettivi del video. Per darti un riferimento, un video aziendale con riprese professionali difficilmente parte da meno di 1.500 euro, ma ogni progetto viene preventivato in base alle reali esigenze del cliente.

Un video aziendale può aiutarmi a trovare nuovi clienti?

Può essere uno strumento molto efficace. Un buon video aziendale racconta chi sei, trasmette professionalità e permette ai potenziali clienti di conoscere la tua azienda ancora prima di contattarti. Se inserito all’interno di una strategia di comunicazione, pubblicato sul sito web, utilizzato sui social, durante eventi o campagne pubblicitarie, può contribuire ad aumentare la fiducia e facilitare il primo contatto. Come tutti gli strumenti di comunicazione, però, funziona al meglio quando fa parte di un progetto costruito intorno agli obiettivi dell’azienda.

Posso utilizzare lo stesso video sul sito web, su LinkedIn, Facebook e YouTube?

Certamente. Quando progettiamo un video cerchiamo sempre di ottimizzarlo affinché possa essere utilizzato su più piattaforme. Per questo motivo, già nella fase di progettazione, il nostro consiglio è quello di definire insieme dove verrà pubblicato il video: sito web, YouTube, LinkedIn, Facebook, Instagram oppure altri canali. In questo modo possiamo pianificare le riprese e la post-produzione pensando fin da subito ai diversi utilizzi, evitando di dover rifare il lavoro in un secondo momento.

Le diverse piattaforme richiedono formati e dimensioni differenti per i video?

Sì. Ogni piattaforma ha caratteristiche diverse e può richiedere formati, proporzioni, durate e risoluzioni differenti. Ad esempio, un video pensato per YouTube difficilmente sarà perfetto anche per una Storia di Instagram o per un Reel, così come un video orizzontale potrebbe non essere la scelta migliore per alcuni social. Per questo motivo la nostra agenzia realizza, quando necessario, versioni differenti dello stesso contenuto, ottimizzandole per ogni piattaforma senza modificare il messaggio della comunicazione.

Devo fare delle riprese per il mio video aziendale. Posso utilizzare uno smartphone?

Sì, puoi utilizzare uno smartphone, soprattutto se è di ultima generazione. Oggi molti telefoni permettono di realizzare riprese di ottima qualità e, in alcuni contesti, possono essere una valida soluzione. Detto questo, un buon video non dipende solo dalla telecamera. Contano la progettazione, l’inquadratura, l’illuminazione, l’audio, la stabilità delle riprese e soprattutto l’esperienza di chi sta dietro alla videocamera. Per ottenere un risultato migliore, anche con lo smartphone, consigliamo sempre di utilizzare uno stabilizzatore o un cavalletto, così da evitare riprese mosse e poco professionali. Se il video rappresenta la tua azienda o deve essere utilizzato per promuovere un prodotto o un servizio, il nostro consiglio è di affidarsi a professionisti. Lo smartphone può essere uno strumento eccellente, ma è il modo in cui viene utilizzato a fare davvero la differenza.

Cosa significano Full HD, 4K, 25 fps e 30 fps?

Sono termini tecnici che indicano la qualità e le caratteristiche di un video. Full HD identifica una risoluzione di 1920 × 1080 pixel, ancora oggi molto utilizzata per il web, YouTube e numerosi contenuti digitali. 4K indica invece una risoluzione di 3840 × 2160 pixel, ideale quando serve un livello di dettaglio superiore, ad esempio per monitor di grandi dimensioni, schermi fieristici o produzioni video di qualità elevata. I 25 fps e i 30 fps rappresentano invece il numero di fotogrammi visualizzati ogni secondo (frame per secondo). Entrambi gli standard sono molto diffusi: in Europa il formato a 25 fps è ancora ampiamente utilizzato nelle produzioni video, mentre molte piattaforme online e diversi dispositivi lavorano abitualmente anche a 30 fps. Sono aspetti tecnici di cui ci occupiamo noi durante la produzione del video, scegliendo le impostazioni più adatte in base alla destinazione finale del contenuto.

Se realizzo un video oggi, potrò aggiornarlo in futuro senza rifarlo da zero?

Dipende da come il video è stato progettato. In alcuni casi è possibile aggiornare un video sostituendo alcune scene, modificando i testi, inserendo nuove riprese o aggiornando le animazioni. Tuttavia, quando passano diversi anni, la tecnologia evolve rapidamente: cambiano la qualità delle riprese, le tecniche di montaggio, le luci, i materiali utilizzati nelle animazioni 3D e persino lo stile della comunicazione. Per questo motivo il rischio è che le nuove parti risultino visivamente diverse da quelle realizzate in passato. Il nostro consiglio è pensarci già in fase di progettazione. Se immagini che il video possa essere aggiornato nel tempo, possiamo costruirlo in modo più flessibile, alternando riprese reali, infografiche, animazioni 2D e 3D. Questa soluzione rende molto più semplice sostituire o aggiornare alcune parti senza dover rifare l’intero progetto e senza che lo spettatore percepisca in modo evidente la differenza tra i contenuti realizzati in momenti diversi.

Video con riprese reali o video animato: quale soluzione è più adatta?

Dipende sempre dal messaggio che vuoi trasmettere. Le riprese reali sono generalmente la scelta migliore quando vuoi raccontare la tua azienda, mostrare il tuo team, documentare un evento o trasmettere fiducia attraverso immagini autentiche. Un video animato, invece, è particolarmente indicato quando occorre spiegare un prodotto, illustrare un servizio, mostrare il funzionamento di un macchinario oppure raccontare concetti che sarebbe difficile rappresentare con una semplice ripresa video. Molto spesso la soluzione migliore è unire entrambe le tecniche, creando un video più coinvolgente e completo.

Ho visto video realizzati con l’Intelligenza Artificiale. Sono davvero efficaci?

Possono esserlo, ma dipende dall’obiettivo. Gli strumenti di Intelligenza Artificiale stanno migliorando rapidamente e permettono di ottenere risultati interessanti, soprattutto nelle prime fasi di un progetto, per creare idee, storyboard, bozze o contenuti da sviluppare successivamente. Quando però è necessario realizzare un video perfettamente coerente con la Brand Identity, apportare modifiche molto precise o mantenere continuità tra una scena e l’altra, l’intervento del professionista continua a essere fondamentale. Per noi l’Intelligenza Artificiale non sostituisce il professionista. È uno strumento che il professionista utilizza quando porta un reale vantaggio al cliente.

Vorrei realizzare un video con l’AI. Come funziona la gestione dei diritti e del copyright?

Il tema dei diritti d’autore è ancora in continua evoluzione e merita particolare attenzione. Ogni piattaforma di Intelligenza Artificiale ha condizioni di utilizzo differenti e stabilisce regole specifiche sull’utilizzo commerciale dei contenuti generati. Per questo motivo consigliamo di utilizzare piattaforme affidabili, leggere sempre le condizioni di licenza e, quando possibile, lavorare con account ufficiali e piani a pagamento, che generalmente offrono maggiori garanzie rispetto alle versioni gratuite. Prima di utilizzare un contenuto AI in un progetto importante è sempre opportuno verificare attentamente le licenze previste dalla piattaforma utilizzata.

I video realizzati con l’Intelligenza Artificiale possono essere utilizzati a scopo commerciale?

In molti casi sì, ma dipende dalla piattaforma utilizzata e dalle condizioni di licenza previste. Negli ultimi anni si è discusso molto dell’origine dei dati utilizzati per addestrare alcuni modelli di Intelligenza Artificiale e il tema è ancora in continua evoluzione. Per questo motivo consigliamo sempre di utilizzare piattaforme riconosciute, lavorare con materiali propri quando possibile e verificare le condizioni di utilizzo prima di avviare campagne pubblicitarie o progetti commerciali. I video generati con l’AI possono essere un ottimo strumento per realizzare bozze, concept o prototipi. Quando invece rappresentano la comunicazione ufficiale di un’azienda, è importante valutarne attentamente qualità, diritti di utilizzo e coerenza con l’identità del marchio. Anche in questo caso vale il nostro approccio: l’Intelligenza Artificiale non sostituisce il professionista. È uno strumento che il professionista utilizza quando porta un reale vantaggio al cliente.

Un video aziendale è un investimento a lungo termine oppure rischia di diventare obsoleto rapidamente?

Secondo la nostra esperienza, un video aziendale è un investimento a medio termine ed è normale che sia così. Ci sono molti elementi che cambiano nel tempo e che non dipendono né da te né da noi. Potresti ampliare il tuo team, trasferirti in una nuova sede, acquistare nuovi macchinari, rinnovare gli ambienti oppure decidere di cambiare il modo in cui comunichi la tua azienda. Anche la comunicazione evolve. Un video che oggi rappresenta perfettamente la tua attività, dopo alcuni anni potrebbe non raccontarla più con la stessa efficacia oppure potrebbe semplicemente essere stato visto così tante volte da aver perso parte del suo impatto. Per questo motivo riteniamo che un video aziendale abbia generalmente un ciclo di vita di circa 4 o 5 anni, anche se la durata reale dipende sempre dal tipo di progetto e da quanto evolve la tua azienda.

Prima delle riprese è necessario realizzare uno storyboard e una progettazione iniziale?

Per noi sì. Prima di iniziare le riprese dedichiamo sempre il tempo necessario alla progettazione del video. Realizziamo uno storyboard che ci permette di definire scene, inquadrature, ambientazioni, dialoghi, materiali necessari e tutti gli aspetti organizzativi della produzione. Questo ci permette di arrivare sul set con le idee chiare, ottimizzare i tempi e ridurre al minimo gli imprevisti. Più il progetto è studiato all’inizio, migliore sarà il risultato finale.

È necessario progettare dialoghi e sceneggiatura prima di iniziare le riprese?

Assolutamente sì, soprattutto quando il video deve raccontare la tua azienda o spiegare un prodotto o un servizio. Preparare una sceneggiatura significa sapere in anticipo cosa dire, cosa mostrare e come costruire il messaggio che arriverà al cliente. Anche quando il video sembra spontaneo, nella maggior parte dei casi dietro c’è una progettazione accurata che permette di rendere la comunicazione naturale, chiara ed efficace.

È possibile trasformare immagini e fotografie in un video?

Sì. Fotografie, immagini, render e materiali grafici possono essere trasformati in un video attraverso animazioni, effetti di movimento, infografiche e tecniche di montaggio. È una soluzione molto utilizzata quando non è possibile effettuare nuove riprese oppure quando si desidera valorizzare materiale già esistente. Naturalmente, quando il progetto lo richiede, possiamo integrare fotografie, video, animazioni 2D e modellazione 3D nello stesso contenuto, ottenendo un risultato più dinamico e coinvolgente. Oggi è anche possibile utilizzare, quando porta un reale valore al progetto, alcune delle più moderne piattaforme di Intelligenza Artificiale per creare brevi sequenze video o ampliare alcune scene. Il nostro consiglio è però quello di utilizzarle con equilibrio, partendo il più possibile da materiali originali dell’azienda e verificando sempre le licenze d’uso delle piattaforme impiegate. Per noi l’Intelligenza Artificiale non sostituisce il professionista. È uno strumento che il professionista utilizza quando porta un reale vantaggio al cliente.

Quanto tempo serve per realizzare un video aziendale?

Dipende dalla complessità del progetto. La realizzazione di un video non comprende soltanto le riprese, ma anche la progettazione iniziale, la preparazione dello storyboard, l’organizzazione dello shooting, il montaggio, la post-produzione, la color correction, l’eventuale registrazione della voce, la musica e tutte le revisioni concordate con il cliente. Per un video aziendale semplice possono essere sufficienti alcune settimane, mentre progetti più articolati possono richiedere tempi maggiori. Preferiamo sempre dedicare il tempo necessario a realizzare un prodotto che rappresenti al meglio la tua azienda.

Vi occupate della logistica e di tutti gli aspetti organizzativi necessari per realizzare un video aziendale?

Sì. Seguiamo il progetto in ogni sua fase. Ci occupiamo della pianificazione delle giornate di ripresa, del coordinamento dei professionisti coinvolti, dell’organizzazione degli ambienti, delle attrezzature, delle autorizzazioni quando necessarie e di tutti gli aspetti che permettono di arrivare sul set con un progetto già definito. Il nostro obiettivo è permetterti di concentrarti sul tuo lavoro mentre noi coordiniamo tutta la produzione del video, accompagnandoti passo dopo passo fino alla consegna del progetto finale.

Social Media e Web Marketing

Quale social network è più adatto alla mia attività?

Non esiste un social network migliore in assoluto.

La scelta dipende dal tipo di attività, dagli obiettivi che vuoi raggiungere e soprattutto dalle persone che desideri intercettare.

In generale, se lavori nel mondo B2B, LinkedIn è spesso la piattaforma più indicata. Se invece ti rivolgi al consumatore finale, Facebook, Instagram, TikTok o altri social possono essere più adatti.

Questo non significa che una strategia debba limitarsi a un solo canale. Anche un’azienda B2B può utilizzare Facebook o Instagram per raccontare il proprio lavoro, aumentare la visibilità del marchio e rafforzare la propria reputazione.

Ogni progetto ha esigenze diverse e proprio per questo la strategia dovrebbe essere costruita su misura.

LinkedIn è la scelta migliore per le campagne B2B?

Nella maggior parte dei casi sì, ma dipende dal settore e dagli obiettivi della campagna.

LinkedIn permette di raggiungere professionisti, aziende e figure decisionali con criteri di targeting molto precisi, motivo per cui rappresenta spesso uno degli strumenti più efficaci nel mercato B2B.

Esistono però situazioni in cui anche altri canali possono dare ottimi risultati. Tutto dipende dal pubblico che vuoi raggiungere, dalla dimensione del mercato e dal tipo di messaggio che desideri comunicare.

Per questo motivo preferiamo sempre analizzare il progetto prima di scegliere la piattaforma su cui investire.

LinkedIn è più costoso rispetto ad altri social. È davvero così efficace?

Dipende.

Il costo di una campagna varia in base al settore, alla concorrenza, al pubblico che si desidera raggiungere e agli obiettivi della comunicazione. In alcuni mercati LinkedIn può avere costi superiori rispetto a Facebook o Instagram, mentre in altri casi anche piattaforme come TikTok possono richiedere investimenti importanti.

L’efficacia non dipende solo dal costo della piattaforma, ma soprattutto dalla strategia, dalla qualità dei contenuti e dalla capacità di individuare il pubblico giusto.

Prima di investire un budget pubblicitario è consigliabile analizzare il progetto, definire gli obiettivi e scegliere il canale più adatto. In questo modo ogni investimento ha maggiori possibilità di raggiungere le persone realmente interessate ai tuoi prodotti o servizi.

È meglio fare campagne su Meta o su LinkedIn?

La risposta più corretta è: dipende.

Se le risorse fossero illimitate, avrebbe senso essere presenti su tutte le piattaforme. Nella realtà, però, ogni azienda ha un budget da gestire e conviene investirlo dove può portare i risultati migliori.

Per questo motivo il primo passo è definire una strategia e capire quale piattaforma risponde meglio agli obiettivi che ci siamo prefissati.

Il nostro consiglio è sempre quello di iniziare con un periodo di test. Al termine della campagna analizziamo i dati, valutiamo i risultati ottenuti e decidiamo insieme se aumentare il budget, cambiare direzione oppure interrompere gli investimenti sui canali che hanno performato meno.

Le decisioni migliori si prendono sempre guardando i numeri e non le sensazioni.

Quanto deve durare una campagna social per essere efficace?

Una campagna social dovrebbe durare il tempo necessario per raccogliere dati utili.

Interrompere una campagna dopo pochi giorni spesso non permette di capire se sta realmente funzionando oppure no.

Per questo motivo preferiamo concordare un periodo iniziale di prova durante il quale osserviamo come reagisce il pubblico, analizziamo i risultati e apportiamo eventuali modifiche.

Solo dopo questa fase ha senso decidere se aumentare il budget, modificare la strategia oppure interrompere la campagna.

Qual è il budget minimo giornaliero per fare una campagna sui social?

Dal punto di vista tecnico alcune piattaforme prevedono un investimento minimo giornaliero, mentre altre permettono maggiore flessibilità. Questi importi possono cambiare nel tempo e dipendono anche dal tipo di campagna scelta.

Secondo noi, però, la domanda più importante non è “qual è il budget minimo?”, ma “quanto devo investire per raggiungere il risultato che mi interessa?”

Il budget dovrebbe sempre essere costruito sugli obiettivi dell’azienda, sul pubblico da raggiungere e sul costo medio necessario per ottenere un contatto o una vendita nel proprio settore.

Facebook mi propone spesso di spendere poche decine di euro per raggiungere più persone. È davvero una cosa utile da fare?

Può avere senso, ma prima bisogna farsi una domanda.

Raggiungere più persone… per dire cosa? E per ottenere quale risultato?

Spendere qualche decina di euro per aumentare la copertura di un post può essere utile in alcune situazioni, ad esempio per far conoscere un evento o aumentare la notorietà del marchio.

Se invece l’obiettivo è trovare nuovi clienti o generare contatti, spesso è più efficace costruire una campagna studiata sul pubblico giusto piuttosto che limitarsi ad aumentare il numero delle persone raggiunte.

La differenza non la fa il budget, ma la strategia.

Che cos’è il Business Manager e perché è importante?

Il Business Manager è uno strumento online gratuito messo a disposizione da Meta per tutte le aziende che utilizzano Facebook, Instagram e gli altri servizi dell’ecosistema Meta per promuovere la propria attività.

Serve per coordinare tutto da un unico punto: pagine Facebook, account Instagram, campagne pubblicitarie, sistemi di tracciamento, cataloghi prodotti e le persone che collaborano alla gestione dei social.

È anche lo strumento che permette di assegnare correttamente proprietà e autorizzazioni, sia ai collaboratori interni sia all’agenzia di comunicazione, mantenendo sempre il controllo degli account aziendali.

Può essere utilizzato tranquillamente anche in autonomia perché è uno strumento gratuito e accessibile a tutti. Detto questo, la configurazione iniziale è molto importante. Impostarlo nel modo corretto fin dall’inizio permette di evitare molti problemi futuri e di gestire in maniera più sicura tutta la presenza della tua azienda sulle piattaforme Meta.

Per questo motivo, soprattutto nelle prime fasi, il nostro consiglio è di farti affiancare da un professionista che possa guidarti nella configurazione e spiegarti come utilizzarlo nel modo corretto.

Ricorda sempre che il Business Manager dovrebbe essere intestato alla tua azienda e non all’agenzia di comunicazione. L’agenzia deve ricevere gli accessi necessari per lavorare, ma la proprietà degli account dovrebbe rimanere sempre tua.

Che cos’è un Marketing Manager e di cosa si occupa?

Il Marketing Manager è la figura che coordina tutta l’attività di marketing e comunicazione di un’azienda.

Il suo compito è definire gli obiettivi, pianificare le strategie, organizzare le attività promozionali, coordinare i fornitori e verificare che tutti gli strumenti di comunicazione lavorino nella stessa direzione.

Nelle aziende più piccole questo ruolo può essere ricoperto direttamente dal titolare oppure da un collaboratore interno.

Affidarsi a un’agenzia di comunicazione, però, significa poter contare su professionisti che ogni giorno lavorano su aziende, mercati e settori differenti. Questo permette di mettere a disposizione esperienze, strumenti e punti di vista che spesso è difficile sviluppare dedicandosi contemporaneamente alla gestione della propria attività.

Per questo motivo, anche quando in azienda è presente una figura che si occupa di marketing, riteniamo che il confronto con un’agenzia possa rappresentare un valore aggiunto e un supporto concreto nelle scelte strategiche.

11) Quando promuovo un post con i suggerimenti di Facebook raggiungo molte persone. Ma sono davvero il mio target?

Non possiamo saperlo con certezza se non analizziamo i risultati della campagna.

Se, ad esempio, stiamo facendo una campagna di Lead Generation, è abbastanza semplice verificarlo: possiamo analizzare le persone che hanno lasciato i propri dati e capire se corrispondono davvero al cliente che volevamo raggiungere.

Se invece l’obiettivo è una campagna di Engagement o di Brand Awareness, la valutazione è diversa. In questi casi non conta soltanto quante persone hanno visto il contenuto, ma soprattutto chi lo ha visto, come ha interagito con il post e se quella visibilità sta contribuendo a far conoscere il marchio alle persone giuste.

Per questo motivo non ci fermiamo mai ai numeri come copertura, visualizzazioni o “Mi piace”. Analizziamo sempre i dati nel loro insieme per capire se la campagna sta raggiungendo il pubblico corretto e se sta contribuendo agli obiettivi che ci siamo prefissati.

In altre parole, raggiungere 100.000 persone non significa automaticamente aver fatto una buona campagna. Molto spesso è più utile raggiungerne 5.000, ma che siano realmente interessate ai tuoi prodotti o ai tuoi servizi.

12) Quanto devo investire ogni mese per ottenere risultati concreti?

Dipende dal costo del risultato che vogliamo ottenere.

Ogni settore ha un costo medio diverso per raggiungere un obiettivo concreto. Ad esempio, ottenere una richiesta di preventivo ha un costo, acquisire un contatto qualificato ne ha un altro, così come vendere un prodotto o portare un cliente sul sito.

Partendo da questo dato possiamo capire con buona approssimazione quanto sarà necessario investire ogni giorno, ogni settimana o ogni mese per raggiungere il risultato che ci siamo prefissati.

Il lavoro di chi gestisce le campagne è proprio quello di cercare di abbassare il più possibile questo costo per risultato. Lo si fa migliorando il target, le creatività, i testi, la strategia e tutti gli elementi che possono rendere la campagna più efficace.

L’obiettivo non è spendere meno, ma ottenere il miglior risultato possibile con il budget a disposizione.

Che differenza c’è tra una campagna Lead Generation, una campagna Traffico, una campagna Engagement e una campagna Brand Awareness?

Ogni campagna nasce con uno scopo ben preciso.

Una campagna Lead Generation ha come obiettivo quello di acquisire contatti, ad esempio attraverso un modulo di richiesta informazioni o di preventivo.

Una campagna Traffico serve invece a portare gli utenti verso una destinazione esterna, come il tuo sito web, una landing page oppure una pagina Facebook o Instagram.

Una campagna Engagement ha l’obiettivo di aumentare l’interazione con i contenuti. Rientrano quindi tutte quelle azioni come mettere “Mi piace”, commentare, condividere un post, guardare un video oppure cliccare sui contenuti pubblicati.

Una campagna Brand Awareness, invece, ha un obiettivo diverso: mostrare il tuo contenuto al maggior numero possibile di persone appartenenti al tuo pubblico di riferimento, cercando di aumentare la notorietà del marchio. In questo caso non si punta tanto all’interazione immediata, quanto a far conoscere la tua azienda, i tuoi prodotti o i tuoi servizi.

La scelta della campagna dipende sempre dal risultato che vuoi ottenere. Prima si definisce l’obiettivo e solo dopo si sceglie lo strumento più adatto.

È meglio investire in una campagna Lead Generation o in una campagna di Brand Awareness?

Non esiste una campagna migliore dell’altra. Esistono obiettivi diversi.

Se il tuo obiettivo è acquisire nuovi contatti, probabilmente lavoreremo su una campagna Lead Generation. Se invece vuoi far conoscere la tua azienda, il tuo marchio o un nuovo prodotto, una campagna di Brand Awareness potrebbe essere la scelta più adatta.

Nella nostra esperienza, però, queste due strategie funzionano molto bene insieme. Una persona che ha già visto la tua azienda più volte sarà generalmente più propensa a lasciare i propri dati quando vedrà una campagna di acquisizione contatti.

Per questo motivo, prima definiamo gli obiettivi e poi scegliamo il tipo di campagna. Spesso non si tratta di scegliere una strada oppure l’altra, ma di farle lavorare insieme.

Come faccio a capire se le campagne social stanno davvero funzionando?

La risposta è semplice: bisogna aver deciso prima cosa significa “funzionare”.

Prima di avviare una campagna è importante immaginare quale risultato vogliamo ottenere e quale costo siamo disposti a sostenere per raggiungerlo.

Se i risultati arrivano e il loro costo è in linea con quello che avevamo previsto, probabilmente la campagna sta andando nella direzione giusta.

Se invece i risultati sono pochi oppure costano troppo, non significa necessariamente che la campagna sia sbagliata. Molto spesso è sufficiente rivedere il target, il messaggio, le creatività o la strategia.

Le campagne non si giudicano dalle sensazioni, ma dai dati.

È meglio affidarsi a un’agenzia oppure si possono ottenere buoni risultati anche in autonomia?

Si possono ottenere ottimi risultati anche in autonomia.

Naturalmente servono tempo, competenze, aggiornamento continuo e la voglia di analizzare costantemente i dati.

Un’agenzia di comunicazione porta però un valore aggiunto importante: ogni giorno lavora su aziende, mercati e settori differenti. Questo permette di fare esperienza molto più velocemente, conoscere gli strumenti, evitare errori già visti e trovare soluzioni che difficilmente si imparano gestendo una sola attività.

Non è una questione di essere più bravi. È una questione di esperienza maturata sul campo.

Perché io vedo i miei annunci e molti dei miei clienti no? Come funziona la distribuzione delle campagne?

Le campagne vengono mostrate alle persone in base al pubblico che viene definito durante la loro configurazione.

Se continui a vedere i tuoi annunci, probabilmente c’è qualche impostazione del target che può essere migliorata.

Ad esempio è possibile escludere determinate aree geografiche, interessi, categorie di utenti oppure evitare che gli annunci vengano mostrati a chi gestisce la pagina o lavora all’interno dell’azienda.

L’obiettivo di una campagna non è mostrare gli annunci a tutti, ma mostrarli alle persone che hanno maggiori probabilità di essere interessate ai tuoi prodotti o ai tuoi servizi.

È meglio investire nelle campagne pubblicitarie o pubblicare più contenuti organici?

Secondo noi non bisogna scegliere.

Le campagne pubblicitarie servono a dare visibilità ai contenuti. I contenuti organici, invece, raccontano chi sei e cosa fai.

Se hai la fortuna di pubblicare contenuti che ottengono molta visibilità in modo naturale, probabilmente puoi investire meno in pubblicità.

Se invece il tuo obiettivo è acquisire contatti, vendere un prodotto o promuovere un servizio, difficilmente i soli contenuti organici saranno sufficienti.

Per questo motivo preferiamo far lavorare insieme le due cose. I contenuti costruiscono fiducia, le campagne fanno arrivare quei contenuti alle persone giuste.

Quante creatività servono per realizzare una campagna efficace?

Più di una. Una delle cose più importanti è non fermarsi della prima idea.

Ogni immagine, ogni video e ogni testo possono ottenere risultati molto diversi. Per questo motivo preferiamo realizzare più creatività e lasciare che siano i dati a dirci quale funziona meglio.

Anche il budget ha la sua importanza. Più aumenta l’investimento, più diventa utile avere creatività differenti da alternare nel tempo.

Naturalmente ogni contenuto viene adattato ai vari formati richiesti dalle piattaforme, così da sfruttare al meglio tutti i possibili posizionamenti.

Quanti lead posso aspettarmi da una campagna social?

Dipende. Dipende dal mercato in cui lavori, dalla concorrenza, dal pubblico che vuoi raggiungere, dalla qualità della tua offerta e anche dal motivo per cui una persona dovrebbe lasciarti i propri dati.

Per questo motivo è molto difficile fare una stima senza conoscere il progetto.

Quello che possiamo fare è analizzare il tuo settore, costruire una strategia e, dopo un primo periodo di test, capire quale può essere un costo per contatto sostenibile e quanti lead è realistico aspettarsi.

Le campagne si costruiscono sui dati, non sulle promesse.

Quanti contenuti dovrei pubblicare ogni mese sui social?

Il nostro consiglio è di pubblicare almeno una volta alla settimana. È una buona frequenza per mantenere viva la presenza della tua azienda sui social senza sacrificare la qualità dei contenuti.

Naturalmente non tutte le piattaforme funzionano allo stesso modo. Social come TikTok, ad esempio, premiano una presenza più frequente, mentre Facebook, Instagram o LinkedIn possono dare buoni risultati anche con una pubblicazione meno intensa ma costante nel tempo.

Secondo noi è sempre meglio pubblicare un contenuto interessante ogni settimana piuttosto che pubblicarne uno al giorno senza una strategia o senza avere realmente qualcosa di utile da raccontare.

La costanza è importante, ma ancora più importante è offrire contenuti che possano interessare ai tuoi clienti e rappresentare davvero la tua azienda.

Campagne pubblicitarie

È sufficiente una bella grafica per fare una buona campagna pubblicitaria?

No.

Una campagna efficace nasce da un’idea e da una strategia di comunicazione. La grafica è uno degli strumenti che permettono di valorizzare il messaggio, ma da sola non basta.

Un visual accattivante può attirare l’attenzione; una buona idea è ciò che rende la comunicazione memorabile.

Quanto costa una campagna pubblicitaria?

Dipende dagli obiettivi, dai mezzi di comunicazione coinvolti e dalla complessità del progetto.

Una campagna pubblicitaria può consistere in un singolo soggetto destinato a una specifica iniziativa oppure in un sistema di comunicazione articolato che comprende stampa, affissioni, web, social media, materiali promozionali e strumenti per la rete commerciale.

Per questo motivo non esiste un prezzo standard. Prima di formulare un preventivo preferiamo comprendere il contesto, il pubblico di riferimento e i risultati che si vogliono raggiungere.

Una campagna efficace non nasce dal numero di pagine o di grafiche prodotte, ma dalla capacità di comunicare il messaggio giusto alle persone giuste.

Perché una campagna pubblicitaria costa più di una semplice grafica?

Perché una campagna pubblicitaria non è soltanto un esercizio grafico.

Dietro una campagna ci sono attività di analisi, confronto, ricerca, sviluppo del concept, definizione dei messaggi e progettazione delle diverse applicazioni. La grafica rappresenta la parte visibile di un lavoro molto più ampio.

Un volantino, un’inserzione o un banner possono essere realizzati in poche ore. Costruire un’idea capace di rappresentare un’azienda, distinguersi dai concorrenti e funzionare su più canali richiede invece un percorso progettuale più articolato.

In altre parole, non si acquista soltanto una grafica, ma una strategia di comunicazione tradotta in immagini e contenuti.

Ho già un’idea per la campagna. Potete svilupparla?

Certamente.

Molti clienti arrivano con un’intuizione, uno slogan o un concetto già definito. Il nostro compito è valutarne l’efficacia e trasformarlo in una campagna strutturata, sviluppando visual, contenuti e applicazioni coerenti sui diversi mezzi di comunicazione.

Potete occuparvi anche della stampa, delle affissioni o della pubblicazione online?

Sì.

Possiamo accompagnare il cliente anche nelle fasi successive alla progettazione creativa, coordinando la produzione dei materiali e supportandolo nella scelta dei fornitori più adatti.

Per la stampa e le affissioni collaboriamo con professionisti e aziende specializzate, aiutando il cliente nella richiesta dei preventivi, nella verifica dei materiali e nella preparazione dei file esecutivi.

Per quanto riguarda il web e i canali digitali, possiamo sviluppare le declinazioni della campagna destinate a siti internet, social media, newsletter e altri strumenti di comunicazione online.

Il nostro obiettivo è fare in modo che l’idea progettata mantenga la propria efficacia e coerenza in tutti i canali sui quali verrà utilizzata.

Cataloghi, depliant e volantini

Non so da che parte cominciare. Potete occuparvi voi di testi, immagini e impaginazione?

Sì, è una situazione molto più comune di quanto si possa pensare.

Molti clienti sanno di avere bisogno di un catalogo, una brochure o un depliant, ma non dispongono di testi pronti, fotografie organizzate o di una struttura chiara dei contenuti. Proprio per questo il nostro lavoro non si limita all’impaginazione grafica.

Possiamo aiutarvi a definire i contenuti più importanti, organizzare le informazioni, scrivere o rielaborare i testi, selezionare le immagini più adatte e progettare una struttura che renda il catalogo semplice da consultare e coerente con l’immagine aziendale.

A seconda del progetto possiamo utilizzare materiale già disponibile, organizzare servizi fotografici dedicati, ricorrere a immagini professionali da archivi autorizzati oppure realizzare elaborazioni grafiche e rendering tecnici.

Il nostro consiglio è di non preoccuparvi se non avete tutto pronto. Spesso il punto di partenza è semplicemente una conversazione in cui ci raccontate la vostra azienda, i vostri prodotti e gli obiettivi che volete raggiungere. Da lì possiamo costruire insieme tutto il resto.

In molti casi il cliente arriva con un’idea abbastanza vaga di ciò che desidera comunicare. Trasformare quelle idee in un catalogo efficace è proprio una delle parti più importanti del nostro lavoro.

Per i cataloghi avete un costo a pagina?

No, perché non tutti i cataloghi sono uguali.

Una pagina composta da una sola fotografia e poche righe di testo richiede un lavoro molto diverso rispetto a una pagina ricca di contenuti tecnici, tabelle, schede prodotto, grafici o immagini da elaborare. Per questo motivo un semplice costo a pagina rischia di non rappresentare correttamente l’impegno necessario per realizzare il progetto.

Nella definizione del preventivo valutiamo diversi aspetti: il numero di pagine, la complessità dell’impaginazione, la qualità e l’organizzazione dei materiali forniti, l’eventuale produzione di testi, la gestione delle immagini, le traduzioni e tutte le attività accessorie necessarie.

In alcuni casi possiamo definire un costo medio per pagina come riferimento orientativo, ma il preventivo viene sempre costruito considerando il progetto nel suo insieme.

Il nostro obiettivo non è riempire delle pagine, ma progettare uno strumento di comunicazione efficace, coerente con l’immagine aziendale e semplice da consultare per chi lo utilizzerà.

Per questo preferiamo conoscere il progetto, analizzare il materiale disponibile e comprendere gli obiettivi prima di formulare una valutazione economica.

C’è differenza di costo se i testi del catalogo li fornisco io oppure li realizzate voi?

Sì, perché si tratta di attività differenti.

Se il cliente fornisce testi già definitivi e organizzati, il lavoro può concentrarsi principalmente sulla progettazione grafica, sull’impaginazione e sulla valorizzazione dei contenuti.

Quando invece i testi devono essere scritti, riorganizzati o sviluppati partendo da appunti, materiale tecnico o semplici indicazioni, entra in gioco un’attività aggiuntiva che richiede analisi, sintesi e competenze di comunicazione.

Non sempre significa scrivere tutto da zero. Molto spesso il nostro lavoro consiste nel trasformare informazioni tecniche, descrizioni prodotto o contenuti aziendali in testi più chiari, leggibili ed efficaci per il pubblico a cui il catalogo è destinato.

Per questo motivo il costo del progetto può variare in base al livello di supporto richiesto nella produzione dei contenuti.

In fase di preventivo cerchiamo sempre di capire quali materiali sono già disponibili e quali invece devono essere creati, in modo da proporre una soluzione proporzionata alle reali esigenze del progetto.

Spesso un buon catalogo non dipende soltanto dalla qualità della grafica, ma anche dalla capacità dei testi di raccontare correttamente l’azienda, i prodotti e i valori che la distinguono.

Ho molti prodotti da inserire nel catalogo ma non ho le fotografie. Come posso fare?

È una situazione molto frequente, soprattutto nelle aziende che hanno cataloghi molto ampi o prodotti tecnici.

La soluzione migliore dipende dal tipo di prodotto e dagli obiettivi del catalogo. In alcuni casi può essere opportuno organizzare un servizio fotografico professionale, mentre in altri è possibile utilizzare rendering 3D, immagini generate a partire da file tecnici, disegni CAD o altri materiali già disponibili in azienda.

Quando il numero di prodotti è particolarmente elevato, spesso analizziamo insieme quali articoli meritano immagini dedicate e quali possono essere rappresentati in modo più sintetico attraverso schede tecniche, tabelle o illustrazioni.

Se non disponete di alcun materiale fotografico, possiamo aiutarvi a individuare la soluzione più sostenibile dal punto di vista economico e più efficace dal punto di vista comunicativo.

L’importante è non sottovalutare il ruolo delle immagini. In molti cataloghi la qualità della presentazione visiva incide sulla percezione del prodotto tanto quanto le caratteristiche tecniche o il prezzo.

Prima di avviare il progetto analizziamo sempre il materiale disponibile e valutiamo insieme il modo migliore per valorizzare i prodotti senza generare costi inutili o sproporzionati rispetto agli obiettivi del catalogo.

Per il mio catalogo ho soltanto file CAD o disegni tecnici. Potete realizzare le immagini?

Sì.

Molte aziende industriali possiedono soltanto disegni tecnici, modelli 3D o file CAD dei propri prodotti. In questi casi è possibile realizzare rendering, immagini tridimensionali o elaborazioni grafiche che consentano di presentare il prodotto in modo più chiaro e professionale all’interno del catalogo.

La tipologia di immagine realizzabile dipende dalla qualità e dal formato dei file disponibili, ma nella maggior parte dei casi è possibile ottenere risultati molto efficaci anche partendo da materiale tecnico.

Posso utilizzare nel catalogo i testi che ho già pubblicato sul sito web?

Certamente, ma raramente è la soluzione migliore senza qualche adattamento.

Un testo pensato per essere letto online segue logiche diverse rispetto a un catalogo cartaceo o a una brochure. Sul web gli utenti leggono in modo rapido e frammentato, mentre un catalogo richiede una struttura più ordinata e una maggiore attenzione alla consultazione.

Per questo motivo spesso utilizziamo i contenuti esistenti come base di partenza, riorganizzandoli e adattandoli al nuovo contesto. In questo modo si valorizza il lavoro già svolto senza rinunciare all’efficacia comunicativa del catalogo.

Non ho fotografie. Potete occuparvene voi?

Sì.

A seconda del progetto possiamo suggerire la realizzazione di un servizio fotografico professionale oppure selezionare immagini provenienti da archivi fotografici autorizzati.

La scelta dipende dal tipo di catalogo e dagli obiettivi di comunicazione. In alcuni settori le fotografie originali dell’azienda rappresentano un valore aggiunto importante, mentre in altri casi immagini professionali di repertorio possono essere una soluzione efficace.

Potete consigliarmi anche la carta sulla quale stampare il catalogo? È una scelta importante?

Assolutamente sì. La scelta della carta è molto più importante di quanto si possa pensare.

La stessa impaginazione stampata su due carte diverse può trasmettere sensazioni completamente differenti. Grammatura, finitura, colore, opacità e consistenza influenzano non solo l’aspetto del catalogo, ma anche la percezione della qualità dell’azienda che lo presenta.

Una carta patinata può valorizzare fotografie e immagini ad alta definizione, mentre una carta usomano può comunicare maggiore naturalità ed eleganza. In altri casi possono essere utili carte speciali, riciclate o con particolari texture per rafforzare il messaggio del brand.

La scelta non dipende soltanto dal budget, ma anche dal settore, dal tipo di prodotti presentati e dagli obiettivi di comunicazione. Un catalogo tecnico, un portfolio fotografico e una brochure istituzionale richiedono spesso soluzioni molto diverse tra loro.

Grazie all’esperienza maturata nella progettazione editoriale e nei processi di stampa, possiamo consigliarvi le soluzioni più adatte e confrontarci con gli stampatori per individuare il miglior equilibrio tra resa estetica, funzionalità e costi di produzione.

Spesso una buona scelta della carta contribuisce alla qualità percepita del catalogo tanto quanto il progetto grafico stesso.

Abbiamo già un catalogo realizzato da un’altra agenzia. Potete aggiornarlo o apportare delle modifiche?

Sì, nella maggior parte dei casi è possibile intervenire su un catalogo esistente per aggiornare contenuti, immagini, prodotti, prezzi o informazioni aziendali.

La prima cosa da verificare è la disponibilità dei file sorgente originali. Disporre dei file di impaginazione consente infatti di lavorare in modo più rapido ed efficiente, mantenendo la struttura grafica già esistente e apportando le modifiche necessarie.

Se i file originali non sono disponibili, è comunque possibile valutare soluzioni alternative. In alcuni casi riusciamo a intervenire direttamente sui PDF esistenti, mentre in altri può essere necessario ricostruire parzialmente o completamente l’impaginazione.

Prima di procedere analizziamo sempre il materiale disponibile e la tipologia di intervento richiesto, in modo da individuare la soluzione più conveniente e proporzionata al risultato che si vuole ottenere.

Molte aziende si trovano nella situazione di dover aggiornare un catalogo realizzato anni prima da un’altra agenzia. Non è quindi necessario ripartire da zero: spesso è possibile valorizzare il lavoro già svolto, aggiornandolo e adeguandolo alle nuove esigenze aziendali.

In un’epoca in cui tutto è digitale, ha ancora senso realizzare un catalogo cartaceo?

Secondo noi sì, a patto che abbia un obiettivo preciso.

Il catalogo cartaceo non è stato sostituito dal digitale, ma ha semplicemente cambiato ruolo. Oggi non è più soltanto uno strumento per presentare prodotti e servizi, ma anche un mezzo per trasmettere valore, autorevolezza e identità aziendale.

In molti settori il catalogo continua a essere uno strumento importante durante fiere, visite commerciali, incontri con clienti, showroom e presentazioni aziendali. A differenza di una pagina web, è un oggetto fisico che rimane sulla scrivania, può essere consultato con calma e contribuisce a rafforzare il ricordo del brand.

Naturalmente non tutti i progetti richiedono una versione stampata. In alcuni casi una brochure digitale o un catalogo online possono essere più che sufficienti. In altri, soprattutto nel settore industriale e nel B2B, il supporto cartaceo continua a rappresentare un importante strumento di vendita.

Per questo motivo non partiamo mai dalla domanda “cartaceo o digitale?”, ma da una domanda più semplice: “come verrà utilizzato questo catalogo?”.

Molto spesso la soluzione migliore è progettare un unico catalogo che possa vivere efficacemente sia in formato stampato sia in formato digitale, mantenendo coerenza nella comunicazione e ottimizzando l’investimento.

La tecnologia cambia, ma la necessità di presentare bene la propria azienda e i propri prodotti rimane la stessa. Il catalogo è semplicemente uno degli strumenti che possono aiutare a farlo.

Si possono inserire più lingue nello stesso catalogo?

Sì, ma è importante valutare attentamente se sia davvero la soluzione più efficace.

Dal punto di vista tecnico non esistono particolari limitazioni: è possibile realizzare cataloghi bilingue o multilingue affiancando le traduzioni nella stessa pagina oppure organizzando sezioni dedicate per ogni lingua.

La scelta migliore dipende dal tipo di catalogo, dal numero di lingue coinvolte e dal pubblico a cui è destinato. In alcuni casi avere più lingue nello stesso documento è pratico e conveniente; in altri può rendere il catalogo più difficile da consultare, aumentare il numero di pagine e ridurre lo spazio disponibile per immagini e contenuti.

Durante la progettazione valutiamo sempre quale soluzione offra il miglior equilibrio tra chiarezza, costi di produzione e facilità di utilizzo. Talvolta può essere più efficace realizzare versioni separate per ciascun mercato, mentre in altri casi un unico catalogo multilingua rappresenta la scelta più razionale.

Se disponete già delle traduzioni possiamo integrarle direttamente nel progetto. Se invece devono ancora essere realizzate, possiamo aiutarvi a organizzare il materiale e collaborare con professionisti specializzati nella traduzione tecnica e commerciale.

L’obiettivo non è semplicemente inserire più lingue nello stesso documento, ma garantire che ogni destinatario possa trovare le informazioni in modo chiaro e immediato.

Fornite anche le traduzioni per cataloghi e brochure?

Sì, quando il progetto lo richiede possiamo occuparci anche della gestione delle traduzioni.

Per questo servizio collaboriamo con professionisti e agenzie specializzate nella traduzione tecnica e commerciale, in modo da garantire contenuti corretti e adeguati al mercato di destinazione.

Preferiamo invece non affidarci a traduzioni automatiche generate da software o strumenti di Intelligenza Artificiale senza una successiva revisione professionale. Sebbene possano essere utili come punto di partenza, non sempre garantiscono la precisione terminologica e la qualità necessarie per una comunicazione aziendale.

Se disponete già di traduzioni realizzate internamente o tramite vostri fornitori di fiducia, possiamo naturalmente utilizzarle all’interno del progetto.

Il nostro lavoro è progettare strumenti di comunicazione efficaci e professionali. Per questo motivo riteniamo che anche la qualità delle traduzioni debba essere all’altezza del catalogo, della brochure o dell’immagine aziendale che stiamo realizzando. Un buon progetto grafico rischia infatti di perdere valore se accompagnato da testi tradotti in modo approssimativo.

È utile inserire dei QR Code all’interno di un catalogo prodotti?

Sì, se hanno una funzione precisa e portano valore a chi consulta il catalogo.

I QR Code possono essere un ottimo strumento per collegare il materiale cartaceo a contenuti digitali che sarebbe difficile o poco pratico inserire direttamente nella pubblicazione. Ad esempio possono rimandare a schede tecniche aggiornate, video dimostrativi, istruzioni di montaggio, configuratori, pagine prodotto, casi studio o contenuti di approfondimento.

Tuttavia è importante evitare di inserire QR Code solo perché sono di moda. Un codice che punta semplicemente alla home page del sito o a una pagina poco utile rischia di essere ignorato e di occupare spazio senza apportare alcun beneficio.

Quando progettiamo un catalogo valutiamo sempre se l’integrazione tra carta e digitale possa migliorare l’esperienza dell’utente. In molti settori, soprattutto nel B2B e nell’industria, i QR Code possono essere particolarmente utili per mantenere il catalogo più snello e rimandare online alle informazioni soggette a frequenti aggiornamenti.

Un altro vantaggio è che il catalogo stampato continua a svolgere il proprio ruolo di presentazione e consultazione, mentre il contenuto digitale può essere aggiornato nel tempo senza dover ristampare l’intera pubblicazione.

Come per ogni strumento di comunicazione, il valore del QR Code non dipende dalla sua presenza, ma dall’utilità del contenuto che si trova dall’altra parte della scansione.

Fornite i file aperti alla fine del progetto?

Sì, ma è importante distinguere tra i file necessari all’utilizzo del catalogo e i file sorgente utilizzati durante la progettazione.

Al termine del lavoro consegniamo sempre i file finali necessari per la stampa e per la distribuzione digitale del catalogo, in modo che possiate utilizzarlo senza limitazioni.

Per quanto riguarda i file aperti di impaginazione (ad esempio Adobe InDesign o altri software professionali), la consegna viene valutata in base al tipo di progetto e agli accordi definiti in fase di preventivo.

Questo perché i file sorgente non contengono soltanto il catalogo finale, ma anche l’organizzazione del lavoro, gli stili, le procedure e l’esperienza progettuale maturata durante la realizzazione.

Preferiamo affrontare questo aspetto in modo trasparente fin dall’inizio, così da definire con chiarezza quali materiali saranno consegnati al termine del progetto.

In ogni caso il cliente riceverà sempre tutto ciò che è necessario per stampare, consultare e utilizzare il catalogo senza dipendere dalla nostra agenzia per le normali attività operative future.

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Altre meno consigliate

Ho trovato delle foto sul web. Posso utilizzarle nel mio catalogo?

Nella maggior parte dei casi no.

Le immagini pubblicate online sono generalmente protette da copyright e il fatto che siano facilmente reperibili su Internet non significa che possano essere utilizzate liberamente all’interno di materiali aziendali o commerciali.

Se non si conosce con certezza la provenienza e la licenza di utilizzo di una fotografia, il rischio è quello di utilizzare immagini senza autorizzazione. Per questo consigliamo sempre di utilizzare fotografie proprie oppure immagini acquistate regolarmente attraverso banche dati professionali.

Ho un catalogo impaginato in PowerPoint. Potete aiutarmi a mandarlo in stampa?

Sì, ma prima è necessario verificare come è stato realizzato il file.

PowerPoint è uno strumento molto utile per creare presentazioni e documenti interni, ma non nasce come software professionale per l’impaginazione destinata alla stampa. Per questo motivo possono emergere problemi legati alla qualità delle immagini, alla gestione dei colori, ai margini di sicurezza, all’abbondanza di stampa o all’esportazione del PDF finale.

Possiamo analizzare il file e valutare se sia sufficiente una verifica tecnica prima della stampa oppure se sia consigliabile intervenire sull’impaginazione per ottenere un risultato migliore.

In molti casi riusciamo a preparare correttamente il materiale per la stampa partendo dal PowerPoint esistente. In altri, soprattutto per cataloghi più complessi o destinati a produzioni di qualità elevata, può essere opportuno ricostruire il documento con software professionali di impaginazione.

L’obiettivo è evitare sorprese in fase di stampa e garantire che il catalogo finale abbia la qualità che ci si aspetta una volta uscito dalla tipografia.

Ho realizzato un catalogo o una brochure su Canva. Potete lavorarci e prepararla per la stampa?

Sì, nella maggior parte dei casi possiamo intervenire anche su progetti realizzati con Canva.

Negli ultimi anni Canva è diventato uno strumento molto diffuso per la realizzazione di brochure, cataloghi, volantini e materiali promozionali. È una piattaforma pratica e accessibile, ma non sempre i file vengono preparati tenendo conto delle esigenze della stampa professionale.

Possiamo verificare il progetto, controllare la qualità delle immagini, la corretta impostazione dei colori, i margini di sicurezza, le abbondanze e tutti gli aspetti tecnici necessari per ottenere un buon risultato in stampa.

In alcuni casi è sufficiente effettuare alcune correzioni e preparare correttamente il PDF esecutivo. In altri, soprattutto quando il progetto deve essere stampato in grandi quantità o con particolari requisiti qualitativi, può essere consigliabile riorganizzare o ricostruire parte dell’impaginazione utilizzando strumenti professionali.

Canva è un ottimo punto di partenza, ma il passaggio dalla grafica a video al prodotto stampato richiede alcune attenzioni che non sempre sono evidenti durante la fase di progettazione.

Per questo possiamo affiancarvi nella verifica del progetto e accompagnarvi fino alla consegna dei file corretti per la stampa.

Ho delle fotografie molto datate. Potete aiutarmi a migliorarle o svecchiarle?

Sì, in molti casi è possibile intervenire sulle immagini esistenti per migliorarne la qualità e renderle più adatte a un catalogo, una brochure o altri materiali di comunicazione.

A seconda della situazione possiamo effettuare operazioni di ritocco, correzione cromatica, pulizia delle immagini, miglioramento della definizione o altri interventi finalizzati a rendere il materiale più attuale e professionale.

Prima di procedere valutiamo sempre lo stato delle fotografie, perché il risultato ottenibile dipende molto dalla qualità del file originale. Alcune immagini possono essere recuperate con ottimi risultati, mentre altre potrebbero richiedere interventi più approfonditi o rendere consigliabile la realizzazione di nuove fotografie.

L’ottimizzazione e il ritocco delle immagini non sono normalmente compresi nel costo di realizzazione del catalogo, poiché rappresentano un’attività specifica che viene valutata e quantificata separatamente in base al numero di immagini e al livello di intervento necessario.

Il nostro obiettivo è utilizzare fotografie che valorizzino il vostro catalogo e la vostra azienda, evitando che immagini datate o di scarsa qualità penalizzino il risultato finale.

Posso inserire i loghi dei miei clienti nella brochure come referenza o testimonial?

In linea generale sì, ma è sempre consigliabile avere l’autorizzazione del titolare del marchio.

Il fatto di aver collaborato con un’azienda non implica automaticamente il diritto di utilizzare il suo logo all’interno di brochure, cataloghi, siti web o altri materiali promozionali. Il marchio rimane infatti di proprietà dell’azienda che lo ha registrato o che ne detiene i diritti.

Molte aziende concedono volentieri l’utilizzo del proprio logo come referenza commerciale, soprattutto quando il rapporto di collaborazione è consolidato. Altre, invece, preferiscono autorizzarne l’utilizzo solo previa approvazione oppure stabiliscono regole precise su modalità e contesti di pubblicazione.

Per questo motivo consigliamo sempre di richiedere una conferma preventiva, anche informale, prima di pubblicare loghi di clienti, partner o fornitori nei propri materiali di comunicazione.

Se avete dubbi sulla possibilità di utilizzare determinati marchi, possiamo aiutarvi a valutare la situazione e a individuare la soluzione più corretta per presentare le vostre referenze senza creare possibili contestazioni future.

In caso di incertezza, una semplice richiesta di autorizzazione è quasi sempre la strada più sicura e professionale.

Che differenza c’è tra un catalogo e una monografia aziendale?

Anche se spesso vengono confusi, catalogo e monografia hanno obiettivi molto diversi.

Il catalogo è uno strumento commerciale pensato principalmente per presentare prodotti, servizi, caratteristiche tecniche e informazioni utili alla vendita. L’attenzione è rivolta a ciò che l’azienda offre al mercato.

La monografia aziendale, invece, racconta l’azienda stessa. Parla della sua storia, dei valori, delle persone, delle competenze, dei processi produttivi, delle certificazioni, dei progetti realizzati e di tutto ciò che contribuisce a definirne l’identità e l’autorevolezza.

In altre parole, il catalogo risponde alla domanda: “Cosa fate?”, mentre la monografia cerca di spiegare: “Chi siete?” e “Perché un cliente dovrebbe scegliere voi?”.

Per molte aziende, soprattutto nel settore B2B e industriale, la monografia rappresenta uno strumento importante durante incontri commerciali, fiere e presentazioni istituzionali, perché permette di raccontare aspetti che difficilmente trovano spazio in un catalogo prodotti.

Naturalmente i due strumenti non si escludono a vicenda. In alcuni casi possono convivere all’interno dello stesso progetto editoriale, mentre in altri è più efficace mantenerli separati per consentire una comunicazione più chiara e mirata.

La scelta dipende dagli obiettivi che si vogliono raggiungere e dal tipo di pubblico a cui ci si rivolge.

È meglio un catalogo con molte fotografie o con molto testo?

Dipende da cosa dovete comunicare e da chi dovrà leggere il catalogo.

Non esiste una regola valida per tutti i settori. In alcuni casi le immagini sono fondamentali per valorizzare il prodotto e trasmetterne qualità, caratteristiche e dettagli. In altri, soprattutto nei settori tecnici o industriali, le informazioni, i dati e le specifiche possono avere un peso maggiore rispetto all’aspetto visivo.

L’errore più comune è pensare che un catalogo debba essere riempito di fotografie oppure, al contrario, di lunghe descrizioni. Un buon progetto editoriale nasce dall’equilibrio tra immagini e contenuti, utilizzando ogni elemento quando serve davvero a migliorare la comprensione del messaggio.

Le fotografie attirano l’attenzione e aiutano a creare interesse. I testi spiegano, approfondiscono e supportano il processo decisionale. Quando uno dei due elementi prevale senza una reale motivazione, il catalogo rischia di diventare meno efficace.

Durante la progettazione valutiamo sempre il tipo di pubblico, il settore di riferimento e gli obiettivi commerciali del catalogo, costruendo il giusto equilibrio tra contenuto visivo e contenuto informativo.

In fondo la domanda non dovrebbe essere “più foto o più testo?”, ma piuttosto: “di quali informazioni ha bisogno il mio cliente per scegliere la mia azienda o il mio prodotto?”.

Vi occupate anche di libri?

Sì, ci occupiamo anche di progetti editoriali, ma è importante distinguere le diverse attività coinvolte.

Possiamo supportare autori, aziende, associazioni ed enti nella progettazione grafica del libro, nell’impaginazione editoriale, nella realizzazione della copertina, nella preparazione dei file per la stampa e nella gestione del rapporto con gli stampatori.

Se necessario possiamo affiancare il cliente anche nella revisione dei contenuti, nell’organizzazione del materiale iconografico e nella definizione del progetto editoriale.

Non siamo una casa editrice e non ci occupiamo direttamente di distribuzione libraria o promozione editoriale, ma possiamo accompagnare il progetto dalla fase iniziale fino alla produzione del volume stampato.

Nel corso degli anni abbiamo lavorato sia su pubblicazioni aziendali e istituzionali sia su libri celebrativi, volumi fotografici, cataloghi d’arte, monografie e pubblicazioni legate alla valorizzazione del territorio.

Come per un catalogo o una brochure, anche per un libro ogni progetto ha caratteristiche e obiettivi differenti. Per questo preferiamo sempre partire da un confronto con l’autore o con il committente per individuare la soluzione editoriale più adatta.

Ho le fotografie dei prodotti realizzate in momenti diversi e con sfondi differenti. Potete aiutarmi a uniformarle?

Sì, è una situazione piuttosto frequente, soprattutto nelle aziende che hanno costruito il proprio archivio fotografico nel corso degli anni.

Quando le immagini provengono da fonti diverse, sono state scattate in periodi differenti o con modalità non uniformi, il risultato finale può apparire poco coerente e penalizzare la qualità percepita del catalogo.

Prima di iniziare l’impaginazione analizziamo il materiale disponibile e valutiamo gli interventi necessari per rendere le immagini il più possibile omogenee. A seconda dei casi possiamo intervenire su sfondi, luminosità, colori, inquadrature e altri aspetti che contribuiscono a creare una presentazione più uniforme dei prodotti.

Naturalmente il livello di uniformità raggiungibile dipende dalla qualità e dalle caratteristiche delle fotografie originali. In alcuni casi è possibile ottenere ottimi risultati attraverso attività di post-produzione, mentre in altri può essere opportuno valutare la realizzazione di nuove fotografie.

L’ottimizzazione e la lavorazione delle immagini rappresentano generalmente un’attività specifica, che viene valutata e quantificata separatamente rispetto all’impaginazione del catalogo.

Un catalogo in cui i prodotti sono presentati in modo coerente e uniforme risulta più professionale, più facile da consultare e valorizza maggiormente sia i prodotti sia l’immagine dell’azienda.

È utile inserire un codice identificativo o una data sul retro del catalogo?

Sì, nella maggior parte dei casi è una buona pratica.

Molte aziende aggiornano periodicamente cataloghi, listini, brochure tecniche o documentazione commerciale. Inserire una data di pubblicazione, un numero di edizione o un codice identificativo permette di distinguere facilmente le diverse versioni ed evitare confusioni tra documenti aggiornati e materiali ormai superati.

Questo aspetto è particolarmente utile quando il catalogo contiene informazioni soggette a variazioni nel tempo, come prodotti, caratteristiche tecniche, prezzi, certificazioni o riferimenti normativi.

Non è necessario che il codice sia particolarmente complesso. Spesso è sufficiente indicare il mese e l’anno di pubblicazione oppure una sigla che identifichi chiaramente la versione del documento.

Per le aziende che operano con reti commerciali, distributori o mercati internazionali, questa semplice informazione può facilitare notevolmente la gestione e l’aggiornamento della documentazione.

Si tratta di un dettaglio apparentemente secondario, ma che nel tempo può evitare molti dubbi e aiutare a mantenere sotto controllo le diverse edizioni dei materiali aziendali.

Nei cataloghi multilingua è utile utilizzare codici lingua o bandiere per identificare le diverse versioni?

Sì, è una soluzione che consigliamo spesso, soprattutto quando il catalogo viene distribuito in più mercati o quando esistono diverse versioni linguistiche dello stesso documento.

Inserire un codice lingua (ad esempio IT, EN, DE, FR) oppure una sigla identificativa sulla copertina o sul retro del catalogo aiuta a riconoscere immediatamente la versione corretta ed evita errori nella distribuzione, nell’archiviazione o nelle ristampe.

Per quanto riguarda le bandiere, possono essere utili in alcuni contesti, ma vanno utilizzate con attenzione. Una lingua non coincide sempre con una singola nazione: ad esempio l’inglese è parlato in molti Paesi e il tedesco viene utilizzato in diverse aree geografiche. Per questo motivo, quando possibile, preferiamo utilizzare codici lingua internazionali o indicazioni testuali che risultano più precise e meno soggette a interpretazioni.

Nei progetti multilingua studiamo sempre un sistema di identificazione semplice e coerente che permetta a clienti, agenti e distributori di individuare rapidamente la versione corretta del catalogo.

Può sembrare un dettaglio secondario, ma quando un’azienda gestisce più lingue e più mercati, una chiara identificazione delle versioni aiuta a evitare errori, sprechi di materiale e inutili ristampe.

È meglio un catalogo in formato verticale o orizzontale?

Dipende dal tipo di contenuti che dovrà ospitare e da come verrà utilizzato.

Il formato verticale è il più diffuso perché risulta pratico da consultare, semplice da archiviare e particolarmente adatto a testi, schede prodotto e documentazione tecnica. Per questo motivo è spesso la scelta naturale per cataloghi aziendali, brochure istituzionali e pubblicazioni commerciali.

Il formato orizzontale può invece valorizzare maggiormente fotografie panoramiche, immagini di grandi dimensioni, rendering, progetti, macchinari o prodotti che beneficiano di una presentazione più ampia e scenografica. È una soluzione spesso utilizzata quando l’impatto visivo ha un ruolo importante nella comunicazione.

La scelta non dovrebbe essere guidata soltanto dal gusto estetico. È importante considerare il tipo di materiale disponibile, il numero di immagini, la quantità di testo, le modalità di consultazione e anche gli aspetti pratici legati alla stampa e alla conservazione del catalogo.

Durante la progettazione valutiamo sempre quale formato permetta di presentare i contenuti nel modo più efficace. In alcuni casi un formato orizzontale può valorizzare il progetto, mentre in altri rischia soltanto di complicarne la lettura.

Più che chiedersi quale formato sia più bello, conviene domandarsi quale formato aiuti maggiormente il lettore a trovare e comprendere le informazioni che sta cercando.

Ho un catalogo realizzato in PowerPoint. Potete trasformarlo in un catalogo professionale?

Sì. È una situazione che ci capita abbastanza spesso.

Molte aziende utilizzano PowerPoint per preparare cataloghi tecnici, listini, presentazioni commerciali o documentazione destinata inizialmente a un uso interno. Con il tempo, però, questi materiali diventano strumenti di vendita e nasce l’esigenza di renderli più professionali.

Possiamo partire direttamente dal file PowerPoint esistente, mantenendo tutti i contenuti già realizzati e trasformandoli in un catalogo progettato per la stampa o per la distribuzione digitale.

A seconda del progetto possiamo:

Quando il documento è molto semplice possiamo anche intervenire direttamente sul file esistente. Se invece il catalogo deve diventare uno strumento di comunicazione strutturato, preferiamo ricostruirlo con software professionali, mantenendo però tutto il lavoro già svolto.

Il nostro obiettivo non è far rifare il catalogo da zero, ma valorizzare il materiale che avete già preparato, trasformandolo in uno strumento di comunicazione più efficace e professionale.

Grafica per stand fieristici e allestimenti

Cosa fate concretamente per uno stand fieristico?

Ci occupiamo della parte progettuale e comunicativa.

Possiamo sviluppare rendering 3D, proposte di layout, studio dei percorsi visivi, progettazione delle pareti grafiche, pannelli, fondali, totem, materiali informativi e tutti gli elementi che contribuiscono a definire l’immagine dello stand.

L’obiettivo è creare uno spazio coerente con il brand e capace di comunicare in modo efficace durante la manifestazione.

Realizzate anche rendering e simulazioni 3D dello stand?

Sì.

Prima della realizzazione è spesso utile visualizzare il progetto attraverso rendering tridimensionali che permettono di comprendere meglio gli spazi, l’impatto visivo e la disposizione degli elementi grafici.

Questo aiuta il cliente a valutare il risultato finale e facilita il dialogo con chi dovrà costruire materialmente lo stand.

Ho già un allestitore. Possiamo lavorare insieme?

Certamente.

È probabilmente la situazione più frequente.

Molte aziende hanno già un fornitore di fiducia che si occupa della struttura e della realizzazione dello stand. In questi casi noi ci occupiamo esclusivamente della progettazione grafica e creativa, collaborando con l’allestitore per fornire tutti i materiali necessari alla produzione.

Il nostro obiettivo non è sostituire il vostro fornitore, ma aiutarlo a valorizzare al meglio l’immagine dell’azienda.

Potete consigliarmi un’azienda che realizzi lo stand?

Preferiamo non svolgere questo ruolo.

Ricreativi si occupa della progettazione grafica e della comunicazione, mentre la scelta dell’allestitore dipende spesso da aspetti logistici, geografici, tecnici ed economici che esulano dal nostro lavoro.

Nella maggior parte dei casi il cliente dispone già di un proprio fornitore oppure individua autonomamente l’azienda che realizzerà lo stand.

Noi possiamo collaborare con qualsiasi allestitore e fornire tutto il materiale necessario per la produzione.

Potete progettare la grafica partendo da uno stand già esistente?

Sì.

Molte aziende utilizzano strutture modulari riutilizzabili per più eventi e fiere. In questi casi possiamo sviluppare una nuova veste grafica mantenendo la struttura esistente.

Spesso è una soluzione efficace per rinnovare l’immagine dello stand senza affrontare i costi di una nuova realizzazione completa.

Fornite anche i file pronti per la stampa?

Sì.

Una volta approvato il progetto prepariamo tutti i file esecutivi necessari per la produzione dei pannelli, delle pareti grafiche, dei fondali, dei totem e degli altri elementi previsti dall’allestimento.

I file vengono predisposti secondo le specifiche tecniche richieste dall’allestitore o dai fornitori incaricati della stampa.

Posso utilizzare la corporate identity aziendale anche nello stand?

Non solo è possibile, ma è consigliabile.

Lo stand rappresenta uno dei luoghi in cui l’azienda entra maggiormente in contatto con clienti, fornitori e potenziali partner. Per questo motivo dovrebbe essere coerente con il sito web, i cataloghi, i materiali commerciali e tutti gli altri strumenti di comunicazione.

Uno stand ben progettato non dovrebbe sembrare un elemento isolato, ma una naturale estensione dell’identità aziendale.

Quanto tempo prima della fiera dovrei iniziare il progetto?

Prima possibile.

La progettazione grafica deve coordinarsi con i tempi di produzione dello stand, delle stampe e dell’organizzazione dell’evento. Lavorare con il giusto anticipo permette di valutare diverse soluzioni, effettuare eventuali correzioni e arrivare alla fiera senza urgenze inutili.

Idealmente consigliamo di iniziare il progetto diverse settimane prima dell’evento, soprattutto per allestimenti complessi.

Quanto costa progettare la grafica di uno stand fieristico?

Dipende dalle dimensioni dello spazio, dal livello di personalizzazione richiesto e dalla complessità del progetto.

La progettazione di una semplice veste grafica per uno stand modulare richiede un lavoro molto diverso rispetto allo sviluppo completo di un concept espositivo con rendering 3D, percorsi di visita, materiali coordinati e molteplici applicazioni.

Per questo motivo preferiamo sempre valutare il progetto nel suo insieme prima di formulare una proposta economica.

L’obiettivo non è produrre semplicemente delle grafiche, ma creare uno spazio che rappresenti correttamente l’azienda e la renda riconoscibile all’interno della manifestazione.

Avete un reparto interno dedicato alla modellazione 3D?

Sì.

All’interno di Ricreativi operano figure specializzate nella modellazione e visualizzazione tridimensionale che collaborano quotidianamente con il team creativo dell’agenzia.

Questo ci permette di integrare il 3D all’interno di cataloghi, siti web, video, fiere, campagne pubblicitarie e progetti di comunicazione senza dover ricorrere a fornitori esterni.

Quando necessario collaboriamo anche con altre agenzie, studi di progettazione e professionisti che desiderano integrare contenuti tridimensionali all’interno dei propri progetti.

Modellazione ambienti 3D

Potete realizzare un modello 3D anche se il prodotto non è ancora stato costruito?

Sì.

Uno dei principali vantaggi della modellazione 3D è proprio la possibilità di visualizzare un prodotto prima della sua realizzazione fisica.

Partendo da disegni tecnici, schizzi, progetti CAD o semplici indicazioni dimensionali possiamo sviluppare modelli tridimensionali che consentono di presentare il prodotto in fase di prevendita, durante lo sviluppo o in occasione di fiere e presentazioni commerciali.

Realizzate modellazione 3D da zero?

Sì, quando il progetto lo richiede.

Possiamo sviluppare modelli tridimensionali partendo da fotografie, disegni tecnici, schizzi o indicazioni fornite dal cliente.

Prima di iniziare analizziamo sempre l’obiettivo finale del progetto, perché un modello destinato a un catalogo, a un video animato, a un sito web o a una simulazione tecnica può richiedere approcci molto differenti.

Potete realizzare animazioni 3D oltre ai render statici?

Sì.

A seconda delle esigenze possiamo sviluppare sia immagini statiche sia animazioni tridimensionali utili per mostrare il funzionamento di un prodotto, le fasi di assemblaggio, le caratteristiche tecniche o particolari difficili da rappresentare con la fotografia tradizionale.

Le animazioni possono essere utilizzate in video aziendali, fiere, presentazioni commerciali, siti web e contenuti digitali.

Ho soltanto alcune fotografie del prodotto. È sufficiente per realizzare un modello 3D?

Dipende dalla complessità dell’oggetto e dal livello di dettaglio richiesto.

In alcuni casi le fotografie possono essere sufficienti per ricostruire un modello tridimensionale credibile. In altri può essere necessario integrare il materiale con misure, disegni tecnici o ulteriori riferimenti.

Prima di formulare una proposta valutiamo sempre il materiale disponibile per capire quale risultato sia realisticamente ottenibile.

La modellazione 3D può sostituire un servizio fotografico?

In alcuni casi sì.

Quando il prodotto non è ancora disponibile, quando occorre mostrare varianti non ancora prodotte o quando si desidera rappresentare elementi interni non visibili dall’esterno, la modellazione 3D può diventare una valida alternativa alla fotografia.

In altri casi i due strumenti lavorano insieme: fotografie e rendering possono convivere all’interno dello stesso catalogo o della stessa presentazione.

Posso utilizzare i modelli 3D per cataloghi, sito web e video contemporaneamente?

Certamente.

Uno dei vantaggi principali della modellazione 3D è proprio la possibilità di utilizzare lo stesso modello per diversi strumenti di comunicazione.

Una volta realizzato, il modello può generare immagini per cataloghi, contenuti per il sito web, animazioni video, materiali per fiere, presentazioni commerciali e altri supporti digitali.

Questo permette spesso di ottimizzare tempi e investimenti.

Fornite anche i file 3D originali?

Dipende dal progetto e dagli accordi definiti in fase di preventivo.

Al termine del lavoro consegniamo sempre i materiali concordati per l’utilizzo previsto dal progetto: rendering, animazioni, immagini o altri contenuti sviluppati.

L’eventuale consegna dei file sorgente tridimensionali viene invece valutata caso per caso e definita preventivamente.

Quanto costa realizzare un modello 3D?

Non esiste un costo standard.

Un piccolo componente tecnico, un prodotto industriale complesso, un’animazione o un rendering fotorealistico richiedono tempi e competenze molto differenti.

Per formulare una valutazione corretta è necessario comprendere il materiale di partenza, il livello di dettaglio richiesto e l’utilizzo finale del modello.

Più che sul numero di ore di modellazione, preferiamo ragionare sugli obiettivi di comunicazione che il progetto deve raggiungere.

Collaborate anche con altre agenzie di comunicazione o studi grafici?

Sì.

La modellazione 3D è una competenza che sviluppiamo internamente e che mettiamo a disposizione sia dei nostri clienti sia di altre realtà che operano nel settore della comunicazione.

Molte agenzie, studi grafici, web agency e professionisti si occupano quotidianamente di branding, cataloghi, video, siti web o campagne pubblicitarie senza avere al proprio interno figure specializzate nella modellazione tridimensionale.

In questi casi possiamo intervenire come partner tecnico-creativo, integrandoci nel flusso di lavoro esistente e fornendo supporto per rendering, visualizzazioni prodotto, animazioni e contenuti tridimensionali destinati alla comunicazione.

Lavoriamo abitualmente con file CAD, modelli tecnici e materiali forniti dal cliente o dall’agenzia, adattando il risultato finale alle esigenze del progetto.

Il nostro obiettivo non è sostituirci alle altre figure coinvolte, ma contribuire con competenze specifiche che possano arricchire il lavoro complessivo.

Packaging ed Espositori

Realizzate anche le fustelle del packaging?

Non direttamente.

Ricreativi non è una cartotecnica e non sviluppa internamente tracciati di fustella.

Quando il progetto grafico è stato definito collaboriamo con cartotecniche specializzate che sviluppano la soluzione tecnica più adatta e realizzano i prototipi necessari alla produzione.

In questo modo ogni professionista si occupa del proprio ambito di competenza.

Come si sviluppa un progetto di packaging?

Generalmente il percorso segue queste fasi:

Questo permette di arrivare alla produzione con un progetto già verificato sia dal punto di vista estetico sia da quello tecnico.

Presentate il packaging già visualizzato in 3D?

Sì.

Prima ancora di produrre il prototipo realizziamo normalmente rendering tridimensionali o mockup realistici che permettono di valutare l’aspetto finale del prodotto.

Questo aiuta il cliente a prendere decisioni con maggiore consapevolezza e riduce il rischio di errori durante la produzione.

Posso vedere un campione reale prima di andare in stampa?

Sì, ed è una fase che consigliamo sempre.

Una volta definita la soluzione grafica, la cartotecnica realizza normalmente un prototipo mediante plotter.

Se il progetto prevede carte o materiali particolari, chiediamo alla cartiera i campioni delle carte che abbiamo selezionato e facciamo realizzare il prototipo direttamente sul supporto scelto.

Solo così è possibile valutare correttamente colori, finiture, consistenza e resa finale del packaging prima di avviare la produzione.

Mi proponete una grafica partendo da modelli standard già esistenti?

Preferiamo fare il contrario.

Ogni progetto nasce dall’analisi del prodotto, del settore e degli obiettivi commerciali.

Se esiste già una linea coordinata la sviluppiamo in continuità con l’identità aziendale. Se invece il prodotto richiede una nuova immagine, costruiamo una proposta dedicata partendo da zero.

L’obiettivo è creare un packaging riconoscibile e coerente con il valore del prodotto, non adattare una grafica a un modello preesistente.

Perché collaborate con cartotecniche esterne invece di fare tutto internamente?

Perché crediamo nella specializzazione.

Noi ci occupiamo della parte creativa e progettuale, mentre la cartotecnica mette a disposizione competenze tecniche specifiche nella progettazione delle fustelle e nella produzione.

Questo approccio permette di ottenere un risultato migliore rispetto a quando un unico interlocutore cerca di gestire ogni fase senza possedere tutte le competenze necessarie.

Ogni progetto nasce da un’idea e viene sviluppato insieme ai professionisti più adatti a trasformarla in un prodotto reale.

Progettate anche espositori da banco o da punto vendita?

Sì.

Possiamo progettare espositori, display, totem e materiali destinati ai punti vendita, sviluppando la parte grafica e la presentazione tridimensionale del progetto.

Anche in questo caso collaboriamo con aziende specializzate nella produzione, fornendo tutti gli esecutivi necessari alla realizzazione.

Potete realizzare il packaging anche per un nuovo prodotto che non è ancora stato prodotto?

Certamente.

Grazie alla modellazione 3D possiamo simulare sia il prodotto sia il packaging ancora prima che esistano fisicamente.

Questo consente di presentare il progetto durante fiere, incontri commerciali o attività di prevendita e di verificare con anticipo eventuali miglioramenti prima della produzione.

Quanto costa progettare un packaging?

Dipende dalla complessità del progetto.

Un’etichetta, una scatola, una linea completa di prodotti o un espositore richiedono attività molto diverse tra loro.

Nel nostro lavoro il costo non dipende soltanto dalla grafica, ma dall’intero percorso progettuale: analisi, sviluppo creativo, simulazioni tridimensionali, coordinamento con la cartotecnica, prototipazione e preparazione dei file esecutivi.

Preferiamo conoscere il prodotto e gli obiettivi del cliente prima di formulare una proposta economica.

Per noi progettare un packaging significa costruire un’esperienza attorno al prodotto, non semplicemente decorare una confezione.

Corporate Identity

Cosa comprende una corporate identity?

Dipende dalle esigenze dell’azienda e dagli strumenti che utilizza per comunicare.

Generalmente una corporate identity comprende il logo, i colori istituzionali, le tipografie, gli elementi grafici distintivi, le regole di utilizzo del marchio e le applicazioni sui principali strumenti aziendali.

Può estendersi a biglietti da visita, carta intestata, firme email, presentazioni, cataloghi, mezzi aziendali, packaging, stand fieristici, sito web e social network.

L’obiettivo è costruire un sistema visivo coerente, non semplicemente una raccolta di elementi grafici.

Probabilmente sì.

Il logo è soltanto uno degli elementi che compongono l’identità visiva di un’azienda. Se ogni documento, catalogo, presentazione, social network o materiale promozionale viene realizzato in modo diverso, il rischio è quello di trasmettere un’immagine poco coerente e meno professionale.

La corporate identity serve proprio a creare un linguaggio visivo riconoscibile e uniforme in tutti i punti di contatto con clienti, fornitori e collaboratori.

Quando è indispensabile creare una corporate identity?

La corporate identity diventa particolarmente importante quando un’azienda comunica attraverso più strumenti e desidera trasmettere un’immagine coerente e professionale.

Spesso ci si accorge della sua necessità quando iniziano a comparire cataloghi, brochure, sito web, social network, presentazioni commerciali, fiere, packaging o mezzi aziendali realizzati in momenti diversi e da fornitori differenti. In queste situazioni il rischio è quello di avere una comunicazione frammentata, poco riconoscibile e talvolta contraddittoria.

Anche momenti di cambiamento come una crescita aziendale, un passaggio generazionale, il lancio di nuovi prodotti, l’ingresso in nuovi mercati o il rifacimento del sito web sono occasioni in cui diventa utile fermarsi e definire con chiarezza la propria identità visiva.

In realtà la domanda non dovrebbe essere “Quando è indispensabile?”, ma piuttosto “Quando la mia azienda ha bisogno di presentarsi in modo coerente?”.

Se il logo viene utilizzato soltanto su un biglietto da visita, probabilmente una corporate identity strutturata non è una priorità. Se invece il marchio vive su molti strumenti di comunicazione e viene gestito da più persone o fornitori, avere regole chiare diventa un investimento che semplifica il lavoro e rafforza l’immagine aziendale.

Più aumenta la complessità della comunicazione, più aumenta il valore di una corporate identity ben progettata.

La corporate identity è utile anche per una piccola impresa?

Assolutamente sì.

Anzi, spesso sono proprio le piccole imprese a beneficiare maggiormente di una comunicazione chiara e coerente. Una corporate identity ben progettata aiuta a trasmettere professionalità, affidabilità e attenzione ai dettagli, indipendentemente dalle dimensioni dell’azienda.

I clienti non valutano soltanto ciò che vendete, ma anche il modo in cui vi presentate.

Perché dovrei investire nella corporate identity se i miei clienti mi conoscono già?

Perché la corporate identity non serve soltanto a farsi conoscere, ma anche a essere riconosciuti e ricordati nel modo corretto.

Nel tempo le aziende crescono, cambiano, sviluppano nuovi strumenti di comunicazione e incontrano nuovi interlocutori. Una comunicazione incoerente può generare confusione e ridurre il valore percepito del brand.

Una corporate identity ben costruita aiuta a rafforzare la fiducia, la credibilità e la percezione professionale dell’azienda, anche presso clienti che vi conoscono da anni.

Posso realizzare la corporate identity anche se il logo esiste già?

Certamente.

Molte aziende possiedono già un logo ma non hanno mai sviluppato un vero sistema di identità visiva. In questi casi partiamo dall’analisi del marchio esistente e costruiamo attorno ad esso regole, strumenti e applicazioni coerenti.

Se il logo è ancora efficace non è necessario modificarlo. L’obiettivo è valorizzarlo e renderlo parte di un sistema di comunicazione più strutturato.

La corporate identity comprende anche i social network e il sito web?

Può comprenderli, e spesso è consigliabile.

Oggi il sito web e i social network rappresentano alcuni dei principali punti di contatto tra azienda e cliente. Per questo motivo è importante che riflettano la stessa identità visiva utilizzata negli altri strumenti di comunicazione.

A seconda del progetto possiamo definire linee guida e applicazioni specifiche anche per i canali digitali, in modo da garantire continuità e riconoscibilità su tutti i mezzi.

Se realizzo una corporate identity, avrò già anche le grafiche del sito web e dei cataloghi?

Non necessariamente.

La corporate identity definisce le regole, lo stile e gli elementi visivi che caratterizzano l’azienda: colori, tipografie, utilizzo del logo, linguaggio grafico, elementi distintivi e criteri di applicazione sui diversi strumenti di comunicazione.

Possiamo paragonarla a un progetto architettonico: stabilisce le linee guida e il linguaggio da seguire, ma non sostituisce la realizzazione dei singoli strumenti.

Sito web, cataloghi, brochure, social network, packaging o allestimenti fieristici richiedono infatti un’attività progettuale specifica che tiene conto dei contenuti, degli obiettivi e delle caratteristiche di ciascun mezzo.

Avere una corporate identity ben definita rende però molto più semplice progettare tutti questi strumenti in modo coerente e riconoscibile. Inoltre evita che, nel tempo, ogni materiale venga realizzato con stili diversi, compromettendo l’immagine complessiva dell’azienda.

In alcuni progetti la corporate identity può già prevedere esempi applicativi o layout guida per cataloghi, siti web e altri materiali. La realizzazione completa di questi strumenti viene invece normalmente sviluppata in una fase successiva.

In sintesi: la corporate identity fornisce le regole del gioco; cataloghi, siti web e materiali di comunicazione sono le partite che si giocano utilizzando quelle regole.

Cosa mi consegnate alla fine del progetto?

Dipende dall’ampiezza del lavoro svolto.

Generalmente consegniamo il manuale di identità visiva, i file del logo e delle sue varianti, le specifiche cromatiche, le tipografie, gli elementi grafici distintivi e tutti i materiali sviluppati durante il progetto.

L’obiettivo è fornire all’azienda strumenti concreti che possano essere utilizzati in autonomia o condivisi con fornitori, collaboratori e partner esterni.

Quanto costa una corporate identity?

Non esiste un costo standard, perché ogni progetto ha esigenze differenti.

Una corporate identity può limitarsi alla definizione degli elementi fondamentali del brand oppure estendersi a numerose applicazioni fisiche e digitali. Il livello di approfondimento, il numero di strumenti coinvolti e la complessità dell’azienda influenzano inevitabilmente il lavoro necessario.

Per questo motivo preferiamo sempre comprendere gli obiettivi e gli strumenti che l’azienda utilizza prima di formulare una proposta economica.

Più che un costo, consideriamo la corporate identity un investimento destinato a migliorare la qualità e la coerenza della comunicazione aziendale nel lungo periodo.

Software e Gaming Interfaces

Che tipo di interfacce realizzate?

Abbiamo lavorato su progetti molto diversi tra loro.

Nel corso degli anni abbiamo progettato interfacce per software gestionali, videogiochi, sistemi di punteggio, kiosk interattivi, pannelli operatore per macchinari industriali e medicali, applicazioni dedicate al settore dell’intrattenimento e sistemi per la gestione di eventi.

Ogni progetto richiede un equilibrio tra estetica, semplicità di utilizzo e coerenza con l’identità del prodotto.

Posso rivolgermi a voi se il software è già sviluppato?

Certamente.

È una delle situazioni più frequenti.

Spesso il software funziona perfettamente dal punto di vista tecnico, ma l’interfaccia è stata progettata direttamente dagli sviluppatori, privilegiando gli aspetti funzionali rispetto alla comunicazione visiva.

In questi casi possiamo riprogettare l’aspetto grafico mantenendo invariata la logica del software e collaborando con il team di sviluppo per integrare il nuovo design.

Lavorate anche insieme ai programmatori o alle software house?

Sì.

Anzi, è il modo in cui operiamo più spesso.

Gli sviluppatori definiscono il funzionamento del software, mentre noi ci occupiamo di rendere l’interfaccia più chiara, coerente e piacevole da utilizzare.

Ogni professionista contribuisce con le proprie competenze, mantenendo separati gli aspetti tecnici da quelli grafici.

Come si sviluppa un progetto di interfaccia grafica?

Generalmente partiamo da schemi funzionali molto semplici.

In molti casi il cliente o il team di sviluppo ci forniscono wireframe, bozze tecniche o semplici layout in bianco e nero con l’indicazione di pulsanti, aree e funzionalità.

Attraverso il confronto con il cliente sviluppiamo alcune proposte grafiche, individuiamo lo stile più adatto e successivamente realizziamo tutte le schermate definitive, mantenendo coerenza tra colori, icone, tipografie e animazioni.

Fornite anche tutti gli elementi grafici necessari allo sviluppo?

Sì.

Una volta approvato il progetto prepariamo tutti gli asset grafici necessari all’integrazione nel software.

Possiamo fornire icone, pulsanti, sfondi, elementi grafici, immagini, animazioni, palette colore, indicazioni tipografiche e linee guida utili al team di sviluppo.

L’obiettivo è permettere ai programmatori di implementare l’interfaccia senza dover interpretare o ricostruire gli elementi grafici.

Vi occupate anche di videogiochi e sistemi di gaming?

Sì, quando il progetto riguarda la parte grafica.

Nel corso degli anni abbiamo collaborato alla progettazione di interfacce per sistemi dedicati al mondo del bowling, sviluppando schermate di gioco, sistemi di punteggio, animazioni tridimensionali e grafica delle interfacce.

La logica del software viene sviluppata dai programmatori, mentre noi ci occupiamo dell’esperienza visiva e della comunicazione grafica.

Potete progettare anche l’interfaccia di totem interattivi o kiosk?

Certamente.

Abbiamo realizzato interfacce per kiosk destinati alla prenotazione di servizi, alla gestione degli ordini e all’interazione diretta con il pubblico.

L’approccio è molto simile a quello utilizzato per le applicazioni touch: semplicità di utilizzo, leggibilità e immediatezza sono gli aspetti più importanti.

Realizzate anche la grafica di pannelli operatore per macchinari?

Sì.

Ci è capitato di progettare interfacce per pannelli operatore utilizzati in ambito industriale, odontoiatrico e medicale.

In questi casi il nostro lavoro consiste nel trasformare schemi funzionali forniti dai progettisti in interfacce più chiare, coerenti con l’immagine del prodotto e semplici da utilizzare.

Anche quando gli spazi sono ridotti, una buona progettazione grafica può migliorare notevolmente l’esperienza dell’operatore.

Quanto costa progettare un’interfaccia software?

Dipende dalla complessità del progetto.

Un pannello operatore con poche schermate richiede un lavoro molto diverso rispetto a un gestionale completo, a un sistema di gaming o a un’applicazione composta da decine di interfacce.

Per questo motivo preferiamo comprendere il funzionamento del software, il numero delle schermate e gli obiettivi del progetto prima di formulare una proposta economica.

L’obiettivo non è semplicemente disegnare delle schermate, ma costruire un’interfaccia capace di rendere il software più semplice, coerente e piacevole da utilizzare.

Editoria

Ho scritto un libro. Potete aiutarmi a trasformarlo in una pubblicazione professionale?

Sì.

Molti autori arrivano da noi con un manoscritto, una raccolta di testi o semplicemente con un progetto ancora da organizzare. Il nostro compito è trasformare quei contenuti in una pubblicazione curata, leggibile e pronta per essere stampata.

Ogni libro richiede un approccio diverso: un romanzo, una raccolta fotografica, una pubblicazione storica o un volume aziendale hanno esigenze molto differenti. Per questo analizziamo il materiale disponibile e individuiamo la soluzione editoriale più adatta.

L’obiettivo non è soltanto impaginare delle pagine, ma valorizzare il contenuto attraverso un progetto grafico coerente e professionale.

Vi occupate solo dell’impaginazione o anche della progettazione grafica del libro?

Ci occupiamo di entrambe le attività.

L’impaginazione è una parte importante del lavoro, ma non è l’unica. Possiamo affiancarvi nella definizione del formato, nella progettazione grafica, nella scelta delle tipografie, nell’organizzazione dei contenuti, nella realizzazione della copertina e nella preparazione dei file per la stampa.

Ogni pubblicazione dovrebbe essere progettata in funzione dei contenuti che ospita. Per questo motivo preferiamo parlare di progetto editoriale piuttosto che di semplice impaginazione.

Posso arrivare con un semplice file Word?

Certamente.

Anzi, nella maggior parte dei casi i contenuti ci vengono forniti proprio in formato Word o in altri documenti di testo.

Non è necessario preparare il materiale secondo regole editoriali particolari. Ci occupiamo noi di organizzare i contenuti, strutturare il volume e trasformare il testo in una pubblicazione pronta per la stampa.

Naturalmente più il materiale è ordinato e completo, più il lavoro può procedere rapidamente, ma non è indispensabile arrivare con un documento già impaginato.

Mi aiutate anche nella scelta del formato, della carta e della rilegatura?

Sì.

La scelta del formato, della carta e della rilegatura influisce in modo significativo sulla percezione finale del libro e sulla sua fruibilità.

Un volume fotografico, una pubblicazione storica, un catalogo d’arte o un libro celebrativo richiedono spesso soluzioni differenti. Per questo valutiamo insieme al cliente gli aspetti estetici, funzionali ed economici prima di definire le caratteristiche della pubblicazione.

Grazie all’esperienza maturata nella progettazione editoriale e nei rapporti con gli stampatori possiamo aiutarvi a individuare la soluzione più adatta al progetto.

Posso stampare poche copie oppure è necessario fare grandi tirature?

Oggi è possibile realizzare pubblicazioni anche in quantità molto contenute.

La scelta dipende dal tipo di progetto, dal budget disponibile e dalle finalità della pubblicazione. In alcuni casi la stampa digitale consente di produrre poche copie mantenendo un buon livello qualitativo, mentre per tirature più elevate possono risultare più convenienti altre tecnologie di stampa.

Durante la progettazione valutiamo insieme la soluzione più adatta evitando sprechi e produzioni sovradimensionate rispetto alle reali necessità.

Potete seguire il progetto fino alla stampa finale?

Sì.

Possiamo accompagnare il cliente lungo tutto il percorso, dalla progettazione iniziale fino alla consegna dei file esecutivi e alla produzione finale.

Non abbiamo una tipografia interna, ma collaboriamo da anni con stampatori specializzati e possiamo supportarvi nella richiesta dei preventivi, nella scelta dei materiali e nel controllo delle fasi produttive.

In questo modo il cliente ha un unico interlocutore capace di coordinare l’intero progetto editoriale.

Quanto costa impaginare un libro?

Dipende dal tipo di pubblicazione e dal materiale disponibile.

Un romanzo composto esclusivamente da testo richiede un lavoro molto diverso rispetto a un volume fotografico, una pubblicazione storica ricca di immagini o una monografia aziendale.

Per questo motivo non utilizziamo tariffe standard a pagina. Valutiamo il numero di contenuti, la complessità dell’impaginazione, la qualità del materiale fornito e gli obiettivi del progetto prima di formulare un preventivo.

Ogni libro è un progetto a sé e merita una valutazione specifica.

Posso pubblicare un libro anche se non sono una casa editrice?

Sì.

Molti dei progetti che realizziamo nascono da autori, associazioni, enti, aziende o gruppi di persone che desiderano pubblicare una ricerca, una raccolta di memorie, un volume fotografico o una pubblicazione celebrativa.

La realizzazione grafica e la stampa di un libro non sono riservate alle case editrici. Esistono diverse modalità per produrre una pubblicazione e possiamo aiutarvi a individuare quella più adatta alle vostre esigenze.

Realizzate anche libri aziendali, monografie e pubblicazioni celebrative?

Sì.

Nel corso degli anni abbiamo realizzato monografie aziendali, libri fotografici, pubblicazioni storiche, volumi celebrativi per anniversari, cataloghi d’arte e progetti dedicati alla valorizzazione del territorio.

Queste pubblicazioni rappresentano spesso molto più di un semplice libro: diventano strumenti per raccontare una storia, conservare una memoria, valorizzare un patrimonio culturale o rafforzare l’identità di un’azienda.

Ogni progetto viene sviluppato su misura, cercando di individuare il linguaggio grafico ed editoriale più adatto ai contenuti e al pubblico a cui è destinato.

Merchandising e Gadget

Che differenza c’è tra un gadget personalizzato e un gadget progettato?

Un gadget personalizzato è spesso un oggetto già esistente su cui viene applicato un logo.

Un gadget progettato, invece, nasce da un’idea. Tiene conto dell’identità dell’azienda, del pubblico a cui si rivolge, dell’occasione in cui verrà distribuito e del messaggio che deve comunicare.

Per noi il valore non sta nell’oggetto in sé, ma nel pensiero che lo rende coerente con il brand. Un gadget efficace non dovrebbe essere semplicemente “qualcosa da regalare”, ma qualcosa che racconta l’azienda.

Posso contattarvi solo per mettere il mio logo su penne, shopper o chiavette USB?

Preferiamo evitare questo tipo di richiesta, se si tratta soltanto di applicare un logo su un gadget generico.

Non perché non siamo in grado di preparare i file per la stampa, ma perché non è questo il nostro lavoro principale. Ricreativi è un’agenzia di comunicazione: interveniamo quando il gadget fa parte di un progetto più ampio, di una corporate identity, di una campagna, di un evento o di una strategia di merchandising.

Se invece il bisogno è semplicemente acquistare oggetti personalizzati, la soluzione più corretta è rivolgersi direttamente a un fornitore specializzato.

Potete progettare un gadget partendo da un’idea?

Sì, ed è il tipo di lavoro che ci interessa di più.

Possiamo partire da un concept, da un prodotto, da un evento, da una ricorrenza aziendale o da una campagna di comunicazione e sviluppare un oggetto coerente con il messaggio da trasmettere.

Nel nostro portfolio ci sono progetti nati proprio in questo modo: gadget, packaging, materiali promozionali e oggetti pensati per raccontare un brand, un prodotto o un’esperienza in modo più memorabile.

Vi occupate anche del packaging del gadget?

Sì.

Spesso il packaging è importante quanto il gadget stesso. Una confezione ben progettata può trasformare un oggetto semplice in un’esperienza più curata, più riconoscibile e più coerente con l’immagine aziendale.

Possiamo progettare scatole, astucci, cartoline, sleeve, confezioni regalo, materiali di accompagnamento e tutti gli elementi grafici necessari per presentare il gadget nel modo corretto.

Potete seguire anche la produzione fisica del gadget?

Non siamo produttori di gadget e non abbiamo un reparto interno dedicato alla produzione.

Possiamo però preparare i file grafici corretti per la stampa o per la personalizzazione, confrontarci con i fornitori coinvolti e supportare il cliente nella verifica degli aspetti grafici del progetto.

Nel caso in cui il cliente abbia già un fornitore, lavoriamo volentieri sui tracciati, sulle specifiche tecniche e sui materiali richiesti per la produzione.

Se ho già scelto il gadget da un fornitore, potete preparare la grafica?

Sì, soprattutto se il gadget rientra in un progetto di comunicazione che stiamo già seguendo.

In questo caso possiamo lavorare sulle specifiche tecniche fornite dal produttore e preparare l’esecutivo corretto per la stampa, verificando dimensioni, colori, posizionamento del logo e resa grafica.

È importante però chiarire che questo tipo di intervento è una lavorazione tecnica, non un progetto creativo completo. Per questo lo valutiamo caso per caso, soprattutto per clienti con cui esiste già un percorso di comunicazione continuativo.

Un gadget aziendale deve essere sempre originale?

Non necessariamente, ma deve avere senso.

Non tutti i progetti richiedono un oggetto completamente nuovo o costruito da zero. A volte anche un gadget semplice può funzionare molto bene, se è scelto con attenzione e personalizzato in modo coerente con l’identità aziendale.

Quello che cerchiamo di evitare è il gadget fatto “tanto per fare”, senza un’idea, senza un contesto e senza un reale legame con il brand.

Quando ha senso investire in merchandising e gadget?

Ha senso quando il gadget diventa parte di una strategia di comunicazione.

Può essere utile per una fiera, un evento, un lancio prodotto, una campagna promozionale, un progetto interno, un regalo aziendale o un’attività rivolta ai clienti finali.

La domanda da farsi non è “che gadget possiamo fare?”, ma “cosa vogliamo comunicare attraverso questo oggetto?”.

Potete creare merchandising per eventi, fiere o campagne promozionali?

Sì.

Il merchandising può essere molto efficace quando è collegato a un evento, a una fiera, a una campagna o a un prodotto specifico. In questi casi possiamo progettare una linea grafica coerente, sviluppare materiali coordinati e preparare i file necessari per la produzione.

L’obiettivo è fare in modo che ogni oggetto sia riconoscibile, utile e coerente con il resto della comunicazione aziendale.

Industria

Avete esperienza nella comunicazione per aziende industriali e manifatturiere?

Sì. Il settore industriale accompagna Ricreativi praticamente da sempre. Negli anni abbiamo lavorato con aziende che producono motoriduttori, componenti meccanici, sistemi per l’automazione, apparecchiature elettroniche e prodotti altamente tecnici. Questo ci ha insegnato che, prima di progettare la comunicazione, dobbiamo capire cosa fa l’azienda, cosa produce, a chi si rivolge e quali caratteristiche distinguono realmente i suoi prodotti.

Come si comunica un prodotto industriale molto tecnico?

Partendo dalla comprensione, non dalla semplificazione a tutti i costi. Parliamo con tecnici, commerciali e marketing per individuare le informazioni davvero importanti e costruire una comunicazione capace di renderle chiare senza perdere precisione. Grafica, fotografia, infografiche, rendering e animazioni 3D possono poi aiutarci a mostrare anche quello che una normale fotografia non riuscirebbe a spiegare.

Potete lavorare insieme al nostro ufficio marketing interno?

Sì, ed è una modalità di lavoro che conosciamo molto bene. Possiamo diventare il riferimento creativo ed esecutivo dell’ufficio marketing, occupandoci dei diversi materiali di comunicazione e coordinandoci con le persone interne all’azienda. Nel tempo impariamo a conoscere prodotti, mercati, linguaggio e identità aziendale: questo permette di lavorare più velocemente e soprattutto di non dover ripartire da zero a ogni nuovo progetto.

Realizzate cataloghi tecnici e documentazione di prodotto?

Sì. Possiamo progettare cataloghi generali, cataloghi di gamma, brochure tecniche, schede prodotto, depliant e materiali destinati alla rete commerciale. Quando le informazioni sono numerose, lavoriamo con particolare attenzione alla gerarchia dei contenuti, alle tabelle, ai codici e alla leggibilità, mantenendo il progetto coerente con la corporate identity dell’azienda.

Vi occupate anche dell’impaginazione dei manuali d’uso, installazione e manutenzione?

Non direttamente. Manuali d’uso e manutenzione, manuali di installazione, manuali operatore e altra documentazione tecnica possono contenere molte pagine, frequenti aggiornamenti e informazioni che richiedono competenze e strumenti specifici. Affidarci l’intera impaginazione significherebbe spesso aumentare i costi senza portare al cliente un reale valore aggiunto.

Quello che possiamo fare, invece, è progettare l’identità grafica della documentazione tecnica: realizziamo copertine coordinate con la corporate identity dell’azienda e definiamo linee guida per impaginazione, colori, caratteri, titolazioni, tabelle, icone e altri elementi ricorrenti. Chi si occupa internamente o esternamente della redazione e dell’impaginazione tecnica può così lavorare in autonomia seguendo un sistema grafico già definito.

In questo modo ognuno fa il lavoro per cui è specializzato, ma cataloghi commerciali, schede prodotto, manuali tecnici e libretti di uso e manutenzione continuano a parlare la stessa lingua visiva e a essere immediatamente riconducibili alla stessa azienda.

Potete realizzare rendering e animazioni 3D di prodotti industriali?

Sì. Quando disponibili possiamo partire dai file tecnici forniti dall’azienda e trasformarli in immagini 3D adatte alla comunicazione. Il rendering permette di mostrare un prodotto prima ancora che sia stato fotografato, rappresentarlo in ambientazioni difficili da realizzare realmente, evidenziarne particolari o componenti interni. Con l’animazione 3D possiamo inoltre spiegare movimenti, funzionamenti, assemblaggi e caratteristiche tecniche.

Vi occupate anche della comunicazione per fiere ed eventi di settore?

Sì. Possiamo progettare la grafica dello stand e coordinare tutti i materiali che accompagnano la presenza dell’azienda in fiera: pannelli, cataloghi, video, animazioni, presentazioni, materiali commerciali e gadget. L’obiettivo è fare in modo che lo stand non sia un elemento isolato, ma una parte riconoscibile della comunicazione aziendale.

Potete gestire materiali destinati a mercati internazionali e in più lingue?

Sì. Molte delle aziende industriali con cui lavoriamo operano anche all’estero. Possiamo quindi progettare cataloghi, campagne, materiali fieristici, presentazioni e contenuti digitali destinati a mercati internazionali, organizzando il progetto fin dall’inizio in modo da facilitare la gestione delle diverse versioni linguistiche. Le traduzioni specialistiche vengono normalmente fornite o validate dall’azienda.

Come fate a mantenere coerente la comunicazione di un’azienda industriale nel tempo?

Conoscendo bene l’identità aziendale e tenendo memoria di ciò che è stato fatto. Quando una collaborazione dura molti anni, sappiamo come sono stati costruiti cataloghi, campagne, fotografie, rendering, stand e materiali digitali. Possiamo far evolvere la comunicazione senza cambiare direzione a ogni progetto. Per noi continuità non significa fare sempre le stesse cose: significa cambiare senza smettere di essere riconoscibili.

La comunicazione è importante anche per un’azienda che lavora esclusivamente B2B?

Sì. Anche quando il cliente finale è un’altra azienda, la comunicazione contribuisce alla percezione di competenza, affidabilità e qualità. Un catalogo chiaro, un sito ben organizzato, fotografie e rendering professionali o uno stand coerente con l’identità aziendale aiutano commerciali, distributori e clienti a comprendere meglio sia i prodotti sia il valore dell’impresa che li realizza.

Dobbiamo affidarvi tutta la comunicazione oppure possiamo coinvolgervi per un singolo progetto?

Entrambe le possibilità. Possiamo partire da un catalogo, da un nuovo prodotto, da una fiera, da un video o da un restyling e lavorare soltanto su quella necessità. Spesso, però, proprio da un primo progetto nasce una collaborazione più continuativa. È una modalità che ci piace particolarmente perché, conoscendo sempre meglio l’azienda, possiamo diventare un riferimento stabile per la comunicazione e tenere il filo tra progetti, strumenti e professionisti diversi.

Medicale e Healthcare

Avete esperienza nella comunicazione per aziende del settore medicale e healthcare?

Sì. Negli anni abbiamo lavorato con diverse aziende del settore medicale, maturando un’esperienza particolarmente significativa nel dentale e nell’odontoiatria, ma occupandoci anche di fisioterapia, apparecchiature ospedaliere, prodotti per la cura della pelle e delle ferite, dispositivi e prodotti per la fecondazione assistita.

Sono esperienze molto diverse tra loro e proprio per questo ci hanno insegnato che non esiste una generica “grafica medicale”. Prima di progettare dobbiamo capire il prodotto, il suo utilizzo, il mercato e soprattutto a chi dobbiamo comunicarlo: medico, distributore, struttura sanitaria o paziente.

Come si comunica un dispositivo medicale molto tecnico?

Prima di tutto bisogna capirlo. Ci confrontiamo con l’azienda, con il suo ufficio marketing e, quando necessario, con le figure tecniche e scientifiche che conoscono il prodotto. Il nostro compito non è interpretare autonomamente le informazioni mediche, ma trovare il modo più efficace per organizzarle e renderle comprensibili.

A seconda del progetto possiamo utilizzare grafica, fotografia, infografiche, rendering e animazioni 3D, ma possiamo intervenire anche sull’interfaccia grafica di un pannello di controllo, sul packaging, sulle istruzioni visive o sull’organizzazione di una gamma. Anche un piccolo pannello LED presente su un macchinario odontoiatrico fa parte dell’esperienza che una persona ha del prodotto e dovrebbe quindi parlare la stessa lingua visiva del resto della comunicazione aziendale.

Perché utilizzate il rendering 3D per i prodotti medicali e dentali?

Abbiamo iniziato a utilizzare sempre di più il 3D proprio lavorando nel settore dentale. Impianti e componenti odontoiatrici possono essere molto piccoli e la fotografia tradizionale non sempre permette di mostrarli con il livello di dettaglio e di controllo necessario.

Partendo dai modelli tecnici del prodotto possiamo realizzare internamente rendering 3D scegliendo inquadratura, materiali, luci e ingrandimenti e mettendo in evidenza particolari difficili da percepire sul prodotto reale. Le immagini possono poi essere utilizzate in cataloghi, packaging, siti web, fiere, presentazioni e campagne, mantenendo uno stile coerente nei diversi strumenti di comunicazione.

Realizzate video 3D per spiegare protocolli chirurgici?

Sì. È una competenza che abbiamo sviluppato negli anni soprattutto nella chirurgia dentale. Realizziamo video e animazioni 3D che mostrano al medico le diverse fasi di utilizzo dei kit chirurgici e degli strumenti previsti dal protocollo.

Il vantaggio del 3D è poter guidare l’attenzione esattamente dove serve, mostrando strumenti, componenti e sequenze operative senza gli elementi che, in una ripresa reale, potrebbero rendere la procedura meno chiara. Il protocollo e la correttezza delle sequenze vengono naturalmente definiti e validati dall’azienda e dai suoi specialisti.

Vi occupate anche del packaging di dispositivi medicali, impianti e kit chirurgici?

Sì. Abbiamo progettato anche packaging per impianti dentali, componenti e kit chirurgici, lavorando affinché confezione e prodotto fossero coerenti con l’identità dell’azienda e facilmente riconoscibili all’interno delle diverse gamme.

Nel medicale il packaging deve confrontarsi con molte esigenze tecniche e normative che vengono definite e validate dall’azienda e dai fornitori specializzati. Il nostro compito è progettare la componente grafica e il sistema visivo, organizzando correttamente le informazioni che ci vengono fornite e coordinando il packaging con cataloghi, schede prodotto, sito e altri strumenti di comunicazione.

Potete aiutarci a mettere ordine in una gamma medicale composta da prodotti molto diversi?

Sì. Un’azienda cresciuta negli anni può arrivare ad avere famiglie di prodotto molto differenti e una comunicazione costruita in momenti diversi. Vista dall’interno può sembrare tutto perfettamente comprensibile; vista dal cliente o dal distributore, molto meno.

In questi casi analizziamo ciò che esiste e cerchiamo di costruire un sistema visivo capace di mettere ordine senza necessariamente stravolgere tutto. Per Rimos, ad esempio, abbiamo lavorato su gamme destinate ad applicazioni molto diverse, creando codici colore riconoscibili ma equilibrati, capaci di distinguere le diverse aree mantenendole chiaramente appartenenti alla stessa azienda.

È uno dei casi in cui uno sguardo esterno può aiutare a rendere più semplice e comprensibile ciò che l’azienda ha costruito nel corso degli anni.

Potete coordinare fotografia, post-produzione e cataloghi di prodotti medicali?

Sì. Non sempre il 3D è la soluzione migliore. Quando il prodotto deve essere fotografato, possiamo coordinare il fotografo definendo il tipo di immagine necessario, le inquadrature e il linguaggio visivo più coerente con il progetto, per poi occuparci della post-produzione e dell’utilizzo delle immagini nei diversi materiali.

Lo abbiamo fatto, ad esempio, per apparecchiature destinate ai reparti ospedalieri e lettini-bilancia, dove era particolarmente importante ottenere fotografie pulite e rappresentative e organizzare successivamente una gamma di prodotti all’interno di un catalogo altrettanto chiaro e ordinato.

Realizzate siti web per aziende medicali e dentali?

Sì. Per diversi clienti del settore abbiamo seguito anche la progettazione del sito web, facendo in modo che struttura, immagini, gamme di prodotto e identità grafica fossero coerenti con tutta la comunicazione aziendale.

Quando conosciamo già cataloghi, prodotti, rendering, fotografie e organizzazione delle gamme, il sito non nasce come un progetto separato: diventa uno degli strumenti attraverso cui lo stesso sistema di comunicazione viene portato online.

Potete progettare anche aree web riservate a clienti e distributori?

Sì. In alcuni progetti il sito non serve soltanto a presentare pubblicamente l’azienda e i suoi prodotti. Abbiamo lavorato anche a sezioni dedicate alla comunicazione tra azienda, clienti e rete distributiva, progettando l’organizzazione e l’interfaccia di aree attraverso cui rendere disponibili materiali e informazioni.

In questi casi possiamo collaborare con il reparto IT o con gli sviluppatori che già lavorano all’interno dell’azienda, oppure coinvolgere Web Alchemy, il nostro partner storico per lo sviluppo web. Il nostro lavoro si concentra soprattutto sulla struttura dei contenuti, sull’esperienza dell’utente e sulla coerenza grafica con il resto dell’identità aziendale, coordinandoci con chi si occupa dello sviluppo tecnico della piattaforma.

Potete intervenire anche sulla grafica delle interfacce di macchinari e dispositivi medicali?

Sì. Ci è capitato, ad esempio, di lavorare sulla grafica di un pannello LED di un macchinario odontoiatrico. Anche in un’interfaccia molto tecnica è importante organizzare le informazioni in maniera chiara e rendere pulsanti, simboli, colori e indicazioni facilmente comprensibili.

Non sviluppiamo il software che governa il dispositivo: lavoriamo sulla componente grafica e sull’organizzazione visiva, confrontandoci con tecnici e sviluppatori affinché il risultato sia funzionale e coerente con l’identità del prodotto e dell’azienda.

I social e le campagne sponsorizzate funzionano anche nel medicale B2B?

Sì, se pubblico e obiettivo vengono individuati correttamente. Nel medicale i social possono diventare uno strumento molto preciso per raggiungere determinate categorie professionali.

Per un nostro cliente del settore dentale, ad esempio, gestiamo campagne sponsorizzate per promuovere corsi professionali accreditati rivolti ai medici. Parliamo anche di percorsi formativi con costi nell’ordine dei mille euro, quindi molto diversi dalla promozione di un prodotto di largo consumo. Attraverso campagne social sponsorizzate mirate riusciamo a raggiungere il pubblico interessato e a contribuire a riempire le date dei corsi.

Potete lavorare insieme all’ufficio marketing interno di un’azienda medicale?

Sì, ed è spesso la modalità più efficace. Non è necessario che realizziamo noi ogni elemento della comunicazione. Possiamo occuparci dell’intero progetto oppure intervenire soltanto dove servono le nostre competenze.

L’ufficio marketing può produrre autonomamente alcuni contenuti, mentre noi possiamo occuparci, ad esempio, di rendering e animazioni 3D, packaging, cataloghi, sito, interfacce, campagne sponsorizzate o coordinamento di fotografi e altri professionisti. Non cerchiamo di sostituire le competenze che l’azienda possiede già, ma di completarle.

Realizzate materiali destinati sia ai professionisti sanitari sia ai pazienti?

Sì, ma sono due comunicazioni differenti. Un medico, un odontoiatra, un tecnico o un distributore possono avere bisogno di informazioni molto specifiche, mentre un materiale destinato al paziente richiede un linguaggio e un livello di approfondimento diversi.

Per questo definiamo insieme al cliente destinatario e obiettivo della comunicazione. I contenuti medici e scientifici vengono forniti o validati dall’azienda e dagli specialisti competenti; noi lavoriamo affinché siano organizzati e rappresentati nel modo più chiaro ed efficace possibile.

Potete occuparvi della comunicazione di prodotti medicali destinati ai mercati internazionali?

Sì. Possiamo progettare cataloghi, packaging, presentazioni, materiali fieristici, rendering, video, siti e contenuti digitali pensando fin dall’inizio alla loro declinazione in lingue e mercati differenti.

Nel medicale la terminologia può essere particolarmente specialistica, quindi le traduzioni e i contenuti tecnici vengono normalmente forniti o verificati dal cliente o da professionisti competenti.

Vi occupate anche della conformità normativa della comunicazione medicale?

No. La validazione normativa, medica e scientifica dei contenuti rimane di competenza dell’azienda e dei professionisti incaricati. Noi progettiamo la comunicazione sulla base delle informazioni, dei testi e dei vincoli che ci vengono forniti.

Preferiamo che i ruoli siano molto chiari: noi siamo gli specialisti della comunicazione; gli aspetti medici, scientifici e normativi devono essere verificati dagli specialisti competenti.

Possiamo affidarvi un singolo progetto oppure farvi seguire tutta la comunicazione?

Entrambe le possibilità. Possiamo partire da un catalogo, un packaging, un rendering 3D, un protocollo chirurgico animato, un’interfaccia, una fiera, un sito o una campagna sponsorizzata. Oppure possiamo affiancare l’azienda nel tempo e diventare un riferimento continuativo per la sua comunicazione.

Ed è proprio nelle collaborazioni continuative che emerge uno dei vantaggi più importanti: non consideriamo catalogo, packaging, sito, video, interfaccia del prodotto, fotografia e comunicazione digitale come progetti indipendenti. Sono punti di contatto diversi della stessa azienda e cerchiamo di fare in modo che, pur realizzati con strumenti e professionisti differenti, continuino a raccontare la stessa identità.

Entertainment e Gaming

Avete esperienza nella comunicazione B2B per aziende del settore Entertainment e Gaming?

Sì. La nostra principale esperienza nel settore Entertainment nasce da una collaborazione pluriennale con QubicaAMF, azienda che sviluppa e fornisce a livello internazionale attrezzature, tecnologie, software e sistemi per i centri bowling.

Questo ci ha permesso di conoscere un tipo di entertainment prevalentemente B2B, nel quale il primo interlocutore non è necessariamente il giocatore finale, ma il proprietario di un centro di intrattenimento, il gestore o l’investitore che deve scegliere prodotti e tecnologie per realizzare o rinnovare il proprio centro.

Cataloghi, presentazioni, video, fiere, social e strumenti commerciali devono quindi essere capaci di raccontare non soltanto un prodotto, ma anche l’esperienza e le opportunità di business che quel prodotto può generare.

Come cambia la comunicazione quando un prodotto di entertainment ha sia un pubblico B2B sia un utente finale?

Cambia molto. Nel nostro caso abbiamo imparato a lavorare contemporaneamente su due livelli.

Da una parte c’è la comunicazione B2B rivolta a proprietari di centri bowling, gestori, distributori e potenziali investitori. Dall’altra c’è il giocatore finale, che può essere un bowler professionista, una famiglia, un bambino che festeggia il compleanno o una persona che entra in un centro semplicemente per trascorrere una serata con gli amici.

Il prodotto è lo stesso, ma obiettivi, linguaggio e messaggi sono differenti. Una parte importante del nostro lavoro consiste proprio nel capire ogni volta a chi stiamo parlando.

Potete creare strumenti che aiutino i clienti B2B a promuovere a loro volta il prodotto al consumatore finale?

Sì. È un aspetto particolarmente interessante della comunicazione B2B nell’Entertainment. Abbiamo realizzato veri e propri marketing kit che i centri bowling possono utilizzare per promuovere localmente le attività e le esperienze offerte attraverso i prodotti installati nel centro.

In questo modo la comunicazione progettata per il produttore continua il proprio percorso attraverso il suo cliente e arriva fino al giocatore finale. L’obiettivo è fornire alla rete strumenti già coerenti e facilmente utilizzabili, evitando che ogni centro debba costruire autonomamente da zero la propria comunicazione.

Oltre alla comunicazione, potete collaborare anche allo sviluppo visivo di un prodotto di entertainment?

Sì. È probabilmente uno degli aspetti più particolari dell’esperienza che abbiamo maturato in questo settore. Negli anni siamo stati coinvolti non soltanto nella promozione dei prodotti, ma anche nella definizione della loro componente visiva.

Possiamo collaborare con marketing, product manager, tecnici e sviluppatori occupandoci, ad esempio, di interfacce, icone, sistemi colore, scoring, animazioni, grafiche applicate al prodotto, totem e altri elementi con cui operatori e utenti interagiscono.

Non progettiamo l’hardware e non sviluppiamo necessariamente il software: progettiamo il modo in cui quel prodotto comunica visivamente con chi lo utilizza.

Realizzate la grafica di software gestionali per centri di intrattenimento?

Sì. Abbiamo progettato la componente grafica di sistemi gestionali complessi utilizzati per amministrare le attività di un centro bowling: dalle prenotazioni delle piste alla gestione degli ingressi, fino alle diverse funzioni operative e amministrative.

Partendo dalle esigenze funzionali definite dagli sviluppatori, abbiamo costruito il linguaggio visivo dell’interfaccia, lavorando su schermate, icone, pulsanti, gerarchie e codici colore.

In progetti di questo tipo la grafica non deve soltanto caratterizzare il prodotto: deve soprattutto aiutare l’operatore a orientarsi velocemente all’interno di molte funzioni e informazioni.

Potete progettare graficamente sistemi di scoring e contenuti per LED wall?

Sì. Abbiamo lavorato anche su sistemi nei quali punteggio, gioco e ambiente fisico diventano parte della stessa esperienza.

Nei moderni centri bowling le LED wall posizionate nell’area delle piste non servono necessariamente soltanto a visualizzare il punteggio. Possono diventare grandi superfici digitali capaci di contribuire all’atmosfera del centro attraverso grafica, animazioni e contenuti sincronizzati con l’esperienza di gioco.

Possiamo quindi progettare sistemi di scoring e contenuti visivi che combinano informazione e intrattenimento, mantenendo sempre chiara la funzione principale dell’interfaccia.

Potete creare grafiche e ambientazioni differenti in base al pubblico o all’evento?

Sì. Proprio perché un centro di entertainment viene frequentato da pubblici molto diversi, abbiamo sviluppato contenuti capaci di modificare il mood dell’ambiente.

Possiamo creare grafiche e animazioni destinate, ad esempio, a bambini e feste di compleanno oppure a un pubblico adulto, così come atmosfere disco, musicali o legate a stili differenti. Lo stesso vale per contenuti stagionali dedicati a Natale, Halloween o ai diversi periodi dell’anno.

In questo caso la comunicazione non è più soltanto qualcosa che racconta l’esperienza: diventa fisicamente parte dell’esperienza stessa.

Potete progettare interfacce per totem e sistemi self-service?

Sì. Abbiamo lavorato anche alla progettazione grafica di totem attraverso i quali il cliente può svolgere autonomamente operazioni come ordinare cibo o prenotare una pista.

Sono interfacce che devono essere comprese immediatamente anche da una persona che le utilizza per la prima volta. Per questo lavoriamo su percorsi, gerarchie, pulsanti, icone e codici colore, confrontandoci con gli sviluppatori che si occupano della parte tecnica.

Il principio è semplice: se l’utente deve chiedere come si usa, probabilmente qualcosa nell’interfaccia può essere migliorato.

Potete occuparvi anche della grafica applicata fisicamente ai prodotti di entertainment?

Sì. La componente visiva di un prodotto non si ferma allo schermo. Negli anni abbiamo lavorato anche alla personalizzazione grafica di elementi fisici, dalle palle da bowling fino ai mini bowling destinati a sale giochi e centri di intrattenimento nei quali non c’è lo spazio necessario per installare una pista tradizionale.

Anche in questi casi il progetto deve tenere insieme identità del prodotto, caratteristiche tecniche, materiali, produzione e contesto nel quale verrà utilizzato.

Potete utilizzare il 3D per aiutare la vendita di prodotti destinati ai centri di entertainment?

Sì. Il 3D non serve soltanto a creare belle immagini. Può diventare un vero strumento commerciale.

Abbiamo realizzato, ad esempio, rendering di sistemi di arredo modulari destinati ai centri bowling, creando diverse configurazioni, finiture e combinazioni. In questo modo il commerciale può mostrare al cliente un ambiente realistico anche prima che mobili e allestimenti vengano effettivamente prodotti o installati.

È particolarmente utile quando un prodotto è modulare o personalizzabile e una singola fotografia non riuscirebbe a raccontarne tutte le possibilità.

Potete progettare configuratori da utilizzare dalla rete commerciale?

Sì. Abbiamo lavorato anche alla progettazione di strumenti interni che permettono al commerciale di configurare visivamente una soluzione sulla base delle esigenze del cliente.

Un esempio è un configuratore per sistemi di arredo modulari: inserendo dimensioni, linea di prodotto, configurazione, colori e altri parametri, il venditore può costruire rapidamente una visualizzazione di come potrebbe apparire il centro una volta arredato.

È un concetto simile ai configuratori utilizzati nel mondo dell’arredamento: non necessariamente uno strumento pubblico sul sito, ma un supporto alla vendita che permette di trasformare molte variabili tecniche in qualcosa che il cliente può vedere e comprendere immediatamente.

Potete realizzare rendering di prodotti di entertainment prima che siano effettivamente disponibili?

Sì. In un settore nel quale nuovi prodotti devono spesso essere presentati a distributori, investitori o clienti prima della produzione definitiva, la modellazione 3D è particolarmente utile.

Possiamo partire dai file tecnici disponibili, costruire materiali, luci e ambientazioni e creare immagini da utilizzare in cataloghi, presentazioni, video, fiere e strumenti commerciali.

Questo permette anche di mostrare configurazioni e ambienti che sarebbe complesso o costoso realizzare esclusivamente per una sessione fotografica.

Potete realizzare animazioni 2D e 3D integrate nei sistemi di gioco?

Sì. Realizziamo internamente animazioni 2D e 3D che possono diventare parte dell’esperienza di gioco: accompagnare un risultato, celebrare un’azione, caratterizzare uno scoring system o contribuire al mood dell’ambiente.

In questi casi lavoriamo insieme agli sviluppatori tenendo conto fin dall’inizio dei vincoli tecnici del sistema: dimensioni, formati, durata, trasparenze e modalità di integrazione.

Potete lavorare con sviluppatori e reparti tecnici già presenti all’interno dell’azienda?

Sì, ed è una modalità di lavoro che conosciamo molto bene. Spesso riceviamo dagli sviluppatori strutture funzionali molto semplici che definiscono ciò che deve comparire sullo schermo, le azioni disponibili e i vincoli tecnici.

Da questa base sviluppiamo alcune schermate significative per definire il linguaggio grafico insieme al cliente. Una volta approvato lo stile, realizziamo il sistema visivo e forniamo agli sviluppatori icone, pulsanti, fondi, elementi grafici e indicazioni necessarie all’implementazione.

Ognuno mantiene la propria specializzazione, ma il prodotto viene costruito insieme.

Seguite anche cataloghi, fiere, video, presentazioni e social per aziende dell’Entertainment?

Sì. Tutto il lavoro legato al prodotto convive con la comunicazione più tradizionale dell’azienda. Possiamo quindi realizzare cataloghi, presentazioni commerciali, video, contenuti social, materiali per distributori e rete vendita, grafiche per stand e strumenti destinati al lancio di nuovi prodotti.

Quando seguiamo entrambe le parti abbiamo un vantaggio importante: chi progetta la comunicazione conosce già il prodotto, perché spesso ha partecipato anche alla costruzione della sua identità e della sua esperienza visiva.

Potete lavorare su progetti di Entertainment destinati a mercati internazionali?

Sì. La nostra esperienza principale nel settore nasce proprio da progetti destinati a un mercato internazionale. Questo significa progettare fin dall’inizio tenendo conto di lingue, culture, pubblici e contesti di utilizzo differenti.

È particolarmente importante nell’Entertainment, perché un sistema può essere installato in Paesi molto diversi e deve riuscire a essere intuitivo e riconoscibile anche quando cambia la lingua dell’utente.

Possiamo coinvolgervi soltanto per un progetto oppure farvi partecipare allo sviluppo della comunicazione nel tempo?

Entrambe le possibilità. Possiamo intervenire su un’interfaccia, un rendering, un’animazione, un catalogo, un video o una campagna. Oppure possiamo affiancare l’azienda nel tempo e acquisire progressivamente una conoscenza molto più profonda dei suoi prodotti.

Ed è proprio qui che l’esperienza nel settore Entertainment diventa per noi particolarmente interessante: dopo anni di collaborazione possiamo muoverci tra marketing, comunicazione B2B, esperienza del giocatore, interfacce software, scoring, 3D, strumenti commerciali e prodotto fisico, mantenendo una visione complessiva.

Non significa sostituirci a product manager, sviluppatori, tecnici o commerciali. Significa riuscire a dialogare con tutti loro e fare in modo che la parte visiva del prodotto e la comunicazione che servirà a venderlo non nascano come due mondi separati.

Food & Beverage

Avete esperienza nella comunicazione per aziende del settore Food & Beverage?

Sì. Lavoriamo da molti anni con aziende del settore alimentare, in particolare con produttori che si rivolgono alla grande distribuzione e ai distributori. Una delle nostre collaborazioni più longeve in questo ambito è quella con Dolcificio G&S, che seguiamo da oltre vent’anni.

Negli anni abbiamo lavorato su prodotti molto diversi: prodotti dolciari, caffè, cioccolatini, prodotti vegetali e vegani, prodotti da forno, alimenti surgelati e anche sistemi legati al consumo dell’acqua. Ci siamo occupati di identità, packaging, cataloghi e schede prodotto, fotografia, siti web, fiere e materiali destinati alla GDO e al punto vendita.

Lavorate anche con aziende alimentari che vendono principalmente B2B?

Sì, ed è proprio una delle esperienze che conosciamo meglio. Non tutte le aziende del Food & Beverage vendono direttamente al consumatore: molte devono prima convincere buyer, distributori, catene di supermercati e operatori professionali.

In questi casi la comunicazione deve lavorare su due livelli. Da una parte deve fornire al buyer informazioni chiare su prodotto, gamma, formati e caratteristiche commerciali; dall’altra deve già far percepire come quel prodotto potrà essere presentato e comunicato al consumatore finale.

Per questo possiamo realizzare strumenti differenti ma coordinati: sito, cataloghi, schede prodotto, presentazioni, immagini, packaging e materiali per fiere e rete commerciale.

Realizzate schede prodotto e materiali destinati alla GDO e ai distributori?

Sì. Per aziende che lavorano con la grande distribuzione realizziamo schede prodotto e materiali commerciali pensati per facilitare il rapporto con buyer e distributori.

Una particolare attenzione va all’organizzazione delle informazioni e delle immagini. Quando un prodotto viene inserito, per esempio, in una catena di supermercati, l’azienda deve poter fornire rapidamente materiali utilizzabili anche dal distributore per la propria comunicazione.

Il nostro lavoro non finisce quindi necessariamente con la realizzazione della scheda: possiamo preparare e organizzare anche le immagini nei diversi formati e dimensioni necessari affinché possano essere utilizzate, ad esempio, per volantini promozionali, materiali digitali e altri strumenti della GDO.

Vi occupate della fotografia di prodotti alimentari?

Sì, ma con un ruolo molto preciso. La fotografia food è una specializzazione e oggi preferiamo affidarci a fotografi professionisti con esperienza specifica, coinvolgendo quando necessario anche le altre competenze necessarie alla preparazione del prodotto e del set.

Il nostro compito è definire insieme al fotografo il risultato che vogliamo ottenere: stile, inquadrature, ambientazioni, luci e utilizzi finali delle immagini. Successivamente possiamo occuparci della selezione, della post-produzione e dell’adattamento delle fotografie ai diversi strumenti di comunicazione.

Non dobbiamo necessariamente essere noi a premere il pulsante della macchina fotografica: dobbiamo sapere quale immagine serve al progetto e trovare il professionista giusto per realizzarla.

Potete preparare le immagini dei prodotti nei formati richiesti dalla grande distribuzione?

Sì. È un’attività che svolgiamo per clienti che lavorano con la GDO. Partendo dal servizio fotografico possiamo occuparci della post-produzione, della pulizia e uniformazione delle immagini e della preparazione dei diversi file necessari.

Questo permette all’azienda di avere un archivio di immagini organizzato e pronto da fornire a clienti e distributori quando, per esempio, un prodotto deve essere inserito in un volantino promozionale di una catena della grande distribuzione.

È un lavoro meno appariscente di una campagna pubblicitaria, ma nella collaborazione quotidiana con un’azienda Food B2B può diventare estremamente utile.

Realizzate packaging per prodotti alimentari?

Sì. Abbiamo progettato packaging per prodotti differenti, dal caffè ai cioccolatini, fino a prodotti vegetali, prodotti da forno e confezioni destinate al consumatore finale.

Ogni categoria ha però un proprio linguaggio. Un caffè non comunica nello stesso modo di un prodotto vegetale o vegano e non basta applicare una grafica piacevole a una confezione. Bisogna conoscere il posizionamento, osservare il mercato, capire il pubblico e costruire un’identità capace di rendere il prodotto riconoscibile nel proprio contesto competitivo.

Gli aspetti normativi, le diciture obbligatorie, gli ingredienti e le informazioni alimentari vengono naturalmente forniti e validati dal cliente e dagli specialisti competenti.

Potete progettare packaging destinati sia al consumatore sia alla distribuzione professionale?

Sì. Lo stesso produttore può avere esigenze molto diverse. Può vendere alcuni prodotti direttamente con il proprio marchio, produrne altri per clienti professionali oppure avere confezioni che devono poter essere personalizzate successivamente.

Per Dolcificio GI&sse, ad esempio, abbiamo lavorato anche su sacchetti destinati al consumatore finale e su soluzioni più neutre, predisposte per poter essere personalizzate attraverso etichette differenti a seconda del cliente o della destinazione del prodotto.

In questi casi è importante progettare fin dall’inizio un sistema sufficientemente coerente ma anche flessibile.

Realizzate siti web per aziende del settore alimentare?

Sì. Possiamo progettare il sito come parte dell’intero sistema di comunicazione dell’azienda, organizzando gamme, categorie, immagini e informazioni in modo coerente con cataloghi, schede prodotto e identità aziendale.

Per un produttore B2B il sito non deve necessariamente funzionare come un e-commerce rivolto al consumatore. Può essere soprattutto uno strumento attraverso cui buyer, distributori e potenziali clienti comprendono rapidamente chi è l’azienda, cosa produce e come è organizzata la sua offerta.

Potete occuparvi della comunicazione per fiere del settore Food & Beverage?

Sì. Le fiere professionali sono particolarmente importanti per le aziende alimentari che lavorano B2B, perché permettono di incontrare distributori, buyer e operatori del settore.

Possiamo progettare la grafica dello stand e coordinare cataloghi, schede prodotto, presentazioni, immagini, video e altri materiali necessari alla partecipazione. Quando seguiamo già la comunicazione dell’azienda, possiamo fare in modo che la presenza in fiera sia immediatamente riconducibile alla stessa identità utilizzata negli altri strumenti.

Vi occupate anche della comunicazione all’interno del punto vendita?

Sì. Abbiamo avuto esperienze anche nella comunicazione di punti vendita e aree ristoro. Per Camst, ad esempio, abbiamo seguito per un periodo la comunicazione del punto vendita Sangro Ovest, situato lungo l’autostrada.

Realizzavamo materiali molto diversi: menu e offerte per il bar, comunicazione delle colazioni dolci e salate, promozioni di prodotti stagionali, cartelli sospesi, materiali da banco e altri supporti presenti all’interno dell’area.

È stata un’esperienza interessante perché ci ha ricordato che anche una comunicazione apparentemente semplice, come proporre un caffè freddo o un panino, può essere progettata con creatività, senza perdere immediatezza e chiarezza.

Potete progettare espositori e materiali promozionali per il punto vendita?

Sì. Quando il prodotto deve essere presentato fisicamente possiamo progettare espositori, materiali POP, pannelli, cartelli e altri supporti coordinati con la comunicazione.

Lo abbiamo fatto anche per prodotti non strettamente alimentari ma legati al mondo del beverage, come un sistema di depurazione dell’acqua installato sotto il lavello. In quel caso il progetto ha coinvolto identità, video esplicativi, espositore e materiali destinati alla presentazione del prodotto.

Il punto vendita è uno dei luoghi nei quali grafica e prodotto devono lavorare insieme: la comunicazione deve attirare l’attenzione, ma soprattutto aiutare a capire rapidamente cosa viene proposto.

Potete aiutarci anche a comunicare un prodotto durante eventi e attività promozionali?

Sì. Possiamo partire dal concetto e costruire intorno ad esso i diversi strumenti necessari.

Per un prodotto legato alla depurazione dell’acqua, ad esempio, abbiamo lavorato anche a un’attività promozionale durante un evento golfistico: uno spazio nel quale far provare l’acqua, raccontare il prodotto e regalare una bottiglia in vetro, costruito intorno al messaggio “Buona acqua a tutti”.

Sono progetti nei quali identità, materiale promozionale, esperienza e oggetto fisico devono essere pensati come parti dello stesso racconto.

Come cambia la grafica tra prodotti alimentari appartenenti a categorie differenti?

Ogni mercato ha codici visivi che il consumatore ha imparato a riconoscere. Caffè, prodotti dolciari, prodotti vegetali, alimenti salutistici o prodotti da forno non utilizzano necessariamente gli stessi colori, immagini, materiali e linguaggi.

Questo non significa copiare ciò che fanno i concorrenti. Significa conoscere il contesto per capire quali codici conviene rispettare, quali possiamo reinterpretare e dove invece possiamo introdurre un elemento distintivo.

Prima di progettare un packaging o una nuova linea analizziamo quindi prodotto, posizionamento, pubblico e concorrenza. La creatività arriva dopo, non prima.

Vi occupate anche delle informazioni obbligatorie e della normativa del packaging alimentare?

La progettazione grafica e l’organizzazione delle informazioni sì; la validazione normativa no.

Possiamo predisporre il packaging affinché ingredienti, allergeni, valori nutrizionali, modalità di conservazione e altre informazioni trovino uno spazio chiaro e leggibile, ma i contenuti e la loro conformità normativa devono essere forniti e verificati dall’azienda o dai professionisti competenti.

Anche nel Food preferiamo che i ruoli siano chiari: noi siamo responsabili del progetto di comunicazione, mentre la correttezza delle informazioni alimentari e normative deve essere verificata da chi possiede le competenze specifiche.

Possiamo affidarvi un singolo progetto oppure tutta la comunicazione della nostra azienda Food & Beverage?

Entrambe le possibilità. Possiamo partire da un packaging, un servizio fotografico, una scheda prodotto, un catalogo, uno stand o un sito. Oppure possiamo diventare un riferimento continuativo per la comunicazione dell’azienda.

Una collaborazione che dura oltre vent’anni, come quella con uno dei nostri clienti del settore dolciario, significa conoscere progressivamente prodotti, gamme, stagionalità, interlocutori e modalità con cui l’azienda lavora con la distribuzione.

Ed è proprio questa continuità che permette di passare con naturalezza dalla fotografia del singolo prodotto alla scheda per il buyer, dal sito allo stand fieristico, dal packaging destinato al consumatore fino all’immagine che dovrà comparire sul volantino del supermercato, mantenendo sempre riconoscibile la stessa azienda.

Moda e Fashion

Avete esperienza nella comunicazione per aziende del settore Moda e Fashion?

Sì, anche se non siamo un’agenzia specializzata esclusivamente nella moda. Nel corso degli anni abbiamo lavorato per aziende di calzature, maglieria e abbigliamento, occupandoci di cataloghi di collezione, servizi fotografici, inviti, materiali per fiere, pannelli per stand, gadget, identità visive, cartellini e siti web.

Tra le esperienze più significative c’è quella con Bruno Magli, per cui nei primi anni Duemila abbiamo seguito progetti legati alle collezioni Bruno Magli, Magli Sport e Monica by Magli.

Il fatto di non provenire esclusivamente dal mondo fashion, in alcuni casi, è stato considerato dai nostri stessi clienti un vantaggio: ci permetteva di guardare il prodotto con un linguaggio un po’ meno prevedibile e uno sguardo fuori dal coro.

Realizzate cataloghi per collezioni di moda, calzature e maglieria?

Sì. Possiamo progettare cataloghi nei quali impaginazione, fotografia, materiali e dettagli grafici contribuiscono insieme a raccontare il carattere della collezione.

Abbiamo lavorato sia con calzature sia con capi di maglieria, affrontando il prodotto in modi differenti a seconda del posizionamento. In alcuni progetti, ad esempio, le maglie venivano fotografate in still life insieme ad altri oggetti, quasi fossero elementi da contemplare per forma, colore e materia, e non soltanto capi da mostrare indossati.

Prima di scegliere uno stile cerchiamo quindi di capire che cosa deve far percepire quella particolare collezione.

Come progettate un servizio fotografico per un catalogo di moda?

Possiamo partire dal progetto grafico ancora prima di realizzare il servizio fotografico definitivo.

È un metodo che abbiamo utilizzato, ad esempio, per i cataloghi Bruno Magli e Magli Sport: ricevuto il prodotto, realizzavamo internamente immagini veloci che ci permettevano di costruire una prima proposta di impaginazione e mostrare al cliente come immaginavamo il catalogo.

Una volta approvata la direzione creativa, il fotografo professionista realizzava gli scatti definitivi seguendo le esigenze individuate nel progetto, con particolare attenzione alla capacità delle immagini di restituire materiali, dettagli e qualità del prodotto. Le fotografie provvisorie venivano quindi sostituite con quelle definitive.

Per noi significa progettare la fotografia in funzione della comunicazione, anziché avere prima un archivio di immagini e domandarsi successivamente come utilizzarlo.

Vi occupate direttamente della fotografia fashion?

Il nostro ruolo principale è la direzione e il coordinamento del progetto visivo. Quando il progetto richiede un servizio fotografico professionale collaboriamo con fotografi scelti in funzione del risultato da ottenere.

Possiamo definire insieme al cliente e al fotografo stile, inquadrature, rapporto tra prodotto e ambientazione, esigenze dell’impaginazione e caratteristiche che devono emergere dalle immagini.

La fotografia di una scarpa, di una maglia o di un tessuto deve riuscire a far percepire anche ciò che chi guarda non può toccare: materiale, lavorazione, consistenza e qualità.

Quanto sono importanti carta, materiali e finiture nella comunicazione di un brand fashion?

Molto. Nel fashion il supporto fisico può diventare parte del progetto tanto quanto la grafica.

Per cataloghi, inviti, cartellini e altri materiali possiamo quindi ricercare carte, finiture e lavorazioni coerenti con il carattere della collezione. Abbiamo realizzato, ad esempio, cartellini per una linea di abbigliamento bambino dallo stile molto classico scegliendo una carta con particolari effetti iridescenti, proprio perché il materiale contribuiva a costruire l’atmosfera del brand.

Non scegliamo una carta particolare semplicemente perché è bella: deve essere bella per quel progetto.

Realizzate logo, cartellini e identità per nuove linee di abbigliamento?

Sì. Possiamo intervenire fin dalla nascita di una nuova linea progettando logo e sistema grafico e successivamente declinarli sui diversi punti di contatto con il prodotto.

Nel settore moda anche un elemento apparentemente piccolo come un cartellino contribuisce alla percezione complessiva del marchio. Tipografia, carta, finiture, colori e modalità di applicazione devono quindi essere coerenti con il posizionamento della collezione e con il pubblico al quale è destinata.

Potete realizzare inviti per fiere e presentazioni delle collezioni?

Sì. Abbiamo realizzato per diversi anni, ad esempio, gli inviti a Pitti per un’azienda di maglieria e per il brand Heritage.

Abbiamo vissuto anche l’evoluzione di questo strumento: inizialmente gli inviti erano prevalentemente cartacei, mentre progressivamente sono diventati digitali e destinati all’invio tramite email.

Il mezzo cambia, ma il principio rimane lo stesso: l’invito è già il primo piccolo assaggio dell’identità della collezione che si sta per presentare.

Potete progettare materiali grafici per stand e fiere del settore moda?

Sì. Possiamo collaborare con l’ufficio marketing, lo stilista o chi ha definito il concept della collezione e trasformare le indicazioni ricevute negli elementi grafici necessari per lo stand.

Non necessariamente progettiamo l’intero allestimento: possiamo inserirci all’interno di un progetto già definito e realizzare pannelli, immagini e materiali coordinati, confrontandoci con chi si occupa degli altri aspetti della presenza fieristica.

È un’altra situazione nella quale per noi è importante integrarci con competenze già presenti senza doverci sostituire a loro.

Realizzate anche gadget e materiali particolari per il lancio di una collezione?

Sì. Quando il progetto lo consente ci piace cercare soluzioni che non siano soltanto decorative, ma che abbiano anche una funzione.

Per Monica by Magli, ad esempio, avevamo progettato per la presentazione di una collezione un elemento a forma di fiore che conteneva il logo e funzionava contemporaneamente come invito e come mousepad.

Sono piccoli progetti, ma raccontano bene il nostro modo di lavorare: anche quando il supporto è semplice cerchiamo, se possibile, quell’idea in più che possa renderlo memorabile.

Potete lavorare con l’ufficio marketing o con lo stilista che ha già definito il concept della collezione?

Certamente. Nel fashion il linguaggio di una collezione può nascere dallo stilista, dalla direzione creativa o dall’ufficio marketing interno. Non abbiamo bisogno di sostituirci a chi ha già costruito quella visione.

Possiamo ricevere indicazioni, mood, immagini, materiali e concept e trasformarli nei diversi strumenti necessari alla comunicazione, mantenendo il filo tra catalogo, invito, stand, sito e altri materiali.

In altri casi, quando una direzione visiva non è ancora stata definita, possiamo contribuire maggiormente alla sua costruzione.

Potete realizzare un sito per uno stilista o un nuovo brand con un budget contenuto?

Sì, se obiettivi e dimensioni del progetto lo consentono. Non tutti i brand hanno bisogno, soprattutto all’inizio, di piattaforme complesse.

Abbiamo lavorato, ad esempio, per uno stilista emergente che aveva soprattutto la necessità di rendere visibili le proprie collezioni a potenziali interlocutori commerciali. In quel caso abbiamo progettato un sito vetrina semplice e sostenibile economicamente, che potesse diventare uno strumento per presentarsi a negozi e possibili acquirenti.

Il punto di partenza non è quindi chiedersi quanto possa essere complesso un sito, ma quale strumento serva realmente in quella fase del progetto.

Lavorate anche sulla comunicazione B2B nel settore moda?

Sì, e una parte importante delle nostre esperienze nel Fashion nasce proprio in ambito B2B.

Un catalogo destinato a buyer e agenti, un invito a Pitti, uno stand, una presentazione di collezione o il sito di uno stilista che cerca negozi interessati alle proprie creazioni hanno obiettivi diversi rispetto alla comunicazione rivolta direttamente al consumatore.

Come negli altri settori nei quali lavoriamo, prima di scegliere immagini e linguaggio cerchiamo quindi di capire chi dovrà vedere quel materiale e quale decisione dovrà aiutarlo a prendere.

Essere un’agenzia non specializzata esclusivamente nella moda può essere un vantaggio?

Dipende dal progetto. Se un’azienda cerca un’agenzia esclusivamente fashion, con una specializzazione verticale molto specifica, probabilmente esistono realtà più adatte di noi.

Ma proprio alcuni clienti del settore ci hanno fatto notare nel tempo che il nostro sguardo esterno permetteva di raccontare scarpe, maglieria e abbigliamento in modo meno condizionato dai linguaggi più ricorrenti della moda.

Lavorando contemporaneamente con industria, design, tecnologia, food, medicale e altri mondi, capita che un’idea, un metodo o un linguaggio imparato in un settore trovi una nuova applicazione in un altro. A volte essere un po’ fuori dal coro aiuta a vedere possibilità che da dentro sembrano meno evidenti.

Possiamo coinvolgervi anche soltanto per un singolo progetto Fashion?

Sì. Possiamo essere coinvolti per un catalogo, un servizio fotografico da coordinare, un invito, un logo, dei cartellini, un sito, dei materiali per una fiera o per un’altra esigenza specifica.

Non è necessario affidarci tutta la comunicazione. Possiamo inserirci nel punto nel quale la nostra esperienza è utile, lavorando insieme allo stilista, all’ufficio marketing, al fotografo e agli altri professionisti già coinvolti nel progetto.

Il 3D può essere utilizzato anche per raccontare un prodotto Fashion?

Sì. Anche se moda e calzature sono settori nei quali fotografia e video tradizionali hanno normalmente un ruolo centrale, ci sono situazioni in cui il 3D può offrire possibilità che una ripresa reale renderebbe molto più complicate.

Recentemente, ad esempio, abbiamo realizzato un video di circa 30 secondi per presentare in una fiera negli Stati Uniti una nuova scarpa da bowling. Il materiale a nostra disposizione era praticamente solo il prodotto fisico: un paio di scarpe arrivato dagli Stati Uniti. Non avevamo la possibilità di organizzare le riprese all’interno di un centro bowling e, per le dimensioni particolarmente grandi della calzatura, anche trovare un modello adatto sarebbe stato complicato.

Abbiamo quindi scelto una strada diversa. Partendo da una prima scansione 3D effettuata sul prodotto reale, il nostro reparto 3D ha ricostruito accuratamente la scarpa, lavorando anche sui materiali: pelle bianca, pelle stampata, cuciture e differenti finiture. Da quel modello abbiamo poi realizzato un breve video emozionale nel quale il prodotto poteva essere osservato da diverse angolazioni e illuminato in modo da valorizzarne forme, dettagli e differenze materiche.

Il risultato non cercava di sostituire la realtà, ma di raccontare il prodotto nel modo più efficace con il materiale e le condizioni che avevamo a disposizione.

Per questo non pensiamo che il 3D debba essere utilizzato perché è una tecnologia interessante. In alcuni progetti una buona fotografia rimane la soluzione migliore; in altri, invece, modellazione e animazione 3D permettono di mostrare un prodotto con un controllo su luce, movimento, inquadrature e materiali che sarebbe difficile ottenere con una ripresa tradizionale.

Edilizia e Immobiliare

Avete esperienza nella comunicazione per imprese edili e agenzie immobiliari?

Sì. Nel corso degli anni abbiamo lavorato sia con imprese di costruzione sia con società e agenzie immobiliari, seguendo progetti molto diversi: identità aziendale, campagne pubblicitarie, promozione di nuovi comparti residenziali, cartelli di cantiere e di vendita, rendering, materiali commerciali e siti web.

Una delle esperienze più continuative è stata quella con Impresa Martinelli, che abbiamo affiancato per molti anni nella comunicazione dei diversi interventi immobiliari. Abbiamo inoltre lavorato, tra gli altri, con Marefosca Costruzioni, Costruzioni Dalla Casa, Immobiliare Parco e Punto Immobiliare.

Come è cambiata la comunicazione immobiliare negli ultimi anni?

È cambiata moltissimo. Una parte importante della ricerca degli immobili oggi avviene attraverso grandi portali specializzati e strumenti digitali. Sarebbe quindi poco realistico pensare di comunicare un’agenzia immobiliare oggi nello stesso modo in cui lo facevamo vent’anni fa.

Questo però non significa che l’identità dell’agenzia sia diventata meno importante. Al contrario, bisogna capire quale funzione deve avere ogni strumento: il portale può servire a trovare l’immobile, il sito e i social possono costruire reputazione e autorevolezza, mentre insegne, cartelli, documentazione e materiali utilizzati in agenzia continuano a contribuire alla percezione complessiva dell’azienda.

La comunicazione deve seguire il cambiamento delle abitudini, non combatterlo.

Se gli immobili vengono pubblicati su Immobiliare.it o Idealista, ha ancora senso investire nell’identità dell’agenzia?

Sì, perché essere presenti su un portale e costruire la reputazione di un’agenzia sono due cose differenti.

Chi cerca una casa può partire da un portale immobiliare. Ma chi deve affidare la vendita del proprio immobile deve prima scegliere un professionista. In quel momento entrano in gioco notorietà sul territorio, reputazione, esperienza, riconoscibilità e fiducia.

Un’identità visiva coerente non costruisce da sola questa reputazione, ma contribuisce a renderla visibile: dal logo alla presenza digitale, dai cartelli vendita alla documentazione che il cliente riceve entrando in agenzia.

Potete occuparvi del rebranding di un’agenzia immobiliare storica?

Sì. E non sempre rebranding significa cancellare quello che è stato costruito negli anni.

Può capitare che un logo progettato molti anni prima sia ancora conosciuto sul territorio, ma debba essere aggiornato per funzionare meglio sui nuovi strumenti digitali, sui social e all’interno dei portali immobiliari.

In questi casi analizziamo ciò che vale la pena conservare e ciò che invece deve evolvere. L’obiettivo è rendere contemporanea un’identità senza perdere inutilmente la riconoscibilità conquistata nel tempo.

Potete preparare un logo e un’identità adatti anche ai grandi portali immobiliari?

Sì. Oggi un’identità immobiliare deve funzionare in contesti molto differenti: dall’insegna dell’agenzia a un piccolo spazio all’interno di un portale, dalla foto profilo sui social al cartello affisso davanti a un’abitazione.

Per questo, oltre al logo principale, può essere necessario prevedere versioni, proporzioni e applicazioni che mantengano una buona riconoscibilità anche quando lo spazio disponibile è ridotto.

Non basta quindi avere un bel logo: bisogna costruire un sistema visivo che continui a funzionare dove realmente verrà utilizzato.

I social servono davvero a un’agenzia immobiliare se le case vengono cercate sui portali?

Possono servire, purché sia chiaro il loro obiettivo. Non necessariamente ha senso utilizzare i social semplicemente per duplicare tutti gli annunci già presenti sui portali specializzati.

Per un agente immobiliare radicato nel proprio territorio, ad esempio, i social possono contribuire a costruire nel tempo autorevolezza e familiarità: raccontare il mercato locale, rispondere alle domande di chi deve vendere o acquistare, spiegare aspetti del proprio lavoro e far conoscere persone e competenze dell’agenzia.

Il social può quindi non essere il luogo nel quale si conclude la vendita, ma uno dei luoghi nei quali una persona comincia a decidere di chi fidarsi.

Potete realizzare campagne pubblicitarie per la vendita di nuovi interventi immobiliari?

Sì. Abbiamo seguito per diversi anni campagne dedicate a nuovi comparti residenziali e a specifiche opportunità commerciali.

Il messaggio può cambiare in funzione del momento e delle condizioni di mercato. In passato abbiamo realizzato, ad esempio, campagne che valorizzavano condizioni particolarmente favorevoli per i mutui prima casa oppure promozioni nelle quali all’acquisto dell’appartamento venivano associati vantaggi come la cantina o parte dell’arredamento.

Il nostro lavoro consiste nel capire qual è in quel momento l’argomento realmente interessante per il potenziale acquirente e costruire intorno a quello la comunicazione.

Potete realizzare rendering di edifici e appartamenti non ancora costruiti?

Sì. Il rendering 3D è particolarmente utile nell’immobiliare perché permette di mostrare ciò che ancora non può essere fotografato.

Partendo dalla documentazione e dai disegni disponibili possiamo ricostruire l’edificio o gli ambienti e creare immagini da utilizzare nei cartelli di cantiere, nelle campagne, nei materiali commerciali, sul sito o negli annunci immobiliari.

Oggi gli strumenti permettono di raggiungere livelli di realismo molto elevati, ma il principio rimane quello che abbiamo sempre applicato: aiutare il potenziale acquirente a immaginare qualcosa che, in quel momento, esiste ancora soltanto sulla carta.

Il rendering può essere utilizzato anche per mostrare diverse soluzioni di uno stesso immobile?

Sì. Uno dei vantaggi del 3D è proprio la possibilità di visualizzare alternative senza doverle realizzare fisicamente.

A seconda del progetto si possono mostrare differenti finiture, materiali, colori, arredamenti o configurazioni degli ambienti. Questo può aiutare sia nella comunicazione commerciale sia nella comprensione degli spazi da parte del potenziale acquirente.

Naturalmente il livello di dettaglio necessario dipende dall’obiettivo: un’immagine destinata a un grande cartello di cantiere ha esigenze diverse da una visualizzazione utilizzata per presentare nel dettaglio un interno.

Realizzate cartelli di cantiere e cartelli vendita?

Sì. È una delle attività che abbiamo svolto a lungo per imprese di costruzione e realtà immobiliari.

Il cartello di cantiere non deve soltanto indicare che in quel luogo nasceranno degli appartamenti. Può diventare un vero strumento commerciale, mostrando il progetto, evidenziandone i vantaggi e permettendo di capire immediatamente chi lo sta realizzando e come ottenere maggiori informazioni.

Allo stesso modo, per un’agenzia immobiliare i cartelli vendita e affitto sono punti di contatto molto visibili sul territorio e devono essere immediatamente riconducibili alla sua identità.

Potete coordinare tutta l’immagine di un nuovo intervento immobiliare?

Sì. Possiamo costruire un sistema che accompagni il progetto sui diversi strumenti: identità dell’intervento quando necessaria, rendering, cartelli di cantiere, campagne pubblicitarie, materiali commerciali, sito o landing page e contenuti digitali.

Questo permette di evitare che ogni elemento venga progettato separatamente e che lo stesso intervento finisca per apparire diverso a seconda del mezzo sul quale viene comunicato.

Vi occupate anche dell’immagine coordinata e dei materiali utilizzati quotidianamente da un’agenzia immobiliare?

Sì. La comunicazione non termina quando una persona vede un annuncio online.

Quando il cliente entra in agenzia, riceve una proposta, una cartellina, un documento o altro materiale, continua a costruirsi un’opinione sull’azienda alla quale sta affidando una decisione economicamente importante.

Possiamo quindi coordinare carta intestata, cartelline, modulistica, presentazioni, cartelli vendita e altri materiali affinché anche la comunicazione più operativa continui a essere coerente con l’identità dell’agenzia.

È più importante promuovere gli immobili o promuovere l’agenzia immobiliare?

Sono due obiettivi diversi e servono entrambi.

La promozione dell’immobile deve portare una persona interessata a quella particolare casa. La comunicazione dell’agenzia deve invece costruire nel tempo le ragioni per cui un proprietario dovrebbe affidare proprio a quell’agenzia la vendita o la gestione del proprio immobile.

Un appartamento può essere venduto e uscire dal mercato in poche settimane o mesi. La reputazione dell’agenzia deve continuare a lavorare anche dopo che quell’annuncio è scomparso.

Come può un’agenzia immobiliare distinguersi dalle altre sullo stesso territorio?

Non basta cambiare colore al logo o pubblicare più frequentemente sui social. Prima bisogna capire perché un cliente dovrebbe scegliere quell’agenzia: esperienza, conoscenza del territorio, specializzazione, qualità del servizio, capacità di valutazione, assistenza o caratteristiche personali dell’agente possono diventare elementi importanti del posizionamento.

La comunicazione serve a rendere queste differenze comprensibili e riconoscibili nel tempo.

Per un’attività fortemente territoriale, la continuità è particolarmente importante: le persone devono incontrare più volte la stessa identità e associarla progressivamente a un nome, a un volto e a una reputazione.

Seguite ancora oggi progetti di comunicazione nel settore immobiliare?

Sì, anche se oggi non abbiamo una presenza continuativa nel settore paragonabile a quella avuta in passato con alcune imprese di costruzione.

Proprio l’esperienza accumulata negli anni ci permette però di vedere con chiarezza quanto sia cambiato il mercato e di non proporre automaticamente gli strumenti che funzionavano vent’anni fa.

Possiamo intervenire su un rebranding, sulla costruzione dell’identità di un’agenzia, su rendering e visualizzazioni 3D, campagne, materiali per la vendita o sulla definizione di una comunicazione digitale più coerente con il modo in cui oggi le persone cercano e scelgono immobili e professionisti.

Possiamo coinvolgervi per un singolo intervento immobiliare o per la comunicazione complessiva dell’azienda?

Entrambe le possibilità. Possiamo essere coinvolti per il rendering di un edificio, un cartello di cantiere, una campagna, un rebranding o un altro progetto specifico. Oppure possiamo costruire nel tempo un sistema coordinato per l’impresa o l’agenzia.

Ha ancora senso avere un sito web se gli immobili vengono pubblicati su portali come Immobiliare.it o Idealista?

Sì, perché il sito dell’impresa o dell’agenzia immobiliare e i portali specializzati hanno funzioni diverse.

I portali sono strumenti molto efficaci per cercare un immobile: permettono di confrontare rapidamente molte offerte utilizzando zona, prezzo, metratura e altre caratteristiche. Il sito proprietario, invece, deve raccontare chi c’è dietro a quell’immobile.

Per un’impresa edile o un costruttore significa presentare la propria storia, i progetti realizzati, il modo di costruire, i materiali utilizzati, le collaborazioni professionali, l’attenzione dedicata al cliente e tutti quegli elementi che contribuiscono a costruire nel tempo competenza e reputazione. Naturalmente può contenere anche la vetrina degli immobili disponibili, ma non è necessariamente quella la sua unica funzione.

Lo stesso vale per un’agenzia immobiliare. Gli annunci possono essere pubblicati sui grandi portali, mentre il sito proprietario diventa il luogo nel quale approfondire chi è l’agenzia, conoscere le persone che ci lavorano, capire quali servizi offre e perché affidarle la vendita, l’acquisto o l’affitto di un immobile.

Per questo crediamo che avere un proprio sito continui ad avere senso, purché abbia un obiettivo preciso. Non è necessario costruire una piattaforma complessa e costosa per replicare funzioni che i grandi portali svolgono già molto bene.

Come Ricreativi possiamo progettare il sito dimensionandolo sulle reali necessità dell’impresa o dell’agenzia, cercando il giusto equilibrio tra contenuti, funzionalità, investimento e possibilità di crescita. Il sito deve essere uno strumento utile alla reputazione e al lavoro dell’azienda, non una spesa sproporzionata rispetto a ciò che deve realmente fare.

Enti Pubblici e Istituzioni

Avete esperienza nella comunicazione per Enti Pubblici e Istituzioni?

Sì. Nel corso degli anni abbiamo lavorato a numerosi progetti legati alla pubblica amministrazione, alla formazione professionale, all’orientamento, ai servizi per i cittadini e alle iniziative culturali.

Una parte importante di questa esperienza nasce nei primi anni Duemila, quando abbiamo collaborato a numerosi progetti che coinvolgevano realtà come AECA, Regione Emilia-Romagna, Regione Autonoma Valle d’Aosta, Ministero del Lavoro, Unione Europea ed enti di formazione professionale.

Più recentemente abbiamo lavorato su progetti destinati alle famiglie e sui servizi alla persona e collaboriamo con il Comune di San Giovanni in Persiceto per la comunicazione di iniziative culturali e della stagione teatrale.

Siete iscritti al MEPA e potete lavorare con la Pubblica Amministrazione?

Sì. Ricreativi è iscritta al MEPA, il Mercato Elettronico della Pubblica Amministrazione, e può quindi operare attraverso gli strumenti previsti per gli acquisti della PA nell’ambito dei servizi per i quali è abilitata.

Lavoriamo già attraverso la piattaforma con il Comune di San Giovanni in Persiceto e siamo organizzati anche per la gestione amministrativa e la fatturazione richiesta dagli enti pubblici.

Per un ente significa poter affiancare alla parte creativa e progettuale un fornitore che conosce già alcune delle procedure necessarie per lavorare con la Pubblica Amministrazione.

Avete esperienza nella comunicazione di progetti di formazione professionale e orientamento?

Sì. È uno degli ambiti nei quali abbiamo maturato una significativa esperienza, soprattutto tra il 2000 e il 2006.

Abbiamo progettato identità e strumenti di comunicazione per iniziative dedicate a formazione professionale, orientamento, occupazione, tirocini e transizione verso il mondo del lavoro. I progetti potevano coinvolgere contemporaneamente enti di formazione, associazioni, Regioni, Ministeri e programmi dell’Unione Europea.

Il nostro compito era trasformare una grande quantità di informazioni, spesso tecniche e articolate, in strumenti più ordinati e comprensibili per i diversi destinatari.

Come si comunica un progetto istituzionale quando ci sono molte informazioni e molti soggetti coinvolti?

Prima della grafica viene l’organizzazione.

Bisogna capire chi promuove il progetto, chi lo finanzia, chi lo realizza, a chi è rivolto, quali servizi offre, quali sono le informazioni principali e quale azione deve compiere la persona che riceve la comunicazione.

Solo dopo costruiamo la gerarchia visiva e scegliamo lo strumento più adatto. Nel tempo abbiamo affrontato questa complessità attraverso guide, opuscoli, cartelline contenenti numerose schede, pubblicazioni, inviti e supporti multimediali. Oggi gli strumenti possono essere differenti e molto più digitali, ma il problema da risolvere rimane lo stesso: rendere semplice da consultare un’informazione che semplice, all’origine, non lo è affatto.

Potete creare un’identità specifica per un progetto pubblico o un’iniziativa istituzionale?

Sì. Un progetto può avere bisogno di una propria identità pur rimanendo chiaramente collegato agli enti che lo promuovono e lo finanziano.

Nel corso degli anni abbiamo progettato loghi e sistemi visivi per iniziative legate alla formazione, all’orientamento, al lavoro e alla cultura. Tra queste, ad esempio, Itinere, Passwork e Orientati verso il futuro, oltre ad altri progetti realizzati nell’ambito della formazione professionale.

L’obiettivo è creare un’identità riconoscibile senza perdere la corretta relazione con l’istituzione e con gli altri soggetti coinvolti.

Sapete gestire la presenza di molti loghi istituzionali all’interno dello stesso progetto?

Sì. Nei progetti pubblici è frequente dover far convivere il logo dell’ente promotore con quelli di soggetti finanziatori, partner, enti attuatori e programmi nazionali o europei.

Non si tratta semplicemente di “mettere tanti loghi in fondo alla pagina”. Bisogna rispettare indicazioni, gerarchie e vincoli forniti dagli enti e contemporaneamente evitare che la comunicazione diventi confusa.

È una situazione che abbiamo incontrato molte volte nei progetti realizzati per la formazione professionale e nelle iniziative che coinvolgevano più soggetti istituzionali.

Realizzate guide e materiali informativi destinati ai cittadini?

Sì. Possiamo progettare materiali che aiutino le persone a orientarsi tra servizi, opportunità e informazioni della Pubblica Amministrazione.

Più recentemente, ad esempio, abbiamo lavorato a un progetto dedicato alle informazioni utili sui servizi per le famiglie con bambini da 0 a 6 anni, per il Centro per le Famiglie Casa Isora, nell’ambito dell’Azienda di Servizi alla Persona e dell’Unione Terre d’Acqua.

In progetti di questo tipo la priorità non è stupire graficamente, ma costruire un’informazione accogliente, ordinata e facile da consultare.

Potete occuparvi soltanto della veste grafica di una pubblicazione molto complessa?

Sì. Non è sempre conveniente affidare a un’agenzia creativa l’impaginazione completa di documenti molto estesi o soggetti a continui aggiornamenti.

In passato, ad esempio, per alcuni manuali abbiamo progettato copertine e identità visiva lasciando la gestione del grande volume di contenuti a chi se ne occupava direttamente.

Possiamo quindi definire copertine, caratteri, colori, gerarchie, tabelle, icone e linee guida, in modo che anche chi impagina successivamente il documento possa mantenere una comunicazione coerente.

Realizzate anche materiali per convegni, conferenze e iniziative pubbliche?

Sì. Abbiamo progettato inviti e materiali per convegni, conferenze, presentazioni dei risultati di progetti, iniziative istituzionali e incontri pubblici.

Possiamo partire dall’identità dell’iniziativa e declinarla sui diversi strumenti necessari, coordinandola con l’immagine degli enti organizzatori e degli eventuali partner.

Potete occuparvi della comunicazione social di eventi promossi da un Comune?

Sì. È un’attività che svolgiamo anche oggi.

Per il Comune di San Giovanni in Persiceto lavoriamo, ad esempio, alla comunicazione social di iniziative culturali come il Festival delle Religioni e della stagione del Teatro Comunale.

In questi casi i social hanno anche un obiettivo molto concreto: far conoscere la programmazione e portare le persone a partecipare, riempiendo gli spazi nei quali l’iniziativa si svolge.

Le campagne social possono funzionare anche per promuovere teatro, cultura ed eventi istituzionali?

Sì, se vengono costruite pensando al pubblico che si vuole raggiungere e all’obiettivo dell’iniziativa.

Non basta pubblicare una locandina. Possiamo organizzare i contenuti, adattare la grafica ai diversi formati e utilizzare campagne sponsorizzate quando servono a raggiungere persone potenzialmente interessate sul territorio.

La comunicazione digitale diventa così uno strumento a supporto di un risultato reale: portare pubblico a un evento, a uno spettacolo o a un’iniziativa culturale.

Avete esperienza nella comunicazione dell’attività di un’Amministrazione Comunale?

Sì. In passato abbiamo realizzato per il Comune di San Giovanni in Persiceto anche pubblicazioni dedicate direttamente al territorio e all’attività amministrativa.

Tra queste, un opuscolo sui lavori di restauro di Piazza del Popolo, costruito attraverso appunti e curiosità sull’intervento, e una pubblicazione dedicata ai cinque anni di attività dell’Amministrazione Comunale dal 1999 al 2004.

Sono progetti nei quali la grafica deve aiutare a raccontare attività, interventi e trasformazioni del territorio in modo accessibile ai cittadini.

Potete costruire un’identità destinata a durare nel tempo per un’iniziativa culturale o istituzionale?

Sì, ed è uno degli obiettivi che preferiamo.

Per la Fondazione Cassa di Risparmio di Cento abbiamo progettato il logo e l’impostazione visiva del Premio Letteratura Ragazzi. L’identità costruita allora è stata mantenuta e utilizzata negli anni successivi.

Per noi è una bella conferma del valore di un progetto: un’identità non deve necessariamente essere ridisegnata continuamente per continuare a essere attuale. Se è stata costruita bene, può accompagnare un’iniziativa per molti anni.

Lavorate anche per Fondazioni e soggetti che promuovono iniziative culturali e divulgative?

Sì. Oltre agli enti pubblici abbiamo collaborato con Fondazioni e altre realtà che promuovono iniziative di interesse culturale, sociale o territoriale.

Per la Fondazione Cassa di Risparmio di Cento, oltre al Premio Letteratura Ragazzi, abbiamo progettato anche l’identità e gli strumenti di comunicazione per un ciclo di conferenze dedicato ai cambiamenti e alle nuove tendenze del mercato agroalimentare.

Anche in questi casi possiamo occuparci dell’identità dell’iniziativa e delle sue diverse applicazioni.

Come è cambiato il vostro modo di comunicare i progetti pubblici rispetto ai primi anni Duemila?

Sono cambiati soprattutto gli strumenti.

Nei primi anni Duemila abbiamo realizzato moltissime cartelline, schede, guide, opuscoli, CD e perfino CD-card, che in quel momento rappresentavano strumenti innovativi per distribuire contenuti e materiali multimediali. Oggi gran parte di quelle informazioni probabilmente verrebbe organizzata attraverso siti, piattaforme, documenti digitali o altri strumenti online.

Non pensiamo però che il nostro lavoro di allora sia diventato inutile: è cambiato il contenitore, non la necessità di organizzare bene l’informazione.

Potete lavorare insieme agli uffici interni di un Comune, di un Ente o di un’Istituzione?

Sì. Nei progetti istituzionali è normale confrontarsi con più interlocutori e lavorare a partire da contenuti, indicazioni e vincoli già definiti.

Possiamo inserirci occupandoci soltanto di una parte del progetto oppure coordinare un sistema di comunicazione più ampio. Il nostro compito non è complicare ulteriormente un processo che spesso ha già molti passaggi, ma rendere più semplice trasformare contenuti e obiettivi dell’ente in strumenti realmente utilizzabili.

Possiamo affidarvi un singolo progetto oppure una collaborazione continuativa?

Entrambe le possibilità. Possiamo realizzare l’identità di un’iniziativa, una pubblicazione, una guida, una campagna social, i materiali per un evento o un altro progetto specifico. Oppure possiamo affiancare l’ente nel tempo su più attività.

L’esperienza maturata tra formazione professionale, servizi ai cittadini, cultura ed eventi ci ha insegnato soprattutto che la comunicazione pubblica deve riuscire a mettere ordine nella complessità senza perdere di vista le persone alle quali quell’informazione è destinata.

Cultura, Eventi e Formazione

Avete esperienza nella comunicazione per cultura, eventi e formazione?

Sì. È un settore che accompagna Ricreativi da molti anni e nel quale abbiamo lavorato con teatri, associazioni culturali, enti di formazione, amministrazioni pubbliche, fondazioni e organizzatori di eventi.

Abbiamo progettato la comunicazione di stagioni teatrali, spettacoli, mostre, presentazioni di libri, convegni, iniziative culturali, percorsi formativi e attività dedicate a pubblici molto diversi.

Sono progetti nei quali la comunicazione deve prima di tutto riuscire a fare una cosa molto concreta: far capire che sta per succedere qualcosa a cui vale la pena partecipare.

Potete progettare l’identità di un teatro, di uno spazio culturale o di un nuovo progetto?

Sì. Possiamo partire dal nome e dalla storia del luogo per costruire un’identità capace di rappresentarlo nel tempo.

Per la struttura polifunzionale Pandurera di Cento, ad esempio, abbiamo progettato logo e insegna. Il nome era già stato individuato recuperando il modo in cui i cittadini chiamavano storicamente quell’area, dove un tempo sorgeva una fabbrica di pomodori. Da questa storia abbiamo sviluppato un segno che richiamava graficamente il mondo della lattina e della pop art.

Quel logo viene utilizzato ancora oggi. È un esempio che ci piace particolarmente perché dimostra come un’identità contemporanea possa nascere dalla memoria di un luogo e continuare a rappresentarlo molti anni dopo.

Realizzate la comunicazione completa di una stagione teatrale?

Sì. Abbiamo una lunga esperienza nella comunicazione teatrale, maturata in particolare con il Teatro Borgatti di Cento e, più recentemente, con la stagione del Teatro Comunale di San Giovanni in Persiceto.

Per il Teatro Borgatti abbiamo progettato negli anni sistemi capaci di organizzare programmi molto articolati: prosa, lirica, danza, musica classica, musica alternativa, operetta, teatro ragazzi e altri spettacoli. Cartelline e cofanetti raccoglievano i programmi delle singole sezioni insieme a calendari generali, informazioni sugli abbonamenti e modalità di acquisto.

Oggi molti di questi strumenti sono diventati digitali, ma il problema progettuale rimane lo stesso: trasformare un programma complesso in qualcosa che il pubblico possa consultare facilmente e abbia voglia di scoprire.

Potete occuparvi anche della promozione digitale di teatro ed eventi?

Sì. Oggi alla comunicazione visiva possiamo affiancare social e campagne sponsorizzate con un obiettivo molto concreto: portare pubblico agli spettacoli e agli eventi.

Lo facciamo, ad esempio, per iniziative culturali e teatrali del Comune di San Giovanni in Persiceto.

Una locandina ben progettata rimane importante, ma non è sufficiente se nessuno la vede. Per questo possiamo adattare identità e contenuti ai diversi formati digitali e utilizzare campagne mirate per raggiungere persone potenzialmente interessate sul territorio.

Come si comunica una stagione che contiene spettacoli molto diversi tra loro?

Costruendo prima un sistema.

Una stagione può comprendere contemporaneamente prosa, musica, danza, teatro ragazzi, lirica e spettacoli molto differenti per linguaggio e pubblico. Se ogni appuntamento viene trattato come un progetto completamente indipendente, il rischio è perdere l’identità della stagione.

Cerchiamo quindi di creare una struttura grafica riconoscibile che possa accogliere contenuti differenti, eventualmente utilizzando colori, immagini o altri elementi per distinguere sezioni e tipologie.

La varietà deve essere leggibile senza trasformarsi in confusione.

Potete realizzare materiali per promuovere non soltanto gli eventi, ma anche uno spazio culturale?

Sì. Un teatro o uno spazio polifunzionale può avere bisogno di essere comunicato anche indipendentemente dalla propria programmazione.

Per il Teatro Borgatti abbiamo realizzato materiali che ne raccontavano storia, caratteristiche architettoniche, platea, palchi, loggione e capienza. Per la Pandurera abbiamo progettato anche un dépliant destinato a presentare la struttura e i suoi spazi — aula didattica, uffici, sale riunioni, studio di registrazione, sala regia — a potenziali utilizzatori.

In questo caso la comunicazione non deve vendere un biglietto, ma far comprendere le possibilità offerte da uno spazio e contribuire a farlo vivere anche attraverso nuovi utilizzi.

Progettate la comunicazione di mostre ed esposizioni?

Sì. Abbiamo seguito diverse mostre culturali e storiche occupandoci non soltanto dell’invito o della locandina, ma anche degli elementi presenti all’interno dell’esposizione.

Possiamo progettare identità dell’evento, poster, cartoline, banner, pannelli esplicativi, cataloghi e altri materiali necessari al percorso di visita.

Per alcune iniziative dell’Associazione Culturale Marefosca, ad esempio, abbiamo lavorato su esposizioni dedicate ad arte, storia locale, documenti e memoria, arrivando anche a progettare i pannelli e l’organizzazione grafica del percorso espositivo.

Potete curare graficamente anche il percorso all’interno di una mostra?

Sì. Quando il progetto lo richiede possiamo lavorare sul modo in cui le informazioni accompagnano il visitatore all’interno dello spazio.

Per una mostra dedicata ai rilievi di San Francesco, ad esempio, abbiamo realizzato i pannelli che spiegavano le opere, il poster, la cartolina, un banner esterno e la componente grafica del percorso espositivo.

In questi casi la grafica non serve soltanto a portare il pubblico alla mostra: continua a lavorare quando il visitatore è già entrato, aiutandolo a comprendere quello che sta guardando.

Vi occupate della progettazione e impaginazione di libri e pubblicazioni culturali?

Sì. Abbiamo curato copertine e impaginazione di libri dedicati alla storia, alle tradizioni, alla memoria e alla cultura del territorio, lavorando spesso anche sui materiali destinati alla loro presentazione.

Alcuni progetti hanno richiesto il coordinamento con illustratori o la gestione di grandi quantità di immagini e documenti storici.

Per noi il libro non è soltanto un contenitore di testi: formato, carta, immagini, copertina, tipografia e ritmo delle pagine contribuiscono insieme alla lettura e alla percezione dell’opera.

Potete lavorare anche su archivi fotografici storici e immagini destinate a pubblicazioni?

Sì. Un esempio particolarmente significativo è stato un progetto editoriale costruito a partire da un archivio di fotografie storiche in bianco e nero.

Le immagini erano state acquisite professionalmente, ma provenivano da originali differenti e dovevano essere uniformate prima della stampa. Abbiamo quindi svolto un lungo lavoro di trattamento cromatico affinché il bianco e nero ottenuto in quadricromia mantenesse profondità e risultasse neutro e coerente, evitando che alcune immagini assumessero dominanti magenta, gialle o ciano.

È un lavoro tecnico poco visibile al lettore finale, ma proprio questo è il risultato che cerchiamo: la tecnica deve risolvere il problema senza diventare protagonista al posto delle fotografie.

Potete seguire anche la presentazione e il lancio di un libro?

Sì. Se abbiamo già lavorato alla pubblicazione possiamo estendere la sua identità agli strumenti necessari per presentarla al pubblico: inviti, cartoline, poster, materiali digitali e contenuti da utilizzare durante l’evento.

Per una raccolta fotografica, ad esempio, oltre all’impaginazione del libro e ai materiali per la presentazione abbiamo realizzato anche un video con una selezione delle immagini. Veniva proiettato mentre il pubblico aspettava l’inizio dell’incontro.

È un piccolo esempio di come cerchiamo di pensare non soltanto a come annunciare un evento, ma anche a cosa succede quando le persone sono arrivate.

Potete coinvolgere illustratori, fotografi o altri professionisti per un progetto culturale?

Sì. Se un progetto richiede una competenza che non abbiamo internamente, individuiamo il professionista più adatto e lo coinvolgiamo nel processo creativo.

È successo, ad esempio, per pubblicazioni nelle quali abbiamo affidato a un illustratore la realizzazione delle immagini di copertina, mantenendo internamente la progettazione e il coordinamento complessivo.

Non abbiamo bisogno di fare tutto noi. Preferiamo costruire il gruppo di lavoro che serve a quel particolare progetto.

Realizzate anche materiali creativi dedicati ai bambini e al pubblico più giovane?

Sì. Il pubblico cambia e deve cambiare anche il modo di comunicare.

Per un’attività dedicata ai ragazzi del Teatro Borgatti, ad esempio, abbiamo progettato un materiale che accompagnava la scoperta del teatro e che, terminata la visita, poteva essere ritagliato e costruito fino a diventare un portapenne.

In questo modo il materiale informativo diventava anche un piccolo gioco e un ricordo dell’esperienza.

È un approccio che ci rappresenta: anche un semplice volantino, quando il progetto lo permette, può avere una piccola idea in più.

Potete comunicare eventi legati alla storia e alla memoria di un territorio?

Sì. Abbiamo lavorato a numerosi progetti nei quali l’obiettivo era valorizzare storia locale, patrimonio artistico, memoria e documenti.

Mostre sulla Grande Guerra, esposizioni dedicate all’anno della Costituzione, opere normalmente non accessibili al pubblico, libri sulle tradizioni tra Bologna e Modena e pubblicazioni sulla storia locale sono alcuni esempi.

In questi progetti cerchiamo un equilibrio: il linguaggio deve essere contemporaneo e capace di attirare l’attenzione, ma senza trasformare la grafica in qualcosa che sovrasti il valore storico del contenuto.

Avete esperienza nella comunicazione della formazione e dell’orientamento professionale?

Sì. Soprattutto tra il 2000 e il 2006 abbiamo lavorato intensamente a progetti legati a formazione professionale, orientamento, occupazione e inserimento lavorativo.

Abbiamo collaborato a iniziative che coinvolgevano AECA e numerosi centri di formazione, oltre a soggetti istituzionali regionali, nazionali ed europei, progettando identità, guide, cartelline, schede corso, pubblicazioni, inviti e materiali informativi.

La difficoltà principale era spesso rendere accessibile una grande quantità di informazioni: quali corsi esistono, a chi sono rivolti, quali opportunità offrono e come si può partecipare.

Potete organizzare graficamente un’offerta formativa composta da molti corsi differenti?

Sì. È un problema che abbiamo affrontato diverse volte.

Quando un ente propone percorsi appartenenti a settori differenti, la grafica deve aiutare la persona a orientarsi. Possiamo costruire categorie, codici colore, schede e sistemi di consultazione che rendano immediatamente riconoscibili le diverse aree formative senza perdere l’identità generale dell’ente.

Lo abbiamo fatto, ad esempio, per offerte formative che comprendevano indirizzi molto diversi, dalla meccanica all’elettrotecnica, dall’informatica alle attività creative.

Quanto è importante il supporto utilizzato per comunicare cultura e formazione?

Il supporto è uno strumento, non il progetto.

Negli anni abbiamo utilizzato cartoline, poster, cofanetti, cartelline fustellate, calendari, schede, CD e perfino CD-card. Alcuni di questi strumenti oggi appartengono chiaramente a un’altra epoca e verrebbero sostituiti da siti, social, video, newsletter o contenuti digitali.

Quello che non cambia è la domanda iniziale: come deve arrivare questa informazione alle persone che ci interessano?

Prima scegliamo l’obiettivo e il pubblico. Poi scegliamo il mezzo.

Possiamo affidarvi un singolo evento oppure la comunicazione continuativa di una stagione o di un’attività culturale?

Entrambe le possibilità. Possiamo essere coinvolti per una mostra, un libro, un convegno, uno spettacolo o un singolo materiale. Oppure possiamo costruire un sistema destinato ad accompagnare nel tempo un teatro, una stagione, un festival o un ente di formazione.

La collaborazione continuativa permette di conoscere progressivamente pubblico, programmazione e identità dell’organizzazione, evitando di ricominciare ogni volta da zero.

Ma anche quando il progetto è piccolo cerchiamo di non trattarlo come qualcosa di minore. Una cartolina, un post, un invito o un programma possono essere il primo incontro tra una persona e un’esperienza culturale. Vale la pena progettarli bene.

Banche e Servizi Finanziari

Avete esperienza nella comunicazione per banche e istituti di credito?

Sì. Lavoriamo nel settore bancario da molti anni. Le prime esperienze risalgono alle campagne realizzate per la Cassa di Risparmio di Cento; successivamente abbiamo sviluppato una lunga collaborazione con Banca Centro Emilia, seguendone numerosi progetti di comunicazione.

È un settore che conosciamo soprattutto dal punto di vista della comunicazione quotidiana: campagne pubblicitarie, comunicazione nelle filiali, strumenti digitali, social, eventi, materiali istituzionali, gadget e progetti speciali.

Che tipo di comunicazione può avere bisogno una banca durante l’anno?

Molta più di quanto possa sembrare.

Nel periodo di maggiore attività con Banca Centro Emilia arrivavamo a sviluppare anche 10-12 progetti creativi differenti in un anno, che successivamente venivano declinati in numerosi strumenti.

Una banca comunica prodotti e servizi, iniziative per soci e clienti, attività sul territorio, educazione finanziaria, eventi, bilanci, festività e progetti istituzionali. A questo si aggiunge tutta la comunicazione necessaria nelle filiali e sui canali digitali.

Il vero lavoro, quindi, non consiste nel realizzare tanti materiali separati, ma nel farli continuare a parlare la stessa lingua.

Potete ideare una campagna pubblicitaria e declinarla su tutti i canali della banca?

Sì. È probabilmente il tipo di attività che abbiamo svolto più frequentemente in questo settore.

Partiamo dal concept della campagna e successivamente lo adattiamo ai diversi punti di contatto: pagine pubblicitarie, dépliant, banner per il sito, newsletter, social, espositori, roll-up, monitor presenti nelle filiali e brevi contenuti video.

Non significa semplicemente ridimensionare la stessa grafica. Ogni mezzo ha dimensioni, tempi di fruizione e modalità di lettura differenti. Il concept deve rimanere riconoscibile, ma deve anche funzionare nel mezzo sul quale viene utilizzato.

Potete creare un concept di comunicazione partendo da un progetto che non ha ancora un nome o un’identità?

Sì. Ed è proprio quello che abbiamo fatto con GLHF – Good Luck Have Fun, progetto di educazione finanziaria di Banca Centro Emilia rivolto agli studenti delle scuole superiori.

La banca organizzava incontri di educazione finanziaria, ma il progetto aveva bisogno di un’identità e di un linguaggio capaci di entrare maggiormente in relazione con i ragazzi. Abbiamo quindi ideato GLHF, espressione utilizzata nel mondo gaming per augurare “Good Luck, Have Fun”, sviluppando il concetto “FUTURO, la tua vita è in gioco”.

Da lì sono nati logo, linguaggio visivo, poster, social, gadget, segnaletica, roll-up, presentazioni, newsletter, banner e contenuti foto e video.

Come si comunica un tema finanziario a un pubblico giovane?

Prima di tutto evitando di parlare ai ragazzi come se fossero già clienti di una banca.

Con GLHF abbiamo scelto di partire da un linguaggio appartenente al loro mondo per affrontare temi come denaro, risorse e pianificazione del futuro. Il progetto era inserito nel Mese dell’Educazione finanziaria e nel 2021 è partito con un roadshow di quattro iniziative territoriali rivolte agli studenti delle scuole superiori.

Il principio è applicabile anche ad altri progetti: il contenuto può rimanere rigoroso senza che il linguaggio debba necessariamente essere distante dal pubblico al quale ci rivolgiamo.

Come cambia la comunicazione di una banca quando entra a far parte di un gruppo più grande?

È necessario trovare un equilibrio tra continuità e nuove regole di comunicazione.

Abbiamo vissuto direttamente questa situazione con Banca Centro Emilia nel passaggio successivo alla riforma del credito cooperativo e nell’adeguamento alla comunicazione del Gruppo Cassa Centrale.

Il nostro lavoro si è quindi adattato al nuovo sistema visivo e alle indicazioni del gruppo, mantenendo contemporaneamente attenzione alla riconoscibilità della banca sul proprio territorio.

È una situazione che conosciamo bene: non sempre si può inventare liberamente. A volte il buon progetto consiste proprio nel saper lavorare bene all’interno di un’identità e di regole già definite.

Potete occuparvi del restyling della comunicazione delle filiali dopo un cambio di identità?

Sì. Per Banca Centro Emilia abbiamo seguito anche l’adeguamento delle insegne e degli elementi visivi delle diverse sedi in occasione del cambiamento del logo e dell’allineamento all’identità del Gruppo Cassa Centrale.

Un intervento di questo tipo richiede metodo perché la nuova identità deve essere applicata in modo coerente su molte sedi e su elementi differenti.

Non è più soltanto un progetto grafico: diventa gestione della corporate identity nello spazio fisico.

Realizzate materiali di comunicazione destinati alle filiali?

Sì. Le filiali sono uno dei principali luoghi nei quali l’identità di una banca incontra quotidianamente clienti e soci.

Possiamo progettare roll-up, espositori, dépliant, materiali informativi, comunicazione per monitor, pannelli e altri strumenti coordinati alle campagne in corso.

L’obiettivo è evitare che ogni supporto sembri nato indipendentemente dagli altri e costruire invece un ambiente nel quale la comunicazione sia immediatamente riconducibile alla banca.

Realizzate contenuti per i monitor presenti nelle filiali?

Sì. Abbiamo realizzato anche brevi video e contenuti grafici destinati ai monitor delle filiali.

È un mezzo molto diverso da una pagina pubblicitaria o da un dépliant: il messaggio deve essere compreso rapidamente, spesso senza audio e mentre la persona sta facendo altro.

Per questo immagini, testi, movimento e durata devono essere progettati specificamente per quel contesto.

Potete seguire anche social, newsletter e comunicazione digitale di una banca?

Sì. Nel corso della collaborazione con Banca Centro Emilia abbiamo lavorato anche sui social e realizzato grafiche per newsletter, banner web e altri strumenti digitali.

Una campagna può così partire da un unico concept e vivere contemporaneamente nella filiale, sulla stampa, sul sito, nella newsletter e sui social mantenendo la propria riconoscibilità.

Vi occupate anche di bilanci e comunicazione istituzionale?

Sì. Abbiamo lavorato anche sul bilancio di esercizio e sui materiali necessari alla sua presentazione.

In occasioni come queste la comunicazione comprende spesso più elementi: pubblicazione, pannelli, palco, materiali per la conferenza o per gli incontri con soci e altri interlocutori.

Il linguaggio cambia rispetto a una campagna commerciale, ma l’identità deve rimanere la stessa.

Potete progettare l’allestimento grafico di assemblee, conferenze ed eventi bancari?

Sì. Abbiamo progettato fondali, pannelli, elementi per il palco, roll-up e altri materiali utilizzati durante conferenze, presentazioni del bilancio, cene sociali e iniziative della banca.

Anche un evento temporaneo è un punto di contatto con il brand e deve quindi essere coerente con il resto della comunicazione.

Realizzate anche gadget e materiali istituzionali per banche?

Sì. Nel corso degli anni abbiamo progettato calendari, agende, mousepad, penne e altri gadget aziendali.

Anche questi strumenti apparentemente semplici fanno parte della corporate identity. Se vengono utilizzati da clienti, soci o dipendenti per mesi, vale la pena considerarli parte della comunicazione e non oggetti sui quali limitarsi ad applicare un logo.

Una banca deve necessariamente utilizzare una comunicazione seria e istituzionale?

Deve essere credibile, che è una cosa diversa.

Fiducia, solidità e chiarezza sono fondamentali nel settore finanziario, ma questo non significa che ogni messaggio debba avere lo stesso tono. Una comunicazione rivolta ai soci, una campagna commerciale, un progetto per gli studenti e la presentazione di un bilancio hanno pubblici e obiettivi differenti.

GLHF ne è un buon esempio: per parlare di educazione finanziaria agli studenti abbiamo utilizzato un linguaggio vicino al gaming senza togliere serietà ai contenuti.

Come si mantiene coerente la comunicazione quando durante l’anno vengono realizzate molte campagne?

È proprio qui che diventa importante avere qualcuno che tenga il filo.

Quando si sviluppano molti concept ogni anno, ciascuno declinato su stampa, filiali, web, newsletter, social, video ed eventi, il rischio è che nel tempo la comunicazione perda riconoscibilità.

Una collaborazione continuativa permette invece di conoscere progressivamente il brand, sapere cosa è già stato fatto, rispettare le linee guida e contemporaneamente trovare ogni volta qualcosa di nuovo da raccontare.

La continuità non significa ripetere sempre la stessa grafica. Significa cambiare senza smettere di essere riconoscibili.

Potete lavorare rispettando le linee guida definite da un gruppo bancario nazionale?

Sì. Non abbiamo bisogno di ridisegnare tutto per poter portare valore a un progetto.

Possiamo lavorare all’interno di brand manual, template e regole definite dalla banca o dal gruppo di appartenenza, sviluppando campagne e materiali che rispettino il sistema esistente.

L’esperienza con Banca Centro Emilia, prima e dopo l’ingresso nel sistema di comunicazione del Gruppo Cassa Centrale, ci ha permesso di lavorare concretamente anche in questa situazione.

Possiamo affidarvi una singola campagna oppure la comunicazione continuativa della banca?

Entrambe le possibilità.

Possiamo intervenire per una campagna, un evento, un bilancio, un progetto di educazione finanziaria o un singolo strumento. Ma nel settore bancario la collaborazione continuativa offre un vantaggio particolare: permette di conoscere nel tempo identità, territorio, pubblici, prodotti e modalità operative della banca.

Quando il rapporto diventa consolidato, non si riparte ogni volta da zero. E questo permette all’agenzia di diventare progressivamente un’estensione dell’ufficio marketing, capace di sviluppare molti progetti diversi mantenendo una visione complessiva della comunicazione.

Software e Tecnologia

Avete esperienza nella comunicazione per aziende software e tecnologiche?

Sì. È un settore nel quale lavoriamo da molti anni e che ci piace particolarmente, perché la tecnologia non ci spaventa: al contrario, ci interessa capirla per riuscire a raccontarla bene.

Abbiamo lavorato con aziende che sviluppano software gestionali, sistemi per l’entertainment, soluzioni CAD, prodotti digitali, dispositivi e tecnologie destinate a mercati molto specifici.

Il nostro punto di partenza è sempre capire cosa fa il prodotto, a chi serve e quale problema risolve. Non dobbiamo diventare tecnici quanto il nostro cliente, ma dobbiamo comprenderlo abbastanza bene da riuscire a comunicarlo a chi tecnico magari non è.

Perché può essere difficile comunicare un’azienda tecnologica?

Perché chi sviluppa una tecnologia la conosce così bene che spesso tende a raccontarla attraverso caratteristiche, funzioni e termini che per il potenziale cliente non sono altrettanto immediati.

Il nostro lavoro consiste anche nel fare domande, entrare progressivamente nel prodotto e individuare ciò che è davvero importante comunicare.

Cerchiamo di costruire un ponte tra la competenza tecnica dell’azienda e il livello di conoscenza delle persone alle quali deve vendere, presentare o spiegare quella tecnologia.

La comunicazione cambia se una tecnologia è B2B o B2C?

Sì, e può cambiare molto.

Un responsabile tecnico, un distributore, un buyer, un operatore professionale e un consumatore finale possono entrare in contatto con lo stesso prodotto cercando informazioni completamente differenti.

Prima di progettare la comunicazione cerchiamo quindi di capire chi deve prendere la decisione, chi utilizzerà effettivamente il prodotto e quanto ne conosce già il funzionamento.

La tecnologia rimane la stessa, ma non necessariamente deve essere raccontata nello stesso modo.

Potete seguire tutta la comunicazione di un’azienda tecnologica?

Sì. È il tipo di collaborazione che preferiamo quando il cliente ha bisogno di mantenere continuità tra strumenti differenti.

Possiamo lavorare su corporate identity, siti web, presentazioni aziendali e commerciali, campagne pubblicitarie, cataloghi e schede prodotto, fiere, stand, eventi, video, animazioni, materiali digitali e altri strumenti necessari alla comunicazione.

In questo modo non affrontiamo ogni nuovo progetto come un elemento isolato, ma manteniamo nel tempo un unico filo tra azienda, prodotti, rete commerciale e mercato.

Realizzate presentazioni aziendali e commerciali per aziende tecnologiche?

Sì. Le presentazioni sono uno strumento particolarmente importante in questo settore, perché spesso devono spiegare in poco tempo prodotti, servizi o sistemi complessi.

Possiamo organizzare i contenuti, costruire la gerarchia delle informazioni e progettare grafici, schemi, immagini, render o altri elementi visivi che aiutino la comprensione.

Una presentazione tecnologica non deve necessariamente mostrare tutto quello che il prodotto sa fare: deve permettere a chi ascolta di capire le informazioni giuste nel momento giusto.

Realizzate siti web per aziende software e tecnologiche?

Sì, e sono progetti che ci piacciono proprio perché spesso richiedono un importante lavoro preliminare sui contenuti.

Un sito tecnologico rischia facilmente di diventare una raccolta di funzioni e terminologia comprensibile soprattutto a chi il prodotto lo conosce già. Cerchiamo invece di costruire una struttura che accompagni progressivamente il visitatore: cosa fa l’azienda, quali problemi risolve, quali prodotti propone, per quali mercati e perché possono essere utili.

Per la parte di sviluppo lavoriamo con professionisti specializzati o con il reparto tecnico del cliente, mantenendo internamente la progettazione della comunicazione e della parte visiva.

Potete utilizzare video e animazioni per spiegare una tecnologia?

Sì. A volte un funzionamento che richiederebbe molte righe di testo può essere compreso molto più facilmente attraverso un video, un’animazione 2D o 3D o una sequenza grafica.

Possiamo realizzare video di presentazione, dimostrazioni di prodotto, spiegazioni del funzionamento, istruzioni visive e contenuti destinati a fiere, presentazioni, siti web o rete commerciale.

Non utilizziamo il video perché “bisogna fare un video”: scegliamo lo strumento quando vedere qualcosa in funzione è più efficace che cercare di spiegarlo soltanto a parole.

Potete occuparvi anche della comunicazione per fiere ed eventi tecnologici?

Sì. Possiamo progettare la comunicazione dell’evento nel suo insieme: stand e pannelli, presentazioni, video, materiali commerciali, grafiche per monitor, inviti e strumenti digitali.

Quando seguiamo già l’azienda, possiamo inoltre recuperare immagini, render, animazioni e materiali sviluppati per altri progetti e adattarli alla fiera.

Questo permette di mantenere continuità e di non ricominciare ogni volta da zero.

Potete comunicare software destinati a mercati molto verticali?

Sì. Abbiamo lavorato anche con software e tecnologie destinate a settori molto specifici, dai centri bowling alle lavanderie e sartorie, fino a differenti applicazioni industriali.

Per Centro Software, ad esempio, abbiamo sviluppato comunicazioni che permettevano di identificare visivamente i differenti mercati ai quali erano destinate le soluzioni gestionali, dal food alla meccanica e alla sanità.

Un mercato molto verticale richiede soprattutto curiosità: prima dobbiamo capire un mestiere che non è il nostro, poi possiamo trovare il modo giusto per raccontare la tecnologia che lo supporta.

Potete progettare anche la parte grafica dell’interfaccia di un software?

Sì, quando il progetto parte da una struttura funzionale già definita.

Noi partiamo dal wireframe. Non ci proponiamo come sviluppatori e non definiamo l’architettura tecnica del software. Lavoriamo insieme a sviluppatori, product manager e reparto tecnico del cliente partendo da wireframe, griglie, funzioni e vincoli già stabiliti.

Su questa base possiamo progettare il linguaggio visivo dell’interfaccia, le schermate e gli asset grafici necessari all’implementazione.

Potete creare sistemi di icone personalizzati per software e prodotti tecnologici?

Sì. È particolarmente utile quando il software contiene funzioni così specialistiche da non poter essere rappresentate efficacemente attraverso normali librerie di icone.

Per il gestionale Conqueror X di QubicaAMF, ad esempio, abbiamo ridisegnato un sistema molto ampio di icone legate alla gestione di un centro bowling.

Il passaggio dalla precedente versione del software richiedeva inoltre di modernizzare radicalmente il linguaggio grafico senza cancellare completamente i riferimenti che gli operatori avevano imparato a riconoscere negli anni.

Progettate anche interfacce destinate direttamente all’utilizzatore finale?

Sì, sempre partendo dalla struttura e dai wireframe forniti da chi sviluppa il prodotto.

Per QubicaAMF abbiamo lavorato, ad esempio, sulle bowler console attraverso le quali il giocatore sceglie tra numerose modalità di gioco. Abbiamo realizzato anche gli asset necessari a presentarle: immagini nei diversi formati, icone, illustrazioni, animazioni e video di preview.

In un progetto di questo tipo la grafica non deve soltanto essere coerente con il brand: deve aiutare la persona a capire rapidamente dove si trova, cosa può scegliere e cosa succederà dopo la sua scelta.

Potete progettare la grafica di pannelli touch e interfacce per macchinari?

Sì. Ci è capitato di lavorare su pannelli operatore per dispositivi medicali e odontoiatrici e per attrezzature tecniche destinate al settore bowling.

Anche qui partiamo dalle funzioni e dai vincoli tecnici forniti dal produttore. Dimensioni del display, numero di pixel, ambiente di utilizzo e dimensione delle aree touch sono elementi concreti che condizionano il progetto.

Non basta che un pulsante sia bello: deve essere facilmente riconoscibile e utilizzabile dalla persona che avrà realmente davanti quella macchina.

Vi occupate anche della programmazione e dello sviluppo del software?

No. Non ci proponiamo come software house e non vogliamo sostituirci agli sviluppatori.

Il nostro contributo riguarda la comunicazione e, quando richiesto, la componente grafica dell’interfaccia. Per quest’ultima partiamo da wireframe e specifiche tecniche definite da chi sviluppa il prodotto.

Questo ci permette di lavorare bene insieme a software house e reparti IT, mantenendo molto chiaro il confine delle rispettive competenze.

Realizzate manuali d’uso e manualistica tecnica per software e tecnologie?

Non ci occupiamo direttamente della redazione e dell’impaginazione completa della manualistica tecnica. Un manuale può essere molto esteso, richiedere aggiornamenti frequenti e soprattutto deve essere gestito da chi possiede le competenze tecniche e redazionali necessarie.

Possiamo però progettare l’identità grafica della documentazione e i template da utilizzare: copertine, caratteri, colori, titolazioni, tabelle, icone, gerarchie e altri elementi ricorrenti.

In questo modo chi redige e aggiorna i manuali può lavorare autonomamente, mentre la documentazione rimane coerente con sito, cataloghi, presentazioni e corporate identity dell’azienda.

Potete lavorare insieme al nostro ufficio marketing, reparto IT o software house?

Sì. Nei progetti tecnologici è praticamente la normalità.

Il reparto tecnico conosce il prodotto, gli sviluppatori conoscono architettura e vincoli, il marketing conosce mercato e obiettivi commerciali. Noi portiamo la competenza relativa a comunicazione, identità e progettazione visiva.

Non cerchiamo di sovrapporci alle competenze che l’azienda possiede già: preferiamo metterle in relazione e completarle con le nostre.

Come fate a mantenere coerenti strumenti molto diversi come sito, software, presentazioni, video e fiere?

Costruendo un sistema di comunicazione e mantenendolo nel tempo.

Un’azienda tecnologica può avere contemporaneamente un prodotto digitale, un sito, una presentazione commerciale, uno stand fieristico, video dimostrativi, documentazione e campagne. Sono strumenti molto diversi, ma appartengono alla stessa azienda.

Quando possiamo seguirli insieme, cerchiamo di fare in modo che la tecnologia abbia la stessa identità dentro e fuori dal prodotto.

Possiamo affidarvi anche un singolo progetto?

Certo. Possiamo intervenire per un sito, una presentazione, una campagna, una fiera, un video, un sistema di icone o un altro strumento specifico.

Ma possiamo anche affiancare continuativamente l’azienda e conoscere progressivamente prodotti, mercati, terminologia e caratteristiche tecniche. È una modalità particolarmente efficace in questo settore perché, una volta compresa la tecnologia, ogni progetto successivo non riparte da zero.

Il settore tecnologico non ci spaventa. Ci piace proprio perché ci costringe prima a capire e poi a trovare il modo più semplice per raccontare cose che semplici, spesso, non sono.

È possibile parlare di tecnologia con delle donne?

Diciamo subito che nessun cliente ce l’ha mai chiesto in questi termini. Sarebbe anche un po’ difficile farlo senza risultare offensivi.

Però, qualche volta, l’espressione sul volto di chi abbiamo davanti sembra aver fatto la domanda al posto suo. Ed è proprio per questo che abbiamo voluto inserirla nelle FAQ.

Succede soprattutto nei primi incontri, quando si comincia a parlare di software, interfacce, wireframe, risoluzioni, formati, CAD, rendering, sistemi gestionali o prodotti molto tecnici. Poi la conversazione va avanti e quella piccola espressione generalmente scompare.

Non siamo sviluppatrici e non vogliamo esserlo. Ma lavoriamo con aziende tecnologiche da molti anni e abbiamo imparato ad ascoltare i tecnici, a fare le domande giuste e soprattutto a recepire informazioni anche molto complesse per trasformarle in comunicazione.

La competenza non ha genere. Ma qualche volta ci è capitato di riconoscere, nei primi minuti di una conversazione molto tecnica, quel piccolo momento di sorpresa.

Di solito dura poco.

E, dobbiamo ammetterlo, può essere anche abbastanza divertente.

Associazioni e Terzo Settore

Avete esperienza nella comunicazione per associazioni e realtà del Terzo Settore?

Sì, e in questo caso la nostra esperienza è un po’ particolare. Nel corso degli anni abbiamo lavorato con associazioni come clienti, ma molto spesso abbiamo partecipato direttamente ai loro progetti come partner pro bono.

È successo soprattutto con realtà culturali e del territorio nelle quali credevamo e alle quali abbiamo scelto di mettere a disposizione le nostre competenze.

Per questo conosciamo abbastanza bene anche l’altra faccia della comunicazione nel Terzo Settore: tante idee, moltissima buona volontà, persone che dedicano gratuitamente il proprio tempo e, molto spesso, risorse economiche limitate.

Perché vi piace lavorare con associazioni e Terzo Settore?

Perché ci piace quando la comunicazione contribuisce a qualcosa che consideriamo importante.

Siamo molto legati al nostro territorio e negli anni abbiamo partecipato a progetti dedicati alla cultura, alla musica, al teatro, alla memoria, alla lettura, alla salute e alla valorizzazione del patrimonio locale.

Abbiamo una particolare sensibilità per le iniziative che cercano di avvicinare le persone, e soprattutto i giovani, alla cultura. Quando incontriamo un progetto nel quale crediamo è abbastanza facile che, oltre alla nostra professionalità, ci mettiamo anche parecchio entusiasmo.

Lavorate gratuitamente per le associazioni?

In passato lo abbiamo fatto molte volte e ancora oggi può capitare che decidiamo di partecipare volontariamente a un progetto del nostro territorio. Per esempio collaboriamo da anni, in forma gratuita, con la Pro Loco di San Matteo della Decima.

Ma essere sensibili al mondo associativo non significa poter lavorare gratuitamente per tutte le associazioni. Ricreativi è un’azienda, con persone, competenze, strumenti e costi che devono essere sostenuti.

Possiamo però tenere conto delle caratteristiche di questo settore, ragionare con particolare attenzione sulle risorse disponibili e costruire un progetto proporzionato al budget. Non significa fare lo stesso lavoro a un prezzo più basso: significa capire insieme quale lavoro abbia davvero senso fare.

Un’associazione con un budget limitato può comunque comunicare bene?

Sì, a condizione di scegliere le priorità.

Quando le risorse sono poche, cercare di fare tutto quasi sempre significa fare male troppe cose. Preferiamo capire quale sia l’obiettivo più importante e concentrare lì budget ed energie.

Può essere un sito, una campagna, un evento, un archivio digitale, un materiale informativo o semplicemente un sistema grafico che permetta poi all’associazione di produrre autonomamente parte della comunicazione quotidiana.

Per noi un budget piccolo non richiede un progetto meno pensato. Richiede un progetto ancora più pensato.

Come si lavora quando in un’associazione tutti vogliono partecipare alle decisioni?

Sappiamo che nelle associazioni la partecipazione è fondamentale. Ci sono soci, consiglieri e volontari che dedicano tempo al progetto e, comprensibilmente, hanno idee e opinioni su come comunicarlo.

Ma quando tempo e budget sono ridotti, anche il processo di lavoro deve essere molto efficiente.

Per questo chiediamo di individuare un unico interlocutore, possibilmente una persona che abbia una certa familiarità con comunicazione, marketing o social e che possa raccogliere e sintetizzare internamente osservazioni e decisioni.

Non significa togliere voce agli altri. Significa evitare di utilizzare il budget disponibile per gestire riunioni, indicazioni contrastanti e numerosi passaggi di correzione, anziché per realizzare il progetto.

Le idee possono essere di tutti. La raccolta delle modifiche, possibilmente, di uno solo.

Perché chiedete un unico referente?

Perché è uno dei modi più semplici per utilizzare meglio tempo e risorse.

Se cinque persone inviano separatamente cinque indicazioni diverse, l’agenzia deve dedicare tempo a interpretarle, confrontarle, capire quale prevalga e magari rifare più volte lo stesso lavoro. E quel tempo ha un costo.

Un referente unico raccoglie il confronto interno dell’associazione e ci restituisce una direzione condivisa. Noi possiamo così concentrare il nostro lavoro dove serve davvero.

Questa modalità è utile con qualsiasi cliente, ma quando si lavora con budget molto contenuti diventa ancora più importante.

Potete aiutarci anche se la comunicazione quotidiana viene gestita dai volontari?

Certo. Anzi, spesso è la soluzione più sensata.

Possiamo progettare un’identità e creare template, formati e strumenti sufficientemente semplici da permettere successivamente a chi lavora nell’associazione di gestire in autonomia una parte della comunicazione.

Non tutto deve necessariamente passare dall’agenzia. A volte il nostro compito è proprio costruire un buon sistema e insegnare a usarlo, intervenendo poi soltanto quando serve una competenza professionale specifica.

Potete realizzare siti web per associazioni?

Sì. Prima di pensare alla grafica cerchiamo però di capire a cosa debba servire realmente il sito.

Un’associazione può aver bisogno di raccontare le proprie attività, raccogliere e organizzare documentazione, promuovere eventi, presentarsi a enti e possibili partner, raggiungere nuovi soci oppure rendere accessibile un patrimonio culturale.

Per noi il sito non deve diventare semplicemente un’altra cosa da aggiornare. Deve essere uno strumento sostenibile per l’associazione e utile alle persone che lo consulteranno.

Potete realizzare archivi digitali per valorizzare un patrimonio culturale?

Sì, ed è una tipologia di progetto che ci piace particolarmente.

Per Settima Diminuita – Connessioni 4.0 abbiamo lavorato alla realizzazione di un grande archivio online di spartiti storici di compositori e compositrici dell’Emilia-Romagna.

Dietro al risultato finale c’è stato un importante lavoro di catalogazione, scansione e soprattutto organizzazione delle informazioni. Abbiamo dovuto ragionare su gerarchie, tipologie di musica, autori e criteri di ricerca per trasformare una grande quantità di materiale in un patrimonio realmente consultabile.

Perché digitalizzare un archivio non basta: bisogna anche permettere alle persone di entrarci e trovare quello che stanno cercando.

Avete esperienza con associazioni che si occupano di salute?

Sì. Collaboriamo da molti anni con AMRER – Associazione Malati Reumatici Emilia Romagna, per la quale abbiamo seguito diversi strumenti di comunicazione, tra cui il sito e il notiziario Il Malato Reumatico.

In questi ambiti il nostro compito è organizzare le informazioni, renderle leggibili e costruire una comunicazione coerente. I contenuti medici e scientifici, naturalmente, rimangono di competenza dell’associazione e dei professionisti che li producono e li validano.

Cosa succede se il sito di un’associazione è vecchio ma non ci sono i fondi per rifarlo?

Succede più spesso di quanto si possa pensare.

In questi casi si cerca di mantenere funzionante ciò che esiste, aggiornandolo e intervenendo dove necessario in attesa che ci siano le condizioni per affrontare un progetto nuovo.

Non sempre la risposta professionale è “bisogna rifare tutto”. A volte è più utile capire cosa è indispensabile oggi, cosa può ancora funzionare e cosa invece non può più aspettare.

Potete seguire mostre, libri, eventi e progetti culturali?

Sì. È una parte importante della nostra esperienza nel mondo associativo.

Per molti anni abbiamo collaborato con l’associazione culturale Marefosca, praticamente dalla nascita di Ricreativi fino alla conclusione delle attività dell’associazione.

Abbiamo realizzato la comunicazione degli eventi, gli allestimenti grafici delle mostre, libri, romanzi, album fotografici, materiali promozionali e il sito che oggi rimane online come archivio delle attività svolte.

In molti di questi casi non ci siamo sentiti semplicemente l’agenzia che realizzava la grafica: eravamo parte del progetto che si stava cercando di costruire.

Potete aiutarci a valorizzare fotografie, documenti e materiali storici?

Sì. Abbiamo lavorato diverse volte con materiali che avevano un importante valore di memoria e documentazione del territorio.

Per Marefosca, per esempio, abbiamo lavorato su un archivio di fotografie realizzate negli anni Cinquanta e Sessanta da un fotografo amatore locale. Proprio perché entrava nelle case e nella vita delle persone come conoscente e non come fotografo professionista, aveva documentato situazioni quotidiane con una spontaneità difficile da ritrovare nelle fotografie ufficiali dell’epoca.

Organizzare, trattare e pubblicare materiali come questi significa trasformare una memoria privata in un patrimonio che può essere condiviso.

Potete aiutarci a promuovere iniziative per diffondere la cultura?

È uno degli ambiti nei quali ci sentiamo maggiormente coinvolti.

Per Marefosca abbiamo seguito per molti anni anche Un Libro per Amico, iniziativa attraverso la quale venivano raccolti libri durante l’anno e successivamente messi gratuitamente a disposizione di nuovi lettori durante alcune giornate legate alle feste del paese.

Ci interessano molto i progetti che rendono cultura, lettura, musica, teatro e memoria più accessibili. E ancora di più quelli capaci di creare occasioni di incontro con le generazioni più giovani.

Un sito può davvero aiutare una piccola realtà culturale a crescere?

Può essere uno degli strumenti che la aiutano a farlo.

Abbiamo realizzato, in modalità decisamente “cuore di mamma”, anche il sito di Crisi Collettiva, collettivo teatrale nato attorno a giovani artisti che avevano bisogno di presentare professionalmente il proprio lavoro e rendersi visibili a teatri, organizzatori e altri interlocutori del settore.

Il sito naturalmente non sostituisce il talento, il lavoro e la capacità di costruire relazioni. Ma può contribuire a rendere tutto questo visibile e credibile.

Oggi quei ragazzi sono riusciti a trasformare il teatro nel proprio lavoro. E sapere che uno strumento realizzato da noi ha dato una piccola mano a trasformare un sogno in una professione, ammettiamo che ci piace parecchio.

Come si comunica un’associazione che fa moltissime cose diverse?

Facendo ordine prima di comunicare.

Molte associazioni organizzano eventi, offrono servizi, partecipano a bandi, pubblicano materiali, collaborano con enti, cercano volontari, parlano con soci e cittadini e contemporaneamente devono aggiornare sito e social.

Se tutto viene comunicato allo stesso modo, alla fine diventa difficile capire cosa sia davvero importante.

Partiamo quindi dalle domande più semplici: chi siete, cosa fate, per chi lo fate e cosa vorreste che facesse una persona dopo avervi conosciuto? Da lì possiamo costruire gerarchie e strumenti molto più chiari.

Potete partecipare a progetti finanziati attraverso un bando?

Sì, e lo abbiamo già fatto diverse volte. Ma a una condizione: chi gestisce il bando deve sapere come si gestisce un bando.

Prima di aderire abbiamo bisogno di conoscere con chiarezza quali requisiti dobbiamo possedere, quali documenti dovremo produrre, quali procedure seguire e quali eventuali obblighi di rendicontazione riguarderanno il nostro lavoro.

Lo precisiamo perché ci è capitato, in passato, di scoprire solo a progetto avviato o addirittura concluso che erano necessarie certificazioni, dichiarazioni o documentazioni delle quali non eravamo stati informati inizialmente. E a quel punto un lavoro di comunicazione rischia di trasformarsi anche in un lavoro amministrativo che non ci compete.

Abbiamo partecipato invece a progetti finanziati nei quali il cliente aveva al proprio interno persone esperte nella gestione del bando: ci veniva indicato fin dall’inizio cosa serviva, quali documenti dovevamo fornire o firmare e quali procedure rispettare. In questi casi possiamo lavorare molto bene.

Possiamo quindi partecipare a un progetto finanziato, ma non possiamo sostituirci a chi deve occuparsi della gestione amministrativa e della rendicontazione del bando. Se ruoli, requisiti e procedure sono chiari dall’inizio, per noi non c’è alcun problema.

Come si concilia lo spirito volontario con una comunicazione professionale?

Molto bene, se ciascuno mette a disposizione quello che sa fare.

Il volontariato è una risorsa straordinaria, ma non significa necessariamente che ogni attività debba essere svolta internamente. Ci sono momenti nei quali affidarsi a una competenza professionale permette di ottenere un risultato migliore e, soprattutto, di non consumare inutilmente il tempo dei volontari.

Allo stesso modo, non crediamo che un’associazione debba dipendere dall’agenzia per qualsiasi piccola necessità.

La soluzione migliore spesso sta nel trovare il giusto equilibrio tra professionalità e autonomia.

Perché un’associazione dovrebbe spendere parte delle proprie risorse in comunicazione?

Perché anche il progetto più bello, se rimane sconosciuto, rischia di non raggiungere le persone per le quali è stato pensato.

Comunicare può servire a trovare partecipanti, spettatori, lettori, soci, volontari, sostenitori e partner. Può far conoscere un servizio a qualcuno che ne ha bisogno, rendere consultabile un archivio che altrimenti rimarrebbe chiuso oppure permettere a una giovane compagnia teatrale di presentarsi professionalmente.

Per un’associazione comunicare meglio non significa semplicemente avere un’immagine più bella. Significa aumentare le possibilità che ciò che fa produca davvero il suo effetto.

Vi piacerebbe lavorare con altre associazioni e realtà del Terzo Settore?

Sì, soprattutto quando incontriamo progetti culturali, sociali o di valorizzazione del territorio nei quali riconosciamo qualcosa che sentiamo vicino anche a noi.

Questo non significa che possiamo trasformare ogni collaborazione in un’attività pro bono. Significa però che conosciamo le caratteristiche di questo mondo, sappiamo che spesso le risorse sono limitate e siamo disponibili a ragionare con particolare attenzione su cosa sia davvero necessario fare, cosa possa essere gestito autonomamente e dove abbia senso investire il budget disponibile.

E se il progetto serve a portare un po’ più di cultura, musica, teatro, memoria o conoscenza nella vita delle persone, è molto probabile che partiremo già con un certo entusiasmo.

Altri Settori

Cosa intendete per “Altri Settori”?

Molto semplicemente, tutto quello che non siamo riusciti a inserire con naturalezza nelle altre categorie.

In oltre trent’anni abbiamo lavorato con aziende, negozi, professionisti e attività molto diverse tra loro: fotografi, centri ottici, negozi di articoli per motociclisti, imprese di pulizie, realtà che propongono formazione professionale, aziende che producono contenuti dedicati all’attività fisica e molti altri.

Creare una categoria per ciascuno sarebbe stato impossibile. Così abbiamo fatto la cosa più semplice: li abbiamo messi qui.

Se il nostro settore non compare nel sito significa che non lavorate con aziende come la nostra?

Assolutamente no.

Le categorie che abbiamo individuato servono soprattutto a organizzare il nostro portfolio e a rendere più semplice la consultazione del sito. Non rappresentano un confine entro il quale scegliamo i clienti.

Se non trovate il vostro settore, probabilmente significa soltanto che non abbiamo ancora trovato un nome abbastanza grande per il cassetto in cui metterlo.

Dovete conoscere già il nostro settore per poter lavorare con noi?

Non necessariamente. Avere esperienza in un determinato mercato può essere molto utile, ma non è l’unico modo per affrontare bene un progetto.

Il nostro metodo parte proprio dalla conoscenza: ascoltiamo il cliente, cerchiamo di capire cosa fa, cosa vende, a chi si rivolge, quali sono i suoi concorrenti e cosa lo distingue.

Non possiamo conoscere tutto prima di incontrarvi. Possiamo però sapere quali domande fare per cominciare a capirlo.

Non avere esperienza nel nostro settore può essere uno svantaggio?

A volte sì, perché significa che all’inizio dovremo dedicare più tempo a capire prodotti, servizi, mercato e linguaggio.

Altre volte può essere persino interessante. Arrivare da esperienze diverse permette di osservare un’azienda senza dare per scontato che “in questo settore si è sempre fatto così” e di trasferire idee, strumenti e modalità di comunicazione che abbiamo sperimentato altrove.

È uno dei vantaggi di aver lavorato, negli anni, con realtà molto differenti tra loro.

Quindi potete occuparvi della comunicazione di qualsiasi attività?

Prima dobbiamo capire di cosa si tratta.

Non pensiamo che esista una soluzione adatta a qualsiasi azienda e non accettiamo un progetto soltanto perché sappiamo realizzare graficamente ciò che ci viene richiesto. Prima cerchiamo di capire se abbiamo le competenze necessarie, se possiamo acquisire quelle che ci mancano attraverso i nostri collaboratori e se siamo realmente in grado di essere utili.

Se riteniamo di non essere le persone giuste per un progetto, preferiamo dirlo.

Quali servizi potete offrire anche a chi rientra negli “Altri Settori”?

Gli stessi che offriamo alle aziende appartenenti alle categorie principali.

Possiamo lavorare sull’identità visiva e sul logo, realizzare siti web, cataloghi e materiali editoriali, campagne pubblicitarie, packaging, video e animazioni, rendering e modellazione 3D, materiali per fiere ed eventi, social media, presentazioni aziendali, merchandising e altri strumenti di comunicazione.

Non è la categoria nella quale vi abbiamo inserito sul sito a determinare quello che possiamo fare per voi. Sono gli obiettivi del progetto.

Come fate a capire un’attività molto lontana dalla vostra esperienza?

Facendo molte domande.

Prima di pensare a una soluzione cerchiamo di capire il prodotto o il servizio, il processo di vendita, il cliente finale, il mercato, i concorrenti e soprattutto ciò che per voi è assolutamente normale ma per noi, almeno all’inizio, non lo è.

È spesso proprio lì che troviamo le informazioni più interessanti da comunicare.

Il cliente conosce il proprio mestiere. Il nostro mestiere è capire abbastanza bene il suo da riuscire a raccontarlo.

Lavorate anche con negozi, attività locali e professionisti?

Sì. Non lavoriamo soltanto con aziende industriali o organizzazioni strutturate.

Nel tempo abbiamo seguito anche negozi, professionisti e piccole attività locali, occupandoci di identità, materiali per il punto vendita, siti web, campagne e altri strumenti di comunicazione.

Anche in questi casi partiamo dalla stessa domanda: cosa serve realmente a questa attività? La dimensione del cliente cambia il progetto e il budget, non il metodo con cui lo affrontiamo.

Possiamo chiedervi anche un singolo progetto?

Certo.

Possiamo intervenire per un logo, un sito, una campagna, una brochure, un video o un altro progetto specifico senza che questo debba necessariamente trasformarsi in una collaborazione continuativa.

Naturalmente, quando il rapporto continua nel tempo possiamo conoscere sempre meglio l’azienda e mantenere più facilmente il filo tra i diversi strumenti di comunicazione. Ma ogni lunga collaborazione, da qualche parte, è cominciata da un primo lavoro.

E se abbiamo bisogno di una competenza che non avete internamente?

Non abbiamo mai pensato che un’agenzia debba necessariamente fare tutto al proprio interno.

Negli anni abbiamo costruito una rete stabile di fotografi, videomaker, sviluppatori, specialisti SEO e advertising, copywriter e altri professionisti che coinvolgiamo quando il progetto lo richiede.

Il nostro compito rimane quello di tenere insieme le diverse competenze e fare in modo che il risultato continui a parlare la stessa lingua.

Avete un modo diverso di lavorare a seconda del settore?

Cambiano le domande, i linguaggi, gli strumenti e spesso anche gli interlocutori. Il metodo, invece, rimane sostanzialmente lo stesso.

Prima cerchiamo di capire. Poi individuiamo il problema di comunicazione, scegliamo gli strumenti più adatti e solo a quel punto iniziamo a progettare.

Per questo riusciamo a passare da un’azienda industriale a un centro ottico, da un’attività commerciale a un professionista senza pensare che la soluzione utilizzata per uno possa semplicemente essere replicata sull’altro.

Come fate a trovare il linguaggio giusto per un settore nuovo?

Non partiamo dal linguaggio che piace a noi, ma da quello che deve funzionare per il cliente e per il suo pubblico.

Un’impresa di pulizie, un fotografo, un negozio specializzato o un’azienda che vende servizi professionali non hanno bisogno di sembrare Ricreativi. Hanno bisogno di essere riconoscibili per quello che sono.

Il nostro stile personale può emergere nel modo in cui affrontiamo un problema, non nel rendere tutti i clienti uguali a noi.

Essere un’agenzia con esperienza in tanti settori non rischia di significare essere poco specializzati?

Dipende da cosa si intende per specializzazione.

Ci sono ambiti nei quali abbiamo maturato negli anni una conoscenza molto approfondita, perché seguiamo aziende dello stesso settore da molto tempo. In altri arriviamo invece con un’esperienza più trasversale.

Non ci definiamo specialisti di qualsiasi cosa. Preferiamo diventare, nel tempo, molto competenti sulle aziende con cui lavoriamo.

È anche per questo che molte delle nostre collaborazioni durano anni.

Se siamo un’attività molto particolare, vale comunque la pena contattarvi?

Sì. Anzi, potrebbe essere la parte divertente.

In trent’anni ci è capitato di dover capire prodotti, servizi e mercati dei quali, il giorno prima, sapevamo pochissimo. Alcuni erano semplici da raccontare, altri decisamente meno.

Se quello che fate è difficile da spiegare, non consideriamo necessariamente questo un problema. Potrebbe essere esattamente il motivo per cui avete bisogno di comunicazione.

Ci sono settori per i quali non volete lavorare?

Sì. Non siamo un’agenzia politicamente schierata e lavoriamo con aziende e persone che possono avere idee e sensibilità molto diverse dalle nostre. Ma questo non significa che per noi sia indifferente ciò che siamo chiamati a promuovere.

La comunicazione contribuisce a dare visibilità, valore e forza a un prodotto, a un servizio o a un’idea. Per questo preferiamo mettere il nostro lavoro al servizio di realtà nelle quali riconosciamo principi compatibili con i nostri.

Non vorremmo, per esempio, lavorare per attività legate alla produzione e al commercio di armi, allo sfruttamento sessuale o alla promozione di forme di discriminazione.

Non pretendiamo che ogni nostro cliente abbia come missione quella di cambiare il mondo. Ma ci piace pensare che il nostro lavoro serva a promuovere aziende, prodotti e idee che, nel loro piccolo, contribuiscano a rendere il mondo un posto migliore.

Non avete trovato una categoria nemmeno per noi. È grave?

No. A questo punto siete semplicemente finiti nella pagina giusta.

“Altri Settori” esiste proprio perché dopo oltre trent’anni abbiamo capito che le aziende sono molto più fantasiose delle categorie con cui proviamo a organizzarle.

Raccontateci cosa fate. Al posto per mettervi nel sito penseremo dopo.

Il Cugino

Chi è il Cugino di Ricreativi?

È il leggendario esperto improvvisato che tutti abbiamo incontrato almeno una volta. Sa fare loghi, siti web, fotografie e molto altro. Ha sempre un consiglio da dare, anche quando nessuno glielo chiede. Per i nostri 30 anni gli abbiamo finalmente dato una forma: una statuetta 3D gialla, ironica e decisamente sicura di sé.

Perché Ricreativi ha creato il Cugino?

Per festeggiare 30 anni di progetti, idee, clienti e collaborazioni con un pizzico di autoironia. Il Cugino è un omaggio affettuoso a una figura ben conosciuta nel mondo della comunicazione e un modo per condividere un sorriso con chi ha fatto parte della nostra storia.

Come posso partecipare a Tanti saluti al Cugino?

Fotografa la statuetta in una situazione divertente, inventa il consiglio non richiesto che sta dispensando e inviaci tutto attraverso il modulo presente in questa pagina. Puoi anche pubblicare lo scatto sui tuoi social usando #TantiSalutiAlCugino e taggando Ricreativi.

Dove verrà pubblicata la mia fotografia?

Le fotografie selezionate potranno comparire nella gallery del sito Ricreativi e sui nostri canali social, nel rispetto delle autorizzazioni fornite. Non tutte le immagini inviate saranno necessariamente pubblicate.

Posso acquistare la statuetta del Cugino?

Il Cugino nasce come regalo speciale per celebrare i 30 anni di Ricreativi. Stiamo valutando di renderlo disponibile anche per l’acquisto. Continua a seguirci per scoprire i prossimi sviluppi.

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